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Cinque manager di Amnesty annunciano le dimissioni: “Facevano i bulli con i lavoratori”

Di Giulia Riva
Pubblicato il 29 Mag. 2019 alle 21:01 Aggiornato il 30 Mag. 2019 alle 09:35
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Immagine di copertina

Amnesty dimissioni manager | Condizioni lavoro

 Amnesty dimissioni manager – Ha da poco spento 58 candeline. Ma per Amnesty International, l’organizzazione non governativa impegnata dal 1961 nella difesa e nella promozione dei diritti umani a livello mondiale, quello di lunedì 28 maggio 2019 è stato un compleanno turbolento: cinque dei sette top manager dell’associazione hanno deciso di lasciare.

Il motivo. Qualche mese fa Kumi Naidoo, segretario generale della Ong, aveva commissionato a KonTerra Group un’indagine interna per sondare le condizioni lavorative dei dipendenti. Ne era emerso un quadro a tinte fosche, caratterizzato da abusi di potere, umiliazioni e discriminazioni di vario genere.

Il report, basato su colloqui con circa 500 dipendenti, denunciava continui episodi di bullismo perpetrati dai vertici dell’organizzazione nei confronti dei subordinati. Dopo essersi confrontati con psicologi, i lavoratori avevano raccontato di aver subito aggressioni verbali da parte dei superiori, con l’obiettivo di sminuirne l’operato e l’autostima.

Amnesty dimissioni manager | I lavoratori

Gli attacchi denunciati dai lavoratori. “Sei una merda! Dovresti andartene. Se resti, la tua vita diventerà un incubo”. Questo il tenore degli attacchi riportati all’interno del dossier, in seguito alle testimonianze dei lavoratori.

Altri hanno parlato di discriminazioni razziali, di genere o rivolte allo staff Lgbt. In generale dalle carte affiora un clima tossico, una dinamica del “noi contro loro” che da tempo alcuni vertici dell’associazione mettevano in atto a danno degli impiegati. Secondo Unite, sindacato che rappresenta centinaia di dipendenti Amnesty, dal 2017 a oggi una persona su tre si è lamentata per “essere stata bullizzata o trattata male”.

I precedenti. Naidoo è stato spinto a dare il via alle indagini interne da due avvenimenti tragici: nel 2018, in poco più di un mese, due dipendenti si sono suicidati nelle sedi di Parigi e Ginevra. Uno di loro – il 65enne Gaëtan Mootoo – prima di compiere l’estremo gesto ha lasciato una messaggio: diceva di essere molto stressato per il troppo lavoro e di essersi sentito “abbandonato e dimenticato”.

La reazione di Amnesty. Quanto rivelato porta cambiamenti, nel quartier generale di Londra e non solo:  “I manager hanno ammesso le loro responsabilità e hanno offerto le loro dimissioni”, ha dichiarato alla Bbc un portavoce dell’Ong. La candela circondata da filo spinato – questo il simbolo che contraddistingue l’associazione – continua ad ardere: contro le ingiustizie esterne, ma anche contro quelle interne.

> Elezioni europee, la denuncia di Amnesty: “Sui social i candidati italiani diffondono odio”

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