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Coronavirus: perché la gente assalta i supermercati, spiegato dalle scienze sociali

Di Elisa Serafini
Pubblicato il 25 Feb. 2020 alle 07:58 Aggiornato il 26 Feb. 2020 alle 08:11
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Immagine di copertina

L’assalto ai supermercati di tutta Italia, il prezzo di un barattolo di Amuchina che arriva a 90 euro, le zuffe nelle farmacie per accaparrarsi l’ultima mascherina: sulle prime pagine dei giornali, insieme al bollettino medico, abbondano foto e video di comportamenti stigmatizzati da media e politica come irrazionali.

Eppure di episodi come questi la storia ne è piena: l’immagine delle corse al supermercato non è diversa dalle lunghe code alle banche del mercoledì e giovedì nero del 1932, quando si era diffusa la voce di una possibile insolvenza della Last National Bank, pochi anni dopo la crisi del 1929.

L’episodio è ricordato nel libro “La società della pseudoscienza” (Giuseppe Tipaldo), con l’obiettivo di spiegare il concetto di profezia che si autoavvera: quando un fatto ritenuto reale, a prescindere che lo sia o meno, lo diventa nelle sue conseguenze.

Le azioni scomposte di corsa al pane e alla carta igienica, assumono quindi una dimensione di completa razionalità, e a spiegarlo sono le scienze sociali, dalla teoria dei giochi, alle più comuni nozioni di economia: “Le persone agiscono sulla base delle informazioni che hanno e delle aspettative che si formano – spiega a TPI Carlo Stagnaro, economista, Senior Fellow dell’Istituto Bruno Leoni – Quando le istituzioni assumono un atteggiamento, giustificato o meno, iper cautelativo con chiusura delle scuole, la gente razionalmente immagina che possa succedere qualcosa di grave, e cerca di mettersi al sicuro dalle eventualità peggiori”.

Dalle aspettative di una possibile crisi di mercato, viene quindi generato l’eccesso di domanda, che ha portato agli isolati, ma noti, casi di aumento straordinario del prezzo, come nel caso degli annunci online di barattoli di Amuchina a 90 euro.

Eppure esiste una ragione anche per questo: “Si tratta in realtà di una reazione, non solo razionale, ma anche sana – prosegue Stagnaro – L’aumento dei prezzi scoraggerà le persone che non avevano bisogno realmente di quel bene, lo renderà disponibile a chi lo aveva davvero bisogno e spingerà le imprese a produrre un maggior quantitativo di quel prodotto, che sarà così nuovamente disponibile”.

Il caso dell’Amuchina a 90 euro è chiaramente un’eccezione alla norma, anche in regime di eccesso di domanda, ma ripercorre un paradigma economico che abbiamo già visto.

Correvano gli anni della Guerra del Golfo nel 1991, il prezzo del petrolio salì talmente tanto che molte aziende scelsero di investire nella ricerca del combustibile nei mari del Nord Europa.

Il prezzo era diventato talmente alto che la ricerca – fino ad allora ritenuta troppo costosa – diventò conveniente. A riprova del fatto che l’economia è frutto della società, e che le scelte di consumo non possono essere impedite ma, semmai, orientate. Anche con i giusti (o sbagliati) messaggi delle istituzioni.

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