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Fabrizio Barca a TPI: “Ecco 15 proposte per combattere le disuguaglianze”

Intervista all'ex ministro, punto di riferimento del Forum Disuguaglianze e Diversità: "Non c'è nulla di ineluttabile nella situazione in cui ci troviamo, le disuguaglianze si possono ridurre, ecco come"

Di Enrico Mingori
Pubblicato il 25 Mar. 2019 alle 18:26 Aggiornato il 12 Set. 2019 alle 03:01
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Immagine di copertina
Fabrizio Barca. Credit: ANSA/MAURIZIO DEGL'INNOCENTI

Roma, lunedì mattina, Teatro de’ Servi: sala gremita, molti professori, rappresentanti di associazioni varie, qualche politico, alcuni curiosi. Si parla di disuguaglianze. Il Forum Disuguaglianze e Diversità presenta le sue 15 proposte per la giustizia sociale: tra queste, “prevedere che al compimento dei 18 anni ogni ragazza o ragazzo riceva una dotazione finanziaria (o “eredità universale”) pari a 15mila euro, accompagnata da un tutoraggio che parta dalla scuola”.

Ma si parla anche di Consigli del lavoro e della cittadinanza (organi che dovrebbero coinvolgere lavoratori e cittadini nelle strategie delle imprese), di salario minimo legale e di tasse sulle eredità ricevute [qui tutte le 15 proposte].

A tenere le fila dell’evento è Fabrizio Barca, nome di punta del Forum, noto anche per essere stato ministro del Governo Monti (delega alla Coesione territoriale) ed esponente critico del Partito democratico. TPI lo intervista a margine del convegno.

Barca, perché queste 15 proposte?

Perché di disuguaglianze ormai parlano tutti, ma a differenza di altri noi crediamo che non ci si debba fermare a parlarne. Siamo tra quelli che pensano che le disuguaglianze si possono ridurre e che non c’è nulla di ineluttabile nella situazione che si è determinata. E quindi, forti delle menti degli expertise e dell’accademia e del mondo delle organizzazioni di cittadinanza, abbiamo deciso di buttare giù 15 proposte, articolate su tre meccanismi di formazione della ricchezza: la tecnologia e il modo in cui questa ha finito per concentrare la ricchezza in mano a pochissime imprese globali, il passaggio generazionale per cui i ricchi trasmettono ricchezza e i poveri povertà e il ruolo del lavoro.

C’è una proposta che ritiene più significativa di altre?

Sono affezionato a tutte perché, come dice Franco Ippolito, presidente della Fondazione Basso, “se si facessero tutte e 15 l’acchiapperemmo”, cioè ce la faremmo. E le abbiamo costruite in modo tale che non ci si possa dire: “Ah ma non si possono fare tutte e 15, quindi non ne facciamo nessuna”. Si possono fare.

Le faccio un esempio: i Consigli del lavoro e della cittadinanza, organi in cui potrebbero sedere insieme i lavoratori di un’impresa o di un distretto industriale e gli abitanti di quel territorio per discutere, avendo voce in capitolo sulle strategie dell’impresa. In alcuni casi solo essendo informati in anticipo e dicendo la loro, in altri casi avendo possibilità di veto, con modalità che già sono praticate in altri posti d’Europa.

Pensiamo all’Ilva di Taranto: se avessimo avuto un organo del genere vent’anni fa a Taranto, cittadini che magari poi si sono ammalati di tumore e lavoratori che tutelavano il loro posto di lavoro non si sarebbero divisi, ma avrebbero discusso insieme. E la quadra l’avrebbero trovata, perché la quadra è tecnologica: io posso indirizzare la tecnologia nella direzione che mi permetta di tenere i posti di lavoro e di produrre acciaio, di cui l’Italia ha terribilmente bisogno, ma senza uccidere i cittadini.

Oppure pensiamo a un ragazzo che a 18 anni si ritrova a non poter contare su niente: deve accettare cattivi lavori, deve andare a un un’università che non è quella a cui sarebbe voluto andare, o magari ha un’idea straordinaria che non può sviluppare perché non ha 15mila euro da investire.

Questo fa capire quanto siano concrete le proposte che abbiamo messo sul tavolo.

Vi rivolgete essenzialmente alla politica, ai partiti. Ma in platea di big non se ne sono visti…

Noi ci rivolgiamo a tutta la società: imprenditori, sindaci, rettori di università, che domani mattina possono sperimentare alcune delle cose che proponiamo. Il 20 marzo scorso abbiamo consegnato le proposte al presidente della Repubblica. Abbiamo invitato i partiti: in particolare, abbiamo cercato giovani che abbiano molta volta di lavorare in Parlamento, non volevamo dare il segnale che stavamo facendo una cosa con Tizio, Caio o Sempronio… Ci interessa la nuova leva che sta in Parlamento. Sono venuti esponenti da Fratelli d’Italia a Potere al Popolo, c’erano rappresentanti del Pd, del M5S, della Lega, di PiùEuropa, della lista di Varoufakis in Italia.

Che quadro vede per le elezioni europee?

Dovrò votare e sarà faticoso per me decidere come. Non possiamo pretendere di avere alcuna influenza sulle europee. Simpatizziamo con chi combatterà per portare in Europa un gruppo di parlamentari che dica: vogliamo l’Europa, ma l’Europa deve radicalmente cambiare. Non ci piacciono quelli che dicono che l’Europa va bene così, tantomeno quelli che dicono: buttiamo all’aria l’Europa.

In una recente intervista a TPI disse il Partito democratico non era un partito. Ora con Zingaretti può tornare a esserlo?

Zingretti è appena arrivato. La più grande sfida che ha è trasformare il Pd per tornare a farlo essere un partito.

>>> 15 proposte per la giustizia sociale

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