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Salario minimo orario: cos’è e cosa vuole fare il Governo

Nella Legge di Bilancio 2020 probabile l'istituzione di un salario minimo legale: M5S e Pd lo vogliono, ma hanno presentato due proposte molto diverse. E i sindacati sono contrari

Di Enrico Mingori
Pubblicato il 27 Set. 2019 alle 14:39 Aggiornato il 30 Gen. 2020 alle 17:41
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Immagine di copertina
Nunzia Catalfo, ministra del Lavoro. Credit: ANSA/FILIPPO ATTILI CHIGI PALACE PRESS OFFICE

Salario minimo orario: cos’è e cosa vuole fare il Governo

Il salario minimo orario è tra i principali punti sull’agenda del Governo Conte bis. La misura sarà quasi certamente inserita nella Legge di Bilancio 2020. L’esecutivo punta in questo modo a garantire la retribuzione “dignitosa” prevista dalla Costituzione all’articolo 36. L’obiettivo ultimo è aumentare il denaro nelle tasche dei lavoratori, così da rilanciare i consumi.

Cos’è il salario minimo legale

Il salario minimo legale è la retribuzione minima che, per legge, deve essere corrisposta al lavoratore in un determinato periodo di tempo (all’ora o al mese). L’Italia è uno dei pochi Paesi europei che non prevede un salario minimo di legge. Solitamente, dove questa previsione non c’è, lo Stato delega la definizione di una retribuzione minima alla contrattazione collettiva tra le parti sociali.

La Costituzione italiana all’articolo 36 stabilisce: “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”.

Secondo l’Istat, oggi in Italia 2,9 milioni di lavoratori hanno una retribuzione media reale inferiore ai 9 euro: si tratta di circa il 20 per cento del totale dei lavoratori. Tra gli under 29 la percentuale sale al 37 per cento. Il tema, insomma, riguarda da vicine le fasce più giovani della popolazione.

La mappa del salario minimo in Europa

Pro e contro

Quali effetti produce il salario minimo legale? Chi è favorevole sostiene che questa misura contribuisce ad aumentare il reddito delle fasce più basse della popolazione e quindi a stimolarne i consumi. Ne conseguirebbe, dunque, un beneficio per l’intera collettività. Il tutto a costo zero per lo Stato.

Chi è contrario sottolinea l’aumento del costo del lavoro a carico delle aziende che ne deriverebbe. Secondo i detrattori, il salario minimo per legge rischierebbe di disincentivare le assunzioni e di irrigidire eccessivamente il mercato del lavoro.

Il piano del Governo

Il salario minimo legale è iscritto al punto numero 2 dell’accordo di governo tra M5S e Pd. “Occorre ridurre le tasse sul lavoro, a vantaggio dei lavoratori e individuare una retribuzione giusta (salario minimo), garantendo le tutele massime a beneficio dei lavoratori”, si legge nel documento.

Le due forze di governo affermano anche di voler “individuare il giusto compenso anche per i lavoratori non dipendenti, al fine di evitare forme di abuso e di sfruttamento in particolare a danno dei giovani professionisti”.

La proposta è un cavallo di battaglia storico dei Cinque Stelle, che erano riusciti a inserirlo anche nel contratto di governo con la Lega (senza però riuscire ad attuarlo). Nel Pd l’idea ha preso quota soprattutto dopo l’elezione a segretario di Nicola Zingaretti, nel marzo 2019.

In Parlamento sono state presentate due proposte di legge sul punto, una targata M5S e una da parte dei dem.

Salario minimo orario: la proposta di legge del M5S

Il M5S ha depositato la sua proposta di legge sul salario minimo il 12 luglio 2018. La prima firmataria è la senatrice Nunzia Catalfo, che nel settembre 2019 è diventata ministra del Lavoro. Il ddl è attualmente all’esame della Commissione Lavoro.

La proposta dei Cinque Stelle prevede di fissare una retribuzione minima di 9 euro all’ora lordi. “I datori di lavoro, imprenditori e non imprenditori, sono tenuti a corrispondere ai lavoratori una retribuzione complessiva proporzionata e sufficiente alla quantità e qualità del lavoro prestato”, si legge nel testo del disegno di legge.

“Si considera retribuzione complessiva proporzionata e sufficiente il trattamento economico non inferiore a quello previsto dal contratto collettivo nazionale in vigore per il settore e per la zona nella quale si eseguono le prestazioni di lavoro (…) e comunque non inferiore a 9 euro all’ora al lordo degli oneri contributivi e previdenziali”.

Salario minimo orario: la proposta di legge del Pd

La proposta del Pd sul salario minimo è stata presentata il 2 luglio 2019. Primo firmatario è il senatore Tommaso Nannicini. Anche il ddl dei dem, come quello dei Cinque Stelle, è all’esame della Commissione Lavoro.

Il Pd non specifica alcuna cifra come retribuzione minima di legge. Secondo i dem, devono essere considerate vincolanti le norme stabilite nei contratti collettivi nazionali stipulati dalle associazioni sindacali più rappresentative. “Il trattamento minimo tabellare stabilito dal contratto collettivo nazionale (…) si applica a tutti i lavoratori del settore, ovunque impiegati nel territorio nazionale”, si legge nella proposta di legge.

Per i lavoratori ai quali non si applica nessun contratto collettivo nazionale, il Pd prevede che sia una commissione di tecnici interna al Cnel a fissare un “salario minimo di garanzia applicabile”. La Commissione fisserà questa soglia entro 18 mesi dalla sua costituzione.

La posizione dei sindacati

I tre principali sindacati italiani, Cgil, Cisl e Uil, sono contrari all’introduzione di un salario minimo orario in Italia. Secondo le rappresentanze dei lavoratori, una simile norma “potrebbe favorire la fuoriuscita dai contratti nazionali, diventando uno strumento per abbassare i salari e tutele dei lavoratori”.

Per aumentare il livello delle retribuzioni, i sindacati propongono di dare valore “erga omnes” ai contratti collettivi nazionali. “Questo sarebbe già il salario minimo”, osserva il leader della Cgil, Maurizio Landini.

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