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L’Ue taglia le stime di crescita del Pil: ora l’Italia è ultima in Europa

La stima di crescita del Pil italiano cala allo 0,2 per cento nelle previsioni di inverno della Commissione europea

Di Daniele Nalbone
Pubblicato il 7 Feb. 2019 alle 14:01
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Cala allo 0,2 per cento la stima di crescita del Pil dell’Italia nel 2019. È quanto emerge dalle previsioni di inverno della Commissione europea che a novembre aveva stimato una crescita del Pil italiano all’1,2 per cento. 

L’Italia, secondo l’esecutivo dell’Unione europea, è ora l’ultimo paese dell’Unione Europea per crescita del Pil sia nel 2019 sia nel 2020. 

Gli altri paesi della zona euro staccano l’Italia in modo sostanziale. La stima peggiore dopo l’Italia è quella della crescita in Germania, che dovrebbe rallentare all’1,1 per cento quest’anno, per poi riprendersi con un +1,7 per cento per il 2020. 

Tra i grandi paesi della zona euro, la Francia dovrebbe registrare una crescita dell’1,3 per cento nel 2019 e dell’1,5 per cento nel 2020. 

Nell’Ue a 28, dopo l’Italia la stima peggiore è quella per il Regno Unito che però, malgrado la Brexit, dovrebbe registrare una crescita del 1,3% sia quest’anno sia il prossimo. 

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Le cause del taglio delle previsioni di crescita del Pil

Le incertezze sulla “posizione politica del governo” sono tra le cause del rallentamento del Pil italiano nel 2018. È quanto scrive la Commissione europea nelle sue previsioni di inverno. 

“L’economia italiana ha iniziato a perdere slancio all’inizio 2018 nel contesto di un più ampio rallentamento dell’area dell’euro ed è scivolata in una contrazione nella seconda metà dell’anno”, scrive Bruxelles, ricordando che il Pil reale è sceso dello 0,2% negli ultimi tre mesi del 2018, dopo una diminuzione dello 0,1% nel trimestre precedente. 

“Mentre il rallentamento iniziale era in gran parte causato da un commercio mondiale meno dinamico, il recente rallentamento dell’attività economica è più attribuibile alla domanda interna lenta, in particolare gli investimenti a causa dell’incertezza relativa alla posizione politica del governo, e ha pesato l’aumento dei costi di finanziamento del debito”.

Tremende, a livello economico, le possibili conseguenze: “La previsione di un debolezza dell’impatto dell’economia globale e l’impatto di una accresciuta incertezza sulla politica del ‘sentiment’ e sulle condizioni di finanziamento del settore privato”, sostiene la Commissione europea, “potrebbe portare a una recessione più prolungata”.

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Cosa accadrà dopo il taglio delle previsioni di crescita

Dentro il Rojava, guerra di Siria

Come spiegano da Bruxelles, lo scenario per l’Italia è preoccupante: “Servono riforme strutturali profonde e un’azione decisiva per ridurre il livello di debito pubblico elevato. In altre parole, politiche responsabili che sostengano la stabilità, la fiducia e gli investimenti”, ha spiegato il vicepresidente della Commissione europea, Valdis Dombrovskis, presentando le previsioni economiche d’inverno. 

“In Italia l’incertezza sulle politiche economiche” dell’attuale governo “ha avuto ripercussioni negative sulla fiducia delle imprese e sulle condizioni finanziarie”.

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L’Italia torna quindi sotto la lente d’ingrandimento di Bruxelles: “Abbiamo avuto una discussione difficile con le autorità italiane e loro hanno rivisto le loro traiettorie di bilancio, il che aiuta a ripristinare fiducia nell’economia italiana” ma “già sappiamo che si sta concretizzando questo rallentamento e in effetti se vede i dati degli ultimi due trimestri ci sono due dati negativi che significa che tecnicamente possiamo dire che l’economia italiana e’ entrata in recessione e ci aspettiamo un rimbalzo dell’economia nei prossimi trimestri” ha spiegato il vice presidente della Commissione Ue Valdis Dombrovskis a Sky Tg24. 

“È chiaro che un rallentamento sostanziale della crescita influenza anche la traiettoria dei conti pubblici, delle entrate fiscali e il relativo deficit di bilancio quindi” ha affermato “presumo che dovremo tornare a discutere della situazione italiana nel ciclo di primavera”. 

L’Ue boccia gli “effetti” del Reddito di Cittadinanza

Acqua sul fuoco, da Bruxelles, anche sui possibili effetti positivi del reddito di cittadinanza sulla ripresa dei consumi: “Sarà “marginale”, il commento della Commissione europea nelle sue previsioni di inverno,

Secondo la Commissione, “i consumi privati dovrebbero sostenere la crescita del Pil”, aiutati da “un aumento del reddito reale disponibile a causa del calo dei prezzi del petrolio” e “marginalmente supportati dall’introduzione del reddito di cittadinanza”. 

Tuttavia, aggiunge la Commissione, tale possibile ripresa dei consumi sarebbe “in parte smorzata da un deterioramento delle prospettive occupazionali”. Inoltre, prosegue l’esecutiva Ue, “gli investimenti delle imprese sono previsti in forte decelerazione nel 2019, per rimanere modesti nel 2020”.