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Home » Esteri

Usa, Trump e il Congresso hanno raggiunto un accordo per sospendere temporaneamente lo shutdown

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Donald Trump. Credit: AFP

Il 25 gennaio 2019 il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato la fine dello shutdown che va avanti da un mese.

“Firmerò un decreto per riaprire il governo fino al 15 febbraio e farò in modo che i dipendenti siano pagati il prima possibile”, ha annunciato il presidente. “Il Muro non deve essere al centro delle polemiche, funziona. Protegge il nostro Paese”, ha poi ribadito Trump.

L’inquilino della Casa Bianca ha sbloccato per 3 settimane le attività amministrative rimaste ferme da ormai 35 giorni a causa della mancanza di fondi. In quel periodo di tempo il presidente vuole continuare a trattare con l’opposizione per trovare le risorse necessarie per costruire il Muro al confine con il Messico.

L’apertura di Trump permetterebbe al Congresso di approvare i finanziamenti per i dipartimenti che da 35 giorni non hanno i fondi necessari per lavorare a pieno regime e per pagare gli 800mila lavoratori federali che ancora attendono il proprio stipendio.

Lo shutdown è da più di un mese al centro di un acceso scontro tra il presidente Trump e la speaker della Camera dei rappresentanti, Nancy Pelosi, che ha costretto il Tycoon a rinunciare al suo tradizionale discorso sullo Stato della nazione fino a quando lo shutdown non finirà.

Sempre a causa dello shutdown, il presidente aveva dovuto cancellare il viaggio da Davos, in Svizzera, dei rappresentati della sua amministrazione e quello della speaker della Camera Nancy Pelosi in Afghanistan.

Cos’è lo shutdown – Nel lessico giornalistico lo “shutdown”, letteralmente “spegnimento” o “arresto”, indica il blocco delle attività amministrative negli Stati Uniti. Si verifica quando nel Congresso non c’è accordo sull’approvazione dei finanziamenti ai vari dipartimenti e quindi si ha una mancanza di fondi per le spese del Governo federale.

Procedura prevista dall’Antideficiency Act, la dichiarazione di “shutdown” prevede che, senza l’approvazione degli stanziamenti, le attività governative non essenziali debbano essere sottoposte a un blocco fino all’approvazione di un rifinanziamento da parte del Congresso.

Nella storia degli Stati Uniti questa “paralisi amministrativa” è scattata nel 1980, nel 1990, nel 1995, nel 1996, nel 2013 e nel 2018. Il nodo, in quest’ultimo caso, sono state le divergenze interne al Congresso sui 5 miliardi di dollari reclamati dal presidente Donald Trump nel bilancio per la costruzione del muro al confine con il Messico.

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