Coronavirus, Confimi Industria invoca la fase 2: “In sicurezza, ma bisogna riaprire le aziende”

La confederazione del manifatturiero italiano guidata da Paolo Agnelli paventa una perdita del fatturato superiore al 30%. Nel settore, lo smartworking non va oltre il 10% delle aziende

Di Redazione TPI
Pubblicato il 11 Apr. 2020 alle 11:10 Aggiornato il 11 Apr. 2020 alle 20:47
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Paolo Agnelli, Presidente di Confimi Industria

Indagine Manifattura su Covid-19,  Confimi: “Riapertura in sicurezza ma necessaria o la perdita del fatturato supererà il 30%”

Gli imprenditori attendono le istruzioni per la ripartenza perché, anche dopo il vertice con le parti sociali, il Governo ancora non ha annunciato la “fase 2” della guerra al Coronavirus. La priorità è dunque riaprire, seppur con modalità da definirsi: un imprenditore su due auspica una riapertura subordinata all’implementazione di un protocollo di sicurezza aggiornato e condiviso che miri alla sicurezza, anche psicologica, dei lavoratori. Uno su quattro invece preferirebbe una riapertura su base regionale, subordinata alle decisioni dei Governatori mentre solo il 18% si affiderebbe a un nuovo ampliato elenco di codici Ateco con il proseguo del lockdown per tutti gli altri.

Sono i dati emersi dall’indagine promossa da Confimi Industria, la confederazione del manifatturiero italiano guidata da Paolo Agnelli. Il centro studi della Confederazione infatti ha intervistato un campione di 1.000 imprenditori del sistema per conoscere da vicino il loro punto di vista in questa imprevedibile emergenza sanitaria ed economica che, nel 67% dei casi, ha ritenuto la chiusura di tre settimane l’unica misura possibile per contrastare efficacemente la diffusione del virus e che ritiene che dovrebbe essere prorogata se necessaria.

Parlando della situazione attuale, circa la metà delle aziende (45%) del campione è stata chiusa per decreto, un altro 45% è invece considerato attività essenziale al sistema produttivo o strettamene funzionale alla filiera critica oppure operante a ciclo continuo e quindi esclusa dalla chiusura. Solo un’azienda su 10 del manifatturiero ha dichiarato di esser riuscita ad operare in modalità di smartworking. In riferimento alle misure previste dal governo a sostegno delle imprese l’81% del campione utilizzerà gli ammortizzatori sociali previsti ma solo il 51% degli industriali farà ricorso alla moratoria sui mutui.

Il Centro Studi di Confimi ha indagato anche lo stato dei pagamenti: mentre il 44% degli intervistati dichiara mancati pagamenti fino a un quarto del fatturato e un altro 30% ha provveduto a riscadenzare i pagamenti dei partner commerciali, il 77% del campione si è impegnato nel pagare i proprio fornitori. Solo il 6% delle PMI di Confimi è stato costretto a mandare insoluti i pagamenti, mentre il restante 17% ha concordato preventivamente un nuovo piano di scadenze. In riferimento al fatturato invece, il campione dell’indagine è diviso a metà tra chi (circa un 50%) denota una perdita contenuta e chi (poco meno del 25%) dichiara una forte perdita. Tuttavia, le previsioni quasi unanimi del manifatturiero concordano su una flessione complessiva del 30% del fatturato al 31 dicembre 2020.

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