Guerra all’Iran, il direttore della IATA Walsh: “Inevitabile” un aumento dei prezzi dei biglietti aerei
Dal 28 febbraio il costo del carburante è raddoppiato e le compagnie scaricano i maggiori costi sugli utenti. Ma non possono assorbire l'impatto a lungo
L’escalation della guerra scatenata da Stati Uniti e Israele contro l’Iran ha scosso i mercati del petrolio e del gas, con gravi ripercussioni anche sull’aviazione civile. L’aumento dei prezzi dei biglietti aerei è ormai “inevitabile”, ha ammesso il direttore generale dell’Associazione internazionale del trasporto aereo (IATA) Willie Walsh, secondo cui le compagnie potrebbero dover ridurre le proprie capacità, se il conflitto dovesse persistere e portare a una carenza di carburante.
Al centro della crisi, ha spiegato il numero uno dell’Associazione internazionale che riunisce 360 vettori responsabili dell’85% del traffico aereo mondiale in un’intervista esclusiva concessa a Reuters, c’è il prezzo del cherosene, il cui costo è praticamente raddoppiato dal 28 febbraio scorso, giorno dell’attacco di Israele e Usa all’Iran, anche più del greggio che ormai punta a quota 120 dollari al barile. Ieri il cherosene era prezzato infatti a 216 dollari al barile, contro gli 88 su cui le compagnie aeree avevano fondato le proprie previsioni di spesa per il 2026, pari in media al 26% dei costi operativi totali.
“Scenario da 11 settembre”
“Un divario insostenibile”, ha ammesso Walsh all’agenzia di stampa britannica, soprattutto considerando che il margine di profitto medio del settore, pur vicino ai massimi storici, si attesta appena al 4%. “Non serve essere un genio per capire che i costi aggiuntivi che le compagnie aeree dovranno affrontare, se la situazione dovesse persistere, supereranno di gran lunga la loro capacità di assorbimento”, ha dichiarato oggi il direttore generale della IATA durante una conferenza organizzata dall’Associazione dei giornalisti aerospaziali professionisti (AJPAE). “Quindi è inevitabile che i prezzi dei biglietti aumenteranno. Lo stiamo già vedendo in alcuni mercati, in particolare negli Stati Uniti”. Non solo: diverse compagnie aeree europee hanno infatti già annunciato aumenti tariffari sui voli a lungo raggio.
“Non ci sono vincitori in questa storia”, ha sottolineato Walsh a Reuters. “Avrà un impatto su tutti. C’è carburante per aerei prodotto in Medio Oriente che arriva in Nord America, c’è carburante per aerei che arriva in Asia”. La situazione, ha spiegato oggi il numero uno della IATA, non è catastrofica come quella seguita alla pandemia di Covid-19 del 2020, quando scomparve quasi due terzi del volume globale di passeggeri. “La paragonerei alle crisi che abbiamo vissuto dopo i tragici eventi dell’11 settembre”, ha precisato. “Quando il traffico aereo transatlantico è crollato per diversi mesi prima di riprendersi”. Secondo Walsh infatti la domanda “resta robusta”, anche se l’aumento dei prezzi “avrà conseguenze” sulle scelte dei consumatori. In situazioni analoghe, ha osservato, “le persone continuano a viaggiare, ma per periodi più brevi”. Una dinamica che, secondo il direttore generale della IATA, “probabilmente avrà un impatto maggiore sugli hotel che sulle compagnie aeree”.
Al momento quindi a pagare la crisi saranno per lo più i consumatori, piuttosto che i vettori e i costruttori aeronautici. “Non conosco nessuno che stia pensando di posticipare o rallentare le consegne di nuovi aeromobili”, ha assicurato Walsh. Tuttavia, ha ammesso, se la guerra di Usa e Israele all’Iran e i contrattacchi di Teheran sulla regione dovessero protrarsi e sfociare in una vera e propria carenza di carburante, il settore potrebbe essere costretto a ridurre le proprie capacità operative. Uno scenario che, secondo il numero uno della IATA, potrebbe comportare un “cambiamento strutturale”.