“Vi spiego come saranno i soldi del futuro”
“Le nuove tecnologie modificano la forma delle valute. E le transazioni diventano più istantanee, integrate, semplici. La sfida sarà accompagnare l’innovazione senza compromettere ad affidabilità, sicurezza, concorrenza e inclusione”. Colloquio con la prof.ssa Alessandra Perrazzelli del Politecnico di Milano
Professoressa, come sta evolvendo il panorama dei pagamenti digitali in Italia e in Europa e quali sono oggi i principali fattori di trasformazione?
«I pagamenti digitali stanno diventando sempre più istantanei, integrati e semplici da utilizzare. La trasformazione è determinata dall’evoluzione tecnologica, dalla diffusione degli smartphone, dalle nuove abitudini dei consumatori, dall’ingresso di fintech e grandi operatori tecnologici e dall’azione regolamentare europea. La sfida è accompagnare l’innovazione senza compromettere affidabilità, sicurezza, concorrenza e inclusione. I pagamenti sono infatti un’infrastruttura essenziale e devono essere efficienti, ma anche accessibili, resilienti e sicuri. L’interazione tra innovazione e regolamentazione costituisce uno degli ambiti di interesse del Center for Digital Regulation Strategy (CDRS), centro di analisi e confronto sulla regolamentazione e sulla strategia digitale, costituito quest’anno presso il Politecnico di Milano sotto la mia direzione scientifica, attraverso cui vogliamo contribuire a interpretare questi cambiamenti attraverso un approccio multidisciplinare».
Quali innovazioni tecnologiche e regolamentari avranno il maggiore impatto sui sistemi di pagamento nei prossimi anni?
«Tra le innovazioni più rilevanti vedo i pagamenti istantanei, l’open banking, le tecnologie DLT (Distributed Ledger Technologies, ndr), la tokenizzazione, l’intelligenza artificiale e, in prospettiva, l’euro digitale. Queste innovazioni non devono però essere considerate separatamente: il loro impatto dipenderà dalla capacità di integrarle in infrastrutture affidabili e interoperabili. Anche la regolamentazione avrà un ruolo decisivo, perché dovrà consentire l’innovazione mantenendo condizioni di concorrenza equilibrate e adeguati livelli di sicurezza. Un ulteriore tema riguarda, a mio avviso, l’autonomia strategica europea: è importante che l’Europa disponga di soluzioni di pagamento capaci di operare su scala continentale, riducendo la frammentazione e la dipendenza da operatori extraeuropei».
Tra queste innovazioni vi è la blockchain: come possiamo spiegare in modo semplice che cos’è e perché può essere rilevante per il settore finanziario?
«La blockchain può essere descritta come un registro digitale condiviso tra più soggetti, nel quale le operazioni vengono registrate secondo regole comuni e risultano difficilmente modificabili senza che ciò sia rilevato. La sua caratteristica principale non è semplicemente la conservazione dei dati, ma la possibilità di condividere una rappresentazione coerente delle transazioni senza dipendere necessariamente da un unico archivio centrale. Nel settore finanziario può essere utile quando più operatori devono scambiarsi attività, informazioni e denaro. Non è tuttavia una soluzione adatta a qualsiasi problema: occorre valutarne concretamente efficienza, sicurezza, governance, scalabilità e compatibilità con la normativa».
A che punto è concretamente l’adozione della blockchain e delle tecnologie DLT nel sistema finanziario italiano ed europeo?
«Siamo passati dalla fase delle sperimentazioni puramente concettuali alle prime applicazioni operative, soprattutto nell’emissione e nel regolamento di strumenti finanziari tokenizzati. L’adozione rimane tuttavia ancora limitata e frammentata. In Europa il DLT Pilot Regime consente di sperimentare la negoziazione e il regolamento di strumenti tokenizzati in un ambiente regolamentato, ma la partecipazione è stata finora contenuta. Il punto centrale non è più soltanto dimostrare che la tecnologia funzioni, ma creare condizioni normative, operative e di mercato che consentano alle iniziative di raggiungere una scala significativa. Il CDRS potrebbe svolgere, in questo ambito, una funzione di osservatorio, mettendo a confronto evoluzione normativa, sperimentazioni tecnologiche e risultati concretamente conseguiti nei diversi Paesi e settori».
In quali ambiti queste tecnologie possono rendere più efficienti, sicuri e trasparenti i pagamenti e i mercati finanziari?
«Le applicazioni più promettenti riguardano i processi nei quali intervengono numerosi soggetti e sono necessarie molte riconciliazioni. La DLT può contribuire ad avvicinare negoziazione, compensazione e regolamento, ridurre duplicazioni informative e automatizzare determinate attività attraverso programmi eseguiti secondo condizioni prestabilite. Può inoltre facilitare la tracciabilità delle operazioni e una gestione più efficiente delle garanzie. Occorre però evitare ogni automatismo: l’utilizzo della blockchain non rende di per sé un mercato più trasparente o sicuro. Il risultato dipende dalla qualità dei dati, dalle regole di accesso, dalla governance della rete, dalla protezione informatica e dalla chiarezza delle responsabilità».
Una delle applicazioni più promettenti è la tokenizzazione di titoli, obbligazioni e altri asset: quali opportunità offre e quali ostacoli ne limitano ancora la diffusione?
«La tokenizzazione consente di rappresentare digitalmente su una piattaforma attività finanziarie o reali e i relativi diritti. Può rendere più efficienti l’emissione, il trasferimento, la custodia e il regolamento degli strumenti, favorire la programmabilità delle operazioni e, in alcuni casi, consentire una maggiore frazionabilità degli investimenti. Le opportunità sono significative, ma non devono essere sovrastimate. Restano problemi di interoperabilità tra piattaforme, certezza giuridica, liquidità dei mercati, standardizzazione e disponibilità di una forma di moneta affidabile per il regolamento. Il vero valore emergerà quando la tokenizzazione non si limiterà a digitalizzare un singolo titolo, ma consentirà di semplificare l’intero processo finanziario».
In questo scenario, quale ruolo possono assumere le stablecoin e perché stanno attirando l’attenzione di banche, imprese tecnologiche e istituzioni?
«Le stablecoin sono cripto-attività che mirano a mantenere un valore stabile rispetto a una valuta o a un insieme di attività. Attirano interesse perché possono fornire un mezzo di pagamento o di regolamento utilizzabile all’interno di ecosistemi digitali e piattaforme DLT. Possono avere applicazioni nei pagamenti transfrontalieri e nel regolamento di attività tokenizzate, ma presentano anche rischi rilevanti. La promessa di stabilità dipende dalla qualità e dalla liquidità delle riserve, dalla possibilità di ottenere il rimborso, dalla solidità dell’emittente e dall’efficacia della vigilanza. Una stablecoin non è quindi stabile per definizione: lo è soltanto se esiste un assetto credibile che ne garantisca il valore».
La prevalenza globale delle stablecoin denominate in dollari può rafforzare ulteriormente il ruolo internazionale della valuta statunitense e indebolire quello dell’euro?
«Il rischio esiste. La grande maggioranza delle stablecoin è denominata in dollari e la loro diffusione può estendere l’utilizzo della valuta statunitense anche nei nuovi ecosistemi digitali e tokenizzati. Il fenomeno deve essere valutato non soltanto come innovazione tecnologica, ma anche sotto il profilo monetario e geopolitico. Per l’Europa è importante creare le condizioni affinché l’euro mantenga un ruolo significativo nelle nuove infrastrutture finanziarie. Ciò non significa necessariamente replicare il modello delle stablecoin in dollari, ma favorire strumenti di pagamento in euro affidabili, soluzioni bancarie tokenizzate e forme di moneta di banca centrale adatte al regolamento delle attività digitali».
Quali garanzie sono necessarie affinché una stablecoin sia affidabile? Il regolamento europeo MiCA offre un quadro sufficientemente solido?
«Servono riserve adeguate, liquide e separate dal patrimonio dell’emittente, regole chiare sul rimborso, una governance robusta, trasparenza, controlli sui rischi operativi e informatici e una vigilanza efficace. MiCA rappresenta un importante passo avanti perché introduce nell’Unione europea un quadro armonizzato per gli emittenti e i prestatori di servizi, con requisiti specifici per gli asset-referenced token e gli e-money token. La regolamentazione, tuttavia, non può eliminare ogni rischio e dovrà essere verificata nella sua applicazione concreta. Occorrerà inoltre considerare le interconnessioni con il sistema finanziario e l’eventuale diffusione di stablecoin emesse fuori dall’Unione. Il CDRS si propone di seguire il passaggio dalla norma alla sua concreta attuazione, considerando anche atti delegati, linee guida, standard tecnici e prassi delle autorità di vigilanza».
Quale ruolo potrà avere l’euro digitale e come si collocherà rispetto agli attuali strumenti di pagamento, alle stablecoin e alle altre forme di moneta digitale?
«L’euro digitale sarà una forma digitale della moneta di banca centrale, destinata ad affiancare il contante e non a sostituirlo. A differenza di una stablecoin, rappresenterà direttamente una passività della banca centrale e non dipenderà dalla solidità di un emittente privato. Offrirà uno strumento di pagamento europeo utilizzabile nell’intera area dell’euro, rafforzando resilienza, inclusione e autonomia strategica. Dovrebbe comunque integrarsi con il sistema bancario e con le soluzioni private, lasciando spazio all’innovazione degli intermediari. L’Eurosistema punta a essere tecnicamente pronto per una possibile prima emissione nel 2029, nell’ipotesi che la necessaria legislazione europea venga approvata nel 2026. La decisione finale sull’emissione non è stata ancora assunta».
In che modo l’intelligenza artificiale potrà modificare i sistemi di pagamento?
«L’intelligenza artificiale è già utilizzata nell’individuazione delle frodi, nell’antiriciclaggio, nella valutazione dei rischi, nell’assistenza alla clientela e nell’automazione dei processi. In prospettiva potrà rendere i controlli più tempestivi e adattivi e favorire servizi maggiormente personalizzati. Potrebbe inoltre consentire a sistemi e agenti digitali di avviare automaticamente pagamenti entro limiti stabiliti dall’utente. Accanto alle opportunità emergono però rischi: errori, opacità degli algoritmi, discriminazioni, manipolazioni, attacchi informatici e difficoltà nell’attribuzione delle responsabilità. Nei pagamenti, dove gli effetti sono immediati, l’adozione dell’AI deve quindi essere accompagnata da controllo umano, qualità dei dati, verificabilità e chiara responsabilità degli operatori».
Siamo di fronte soltanto a una nuova evoluzione dei sistemi di pagamento o a una trasformazione più profonda della natura e delle funzioni del denaro?
«Sono presenti entrambe le dimensioni. Da un lato assistiamo alla naturale evoluzione degli strumenti di pagamento, che diventano più rapidi, digitali e integrati. Dall’altro, tokenizzazione, stablecoin e monete digitali di banca centrale sollevano questioni più profonde: chi può emettere moneta, quali forme di moneta utilizziamo, su quali infrastrutture circola e quali soggetti ne definiscono le regole. Non credo che le funzioni fondamentali del denaro siano destinate a scomparire, ma stanno cambiando le modalità con cui vengono esercitate. La vera trasformazione riguarda quindi l’architettura del sistema monetario e finanziario. È di fronte a trasformazioni così trasversali che può emergere il valore di centri di ricerca come il Center for Digital Regulation Strategy: favorire il confronto tra competenze giuridiche, tecnologiche, economiche e strategiche, per comprendere non soltanto le nuove norme, ma anche i loro effetti sul mercato e sulla società».