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Home » Economia

La finanza ci riguarda (anche quando fingiamo il contrario)

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Igor Garzesi, direttore generale di Banca Mediolanum. Foto AGF

“Scegliere un mutuo, comprendere il costo reale di un finanziamento, pianificare la pensione, valutare un investimento: sono tutte decisioni che incidono sulla qualità della nostra vita. Per questo occorre velocizzare la diffusione dell’educazione finanziaria”. Intervista a Igor Garzesi, dg di Banca Mediolanum

C’è stato un momento in cui la finanza ha smesso di essere un argomento per addetti ai lavori ed è entrata nelle case di ogni persona passando non attraverso i mercati finanziari o le pagine economiche dei giornali, ma per gli scaffali del supermercato, le bollette di luce e gas, al distributore di benzina, la rata del mutuo. L’inflazione ha avuto questo effetto: ha preso un concetto per molti distantissimo e lo ha trasformato in un’esperienza quotidiana. Per la prima volta dopo molti anni abbiamo capito che l’economia non è qualcosa che accade altrove, ma ogni volta che facciamo la spesa, che scegliamo come utilizzare i nostri risparmi o rinviamo una decisione o una spesa pensando che possa aspettare. 

A lungo abbiamo pensato che la materia finanziaria fosse una competenza specifica di chi lavora nel settore o di chi, poiché in possesso di patrimoni importanti, dovesse occuparsene con cognizione di causa. Oggi sappiamo che questo non basta, che anche se il saldo del conto corrente può continuare a mostrarci la stessa cifra, è il mondo intorno a noi a cambiare continuamente prezzo. È uno degli abbagli più insidiosi dell’economia contemporanea questo che ci mostra risparmi identici mentre il loro potere d’acquisto invece si assottiglia lentamente. Non vedendo diminuire il denaro non consideriamo che diminuisce ciò che quel denaro è in grado di comprare. Ne parliamo con Igor Garzesi, direttore generale di Banca Mediolanum. 

L’educazione finanziaria da competenza specialistica deve diventare una necessità?
«Esattamente. E il passaggio culturale da materia per specialisti a competenza diffusa e di cittadinanza deve essere velocizzato. Secondo Banca d’Italia uno dei principi chiave dell’educazione finanziaria è aiutare gli individui a compiere scelte economiche e finanziarie informate per migliorare il proprio benessere. Una definizione semplice, in apparenza, che però racchiude una verità profonda che quasi tutti trascuriamo: ogni decisione economica è, prima di tutto, una decisione sulla qualità della nostra vita». 

Quando si parla di educazione finanziaria molte persone pensano subito agli investimenti. È davvero questo il cuore della questione?
«In realtà no. Scegliere un mutuo, comprendere il costo reale di un finanziamento, pianificare la pensione o valutare un investimento non significa diventare esperti di mercati ma esercitare responsabilmente la propria libertà. L’economista Annamaria Lusardi, un’italiana tra i massimi esperti al mondo di educazione finanziaria, da anni ci rammenta come la conoscenza di pochi concetti fondamentali – dall’inflazione all’interesse composto fino alla diversificazione del rischio – sia strettamente associata a decisioni economiche migliori e a una maggiore resilienza finanziaria delle famiglie. È un messaggio tanto semplice; eppure, rivoluzionario: la cultura finanziaria non serve a inseguire rendimenti straordinari, ma a evitare errori ordinari». 

Qual è secondo lei l’equivoco più diffuso quando si parla di finanza personale?
«Certamente l’aver associato per anni la finanza esclusivamente alla ricerca del guadagno quando invece, in realtà, il suo primo obiettivo dovrebbe essere la tutela delle persone. Veda, un investimento sbagliato può essere recuperato ma recuperare gli effetti di anni trascorsi senza pianificare, senza comprendere il costo del debito o senza proteggere il valore dei propri risparmi è molto più difficile. La vera funzione della cultura finanziaria non è promettere ricchezza ma ridurre la probabilità di compiere scelte dannose per il proprio futuro». 

Quanto pesa oggi il tema dell’alfabetizzazione finanziaria nel nostro Paese?
«Secondo le indagini dell’Ocse il livello di alfabetizzazione finanziaria è ancora insufficiente in molti Paesi, e l’Italia non fa eccezione, anzi! Ma vorrei soffermarmi sui risultati dell’indagine Pisa (il Programme for International Student Assessment condotto dall’Ocse, ndr), che evidenziano un elemento che dovrebbe far riflettere: le competenze economiche sono strettamente legate al contesto educativo e sociale di provenienza. A mio parere, significa che la cultura finanziaria non è soltanto una competenza individuale, è anche una questione di equità e di inclusione. Chi parla il linguaggio dell’economia dispone di maggiori strumenti per orientarsi nelle scelte della vita. Chi non lo parla rischia di pagare un prezzo più elevato, spesso senza rendersene conto». 

Possiamo allora considerare l’educazione finanziaria uno strumento per ridurre le disuguaglianze?
«Assolutamente sì. Parlare di educazione finanziaria significa parlare di opportunità, di riduzione delle disuguaglianze, di rafforzamento dell’autonomia delle persone, di rendere la società più consapevole. Non è un tema che riguarda esclusivamente il sistema bancario, ma la scuola, le famiglie, le imprese e le istituzioni. Riguarda il modo in cui prepariamo le nuove generazioni a vivere in un mondo sempre più complesso. Quando una persona comprende il significato di concetti come rischio, inflazione, risparmio o pianificazione, non acquisisce soltanto nozioni tecniche ma strumenti per scegliere con maggiore libertà. È la stessa filosofia che ispira iniziative come “Cosa Conta” di Banca Mediolanum, un progetto nato per rendere l’educazione finanziaria più accessibile e aiutare le persone a comprendere il denaro come strumento per realizzare obiettivi e progetti di vita, non come un fine in sé». 

In questo scenario quale ruolo gioca la tecnologia?
«Un ruolo enorme. La digitalizzazione ha reso i servizi finanziari più accessibili che mai. In pochi minuti apriamo un conto corrente, investiamo attraverso piattaforme digitali, chiediamo un prestito o interroghiamo l’intelligenza artificiale su scelte economiche. È certamente un progresso straordinario ma sarebbe un errore madornale confondere velocità e possibilità d’accesso con la comprensione. La tecnologia rende certamente più facile “il fare” ma non rende automaticamente più facile “il capire”». 

C’è il rischio che la velocità delle nuove tecnologie ci porti a decidere senza riflettere abbastanza?
«È esattamente uno dei rischi principali. Ritengo che la rapidità con cui possiamo prendere una decisione economica oggi sia infinitamente superiore al tempo che dedichiamo a valutarne le conseguenze. Eppure, è proprio nello spazio che intercorre tra la velocità dell’azione e il tempo della riflessione, che si costruisce la qualità delle nostre decisioni. La semplicità di un’applicazione non deve farci dimenticare la complessità delle scelte che stiamo compiendo. Per questo, dunque, è essenziale avere accanto una figura con esperienza e competenza come ad esempio un Family Banker di Banca Mediolanum: per aiutarti capire e a prendere le migliori decisioni». 

Qual è la lezione più importante che ci ha lasciato l’inflazione degli ultimi anni?
«Di certo molte preoccupazioni ma forse anche una consapevolezza che sarebbe un errore dimenticare: che l’ignoranza economica non è neutra ma ha un costo. Ed è un costo che raramente compare in una voce di bilancio ma risiede nelle occasioni perdute, nelle scelte rinviate, nei contratti firmati senza essere compresi, nei risparmi lasciati immobili mentre il loro valore si riduceva silenziosamente».

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