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Home » Economia

Pagamenti digitali, quei Paesi che dicono no allo strapotere dei circuiti americani

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Credit: Unsplash

Dall’India al Brasile. Dal Kenya a Singapore. Nel mondo oltre 70 Paesi stanno costruendo circuiti di pagamento domestici alternativi ai grandi network internazionali. È la via finanziaria alla sovranità

Considerati per anni una semplice infrastruttura tecnica, un insieme di reti, protocolli e intermediari che consentono a cittadini e imprese di trasferire denaro, i pagamenti digitali oggi, in un’epoca caratterizzata da tensioni geopolitiche, competizione tecnologica e da una crescente digitalizzazione dell’economia, portano con sé un tema di sovranità nazionale. 

La guerra in Ucraina da questo punto di vista ha rappresentato uno spartiacque: le sanzioni internazionali e l’esclusione di alcune istituzioni finanziarie russe dai circuiti occidentali, infatti, hanno dimostrato come l’accesso alle infrastrutture di pagamento possa trasformarsi in uno strumento di pressione geopolitica. La capacità di controllare i flussi finanziari, garantire la continuità delle transazioni e ridurre la dipendenza da operatori esterni viene ormai considerata una componente essenziale della sicurezza economica di un Paese: non è un caso, quindi, che – secondo il “censimento” della Banca dei Regolamenti Internazionali – oltre settanta giurisdizioni nel mondo stiano sviluppando o potenziando infrastrutture di pagamento domestiche e sistemi di regolamento alternativi a quelli che hanno dominato la globalizzazione finanziaria degli ultimi decenni. 

L’allarme di Lagarde
L’Europa è il caso più emblematico: nonostante il mercato unico e la moneta comune, il vecchio continente continua a dipendere in larga misura da operatori esteri per i pagamenti digitali. Secondo la Bce, nel 2025 circa i due terzi dei pagamenti effettuati con carta sono passati per Visa o Mastercard, operatori statunitensi, per un valore pari a 24 trilioni di dollari l’anno. Non solo: tredici Paesi dell’area euro non dispongono nemmeno di un circuito nazionale alternativo per i pagamenti al dettaglio. 

La conseguenza è che una parte significativa dell’infrastruttura che sostiene i consumi quotidiani dei cittadini europei rimane fuori dal controllo diretto dell’Unione. 

Il problema non riguarda soltanto la concorrenza o i costi delle commissioni: i sistemi di pagamento, infatti, vengono ormai considerati – al pari di energia, telecomunicazioni, cloud – come infrastrutture critiche. La presidente della Banca centrale europea, Christine Lagarde, ha lanciato l’allarme: «Se perdiamo il controllo della nostra moneta, perdiamo il controllo del nostro destino economico».

Da qui nasce il progetto dell’euro digitale, destinato a diventare il principale pilastro della strategia europea per la sovranità dei pagamenti. L’obiettivo dichiarato della Bce è offrire ai cittadini una forma digitale di moneta pubblica utilizzabile online e offline, garantendo al tempo stesso un’infrastruttura europea indipendente dai grandi operatori internazionali. Dopo aver ricevuto un importante sostegno politico da parte del Parlamento europeo nel 2026, il progetto potrebbe prendere vita alla fine del decennio. 

Cosa si muove in Europa
L’Europa parte da una situazione molto frammentata. Diversi Paesi, infatti, dispongono già da tempo di sistemi domestici consolidati. 

La Francia da questo punto di vista rappresenta uno dei casi più avanzati grazie a Cartes Bancaires, che gestisce più dell’80% dei pagamenti interni, risultato di politiche che incentivano il co-badging: quasi tutte le carte circolanti nel Paese sono abbinate a due diversi circuiti di pagamento, uno dei quali è quasi sempre quello di  Cartes Bancaires. «Ciò garantisce la libera scelta del circuito di pagamento sia per i titolari di carta che per gli esercenti, contribuendo così a mantenere i pagamenti con carta competitivi, sicuri e accessibili al pubblico più ampio possibile», sottolinea sul suo sito Banque de France, la banca centrale francese.

In Germania, la maggior parte dei cittadini utilizza Girocard per i propri pagamenti quotidiani, mentre in Italia il ruolo di infrastruttura nazionale è svolto da Bancomat, che negli ultimi anni ha avviato una profonda evoluzione del proprio modello di business, ampliando i servizi digitali e promuovendo, insieme ad altri operatori europei, iniziative per la costruzione di un’infrastruttura continentale dei pagamenti (EuroPA). Tra questi operatori c’è anche lo spagnolo Bizum, un’applicazione ideata per i pagamenti tra privati e progressivamente estesa agli acquisti online e ai servizi commerciali.

Fuori dall’Unione europea, anche il Regno Unito ha avviato una riflessione strategica sul proprio futuro in merito a un circuito nazionale alternativo. Oggi circa il 95% delle transazioni dipendono da Visa e Mastercard, motivo per cui quest’anno le principali banche britanniche – Barclays, NatWest, Lloyds, Santander e Nationwide – si sono riunite per valutare la creazione di un circuito nazionale. «Se Mastercard e Visa venissero disattivati, torneremmo agli anni Cinquanta», ha dichiarato un dirigente bancario al The Guardian, sintetizzando con poche semplici parole la portata del problema. 

India
Quello indiano è un modello che viene osservato con particolare attenzione da governi e banche centrali di tutto il mondo. Sviluppato sotto il coordinamento della Reserve Bank of India e della National Payments Corporation of India, lo Unified Payments Interface (Upi) è diventato in pochi anni il maggiore sistema di pagamenti istantanei del pianeta: assorbe il 50% di tutti i pagamenti digitali mondiali in tempo reale e l’85% di quelli interni al Paese

Si tratta di un’infrastruttura pubblica aperta, che consente trasferimenti immediati a costi minimi e che ha radicalmente ridotto la dipendenza da carte e circuiti internazionali. 

Tra gli esempi più riusciti di infrastruttura digitale nazionale trasformata in leva di politica industriale, Upi è oggi un modello che l’India sta esportando in diversi Paesi attraverso accordi di interoperabilità e cooperazione tecnologica. 

Brasile
Un altro modello di successo è quello brasiliano di Pix. Avviato nel 2020 dalla Banca centrale brasiliana, il sistema di pagamento istantaneo in pochi anni è diventato il metodo preferito da cittadini e imprese arrivando a superare, in molti segmenti, l’utilizzo delle carte di credito. Il suo successo ha ispirato diversi Paesi latinoamericani, tra cui Colombia e Perù. 

Cina
La Cina ha un obiettivo ancora più ambizioso. Già oggi la Repubblica Popolare dispone di UnionPay, il principale circuito domestico per i pagamenti con carta, e di Cips, infrastruttura per i pagamenti internazionali in yuan che rappresenta una possibile alternativa alle reti finanziarie occidentali. La Cina è stata anche tra i primi grandi Paesi a sviluppare una valuta digitale di banca centrale, l’e- Cny, destinata a rafforzare ulteriormente il controllo e l’autonomia dell’ecosistema finanziario nazionale. 

Il tema dei pagamenti per il governo cinese si inserisce in una strategia più ampia volta alla riduzione della dipendenza tecnologica dall’estero e all’internazionalizzazione della propria valuta. 

Pacifico
Nel Pacifico e in Asia orientale, la costituzione di sistemi di pagamento nazionali è ormai una tendenza consolidata. Singapore ha sviluppato PayNow, la Malesia dispone di DuitNow, la Thailandia ha PromptPay. Questi sistemi, oltre al mercato domestico, sono stati progettati per dialogare tra loro consentendo trasferimenti quasi istantanei tra diversi Paesi della regione. 

Per quanto riguarda il Medio Oriente, invece, l’Arabia Saudita ha istituito Mada, una piattaforma che gestisce la quasi totalità delle transazioni domestiche elettroniche rappresentando uno degli esempi più avanzati di infrastruttura controllata dalla banca centrale. 

In Africa, il caso più noto è quello del Kenya, dove M-Pesa ha trasformato il telefono cellulare in un vero conto di pagamento, favorendo l’inclusione finanziaria di milioni di persone. 

Usa
Quello statunitense, invece, è un vero e proprio paradosso. Come detto, gli Usa controllano indirettamente gran parte delle infrastrutture globali dei pagamenti attraverso Visa e Mastercard, ma Washington ha faticato a sviluppare un sistema pubblico di pagamenti istantanei sul mercato interno. 

Nel 2023, la Federal Reserve ha lanciato FedNow nel tentativo di costruire una piattaforma nazionale moderna e accessibile a tutte le istituzioni finanziarie. La sua crescita, tuttavia, è inferiore rispetto ai già citati modelli di India e Brasile. La causa è perlopiù strutturale: negli Stati Uniti, infatti, il mercato è dominato da operatori privati e la banca centrale dispone di minori margini per imporre una nuova infrastruttura. 

Nuova consapevolezza
I pagamenti digitali stanno assumendo lo stesso valore geopolitico che negli anni scorsi hanno acquisito i semiconduttori, il cloud computing o le reti di telecomunicazione: chi controlla l’infrastruttura controlla una parte crescente dell’economia digitale. Ecco perché la sovranità dei pagamenti è destinata a diventare uno dei principali terreni di confronto tra Stati, banche e operatori tecnologici. 

Molti Paesi stanno acquisendo consapevolezza sull’importanza di dotarsi di un’infrastruttura di pagamento domestica. La costruzione di reti proprie non riguarda soltanto il futuro del denaro, ma il suo posto nell’economia globale dei prossimi decenni. Una sfida che nei prossimi anni contribuirà a ridefinire anche gli equilibri economici, tecnologici e geopolitici dell’Europa.

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