Caro energia, per l’Fmi famiglie italiane tra le più colpite in Europa
Il Fondo Monetario Internazionale prevede nel nostro Paese un impatto annuo da 450 euro nello scenario base o di 2.250 euro nello scenario grave
Lo choc energetico causato dalla guerra nel Golfo avrà quest’anno un impatto sulla famiglia italiana media di circa 450 euro nello “scenario base” o di 2.270 euro se si verificherà lo “scenario grave”. Nel nostro Paese si va incontro a perdite maggiori rispetto alla media dell’Unione europea, dove si stimano rincari di 375 euro o 1.750 euro.
I calcoli li ha fatti il Fondo Monetario Internazionale e sono stati illustrati ieri, davanti all’Eurogruppo riunito a Bruxelles, da Oya Celasun, vicedirettrice per l’Europa dell’Fmi.
L’organizzazione di Washington prevede che nel 2026 il prezzo medio del petrolio greggio aumenterà “a un ritmo simile a quello del 2022”, mentre per il gas l’aggravio dovrebbe essere “solo circa un quinto di quello del 2022”.
Una tabella fornisce i dati sui rincari previsti Paese per Paese a seconda dei due scenari ipotizzati: quello “a prezzi correnti e quello “grave”, cioè con prezzi in aumento del 100% per il petrolio e del 200% per il gas rispetto al periodo pre-bellico.
In Germania l’impatto dovrebbe essere di 450 euro nello scenario base o di 1.800 nello scenario grave. In Francia si va da 250 euro a 1.000 euro, in Spagna da 450 euro a 2.100 euro.
Nello scenario a prezzi correnti la perdita maggiore la registrerebbe la famiglia media slovacca con 620 euro mentre il conto più leggero sarebbe per gli svedesi, pari a 134 euro. Nello scenario grave i più colpiti sarebbero gli irlandesi, con circa 3.000 euro di rincari a famiglia, mentre gli svedesi sarebbero ancora una volta i più “fortunati”, con un conto da circa 500 euro.
“Poiché i prezzi al dettaglio dei carburanti si adeguano molto più rapidamente rispetto alle tariffe del gas naturale e dell’elettricità per le utenze domestiche, gli effetti a breve termine si concentrano sui carburanti per i trasporti”, sottolinea il Fondo Monetario Internazionale.
“L’Europa è colpita da un nuovo shock dell’offerta energetica legato alla guerra in Medio Oriente, che frena la crescita, fa aumentare l’inflazione e accresce l’incertezza in tutta la regione”, si legge nell’outlook dell’Fmi di aprile.
Secondo l’organizzazione di Washington, nel 2026 il Pil dell’area euro dovrebbe crescere dell’1,1% e quello dell’Ue dell’1,3%, ma in caso di “scenario grave” l’Unione europea “potrebbe avvicinarsi alla recessione, con un’inflazione che sfiora il 5%”. “Nessun Paese europeo ne è immune”, avverte il Fondo.
Nel suo discorso davanti all’Eurogruppo, la direttrice Celasun ha affrontato anche il tema delle misure da adottare per contenere l’impatto dello choc energetico. “Qualsiasi misura di sostegno dovrebbe essere mirata, temporanea e attuabile, senza distorcere i segnali di prezzo”, ha affermato la funzionaria dell’Fmi, sottolineando che “le argomentazioni a favore di un sostegno generalizzato sono deboli e si dovrebbero evitare tagli alle imposte sui consumi o misure sui prezzi (tagli, tetti massimi)”.
“I governi – auspica Celasun – dovrebbero permettere che i prezzi internazionali si ripercuotano sui consumatori finali per incentivare il risparmio energetico, dato che l’offerta globale è limitata e i prezzi delle importazioni sono elevati. Gli eventuali aiuti dovrebbero concentrarsi sulle famiglie vulnerabili attraverso trasferimenti monetari mirati, idealmente erogati tramite le reti di sicurezza sociale esistenti, e, ove necessario, ampliati utilizzando i dati sui redditi provenienti dai sistemi fiscali o di elaborazione delle buste paga”.
Secondo l’Fmi, “compensare completamente il 20% delle famiglie con i redditi più bassi per l’aumento dei prezzi dell’energia quest’anno costerebbe circa lo 0,03% del Pil ai prezzi di mercato attuali, percentuale che salirebbe allo 0,15% nello scenario peggiore”, mentre “le misure non mirate non sono solo non mirate, ma avvantaggiano i ricchi molto più dei poveri”.