Icona app
Leggi TPI direttamente dalla nostra app: facile, veloce e senza pubblicità
Installa
Banner abbonamento
Cerca
Ultimo aggiornamento ore 19:58
Immagine autore
Gambino
Immagine autore
Telese
Immagine autore
Mentana
Immagine autore
Revelli
Immagine autore
Stille
Immagine autore
Urbinati
Immagine autore
Dimassi
Immagine autore
Cavalli
Immagine autore
Antonellis
Immagine autore
Serafini
Immagine autore
Bocca
Immagine autore
Sabelli Fioretti
Immagine autore
Guida Bardi
Home » Economia

Cassino, i sindacati scendono in piazza: “La fabbrica Stellantis rischia la chiusura”

Immagine di copertina
Credit: AGF

Lo stabilimento è passato dalle 135mila auto prodotte nel 2017 alle 20mila del 2025. E nel 2026 dovrebbe scendere ancora a 13mila. Dall'inizio dell'anno si è lavorato solo per 16 giorni. Le sigle dei lavoratori chiedono garanzie all'azienda ma anche risposte dalla politica

Lo stabilimento di Stellantis a Cassino “è di fatto a rischio chiusura”. Lo denuncia la Fiom-Cgil a margine della manifestazione dei sindacati che si è tenuta nella cittadina frusinate nella mattina di oggi, venerdì 20 marzo. La mobilitazione aveva l’obiettivo di “denunciare un declino industriale che colpisce il territorio da oltre otto anni”.

Secondo la Questura di Frosinone hanno partecipato 3mila persone, mentre le sigle dei lavoratori parlano di quasi 5mila presenze. Tra i manifestanti c’erano l’ex governatore della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, diversi esponenti del Pd locale e quasi tutti i sindaci della zona intorno a Cassino.

Nella fabbrica – dove attualmente si assemblano le Alfa Romeo Stelvio e Giulia e la Maserati Grecale – la produzione è ai minimi storici. Secondo i dati della Fim-Cisl, il 2025 si è chiuso con meno di 20mila vetture realizzate, mentre per il 2026 si stima di scendere a 13mila. Una caduta drammatica, se si considera che nel 2017 qui erano state prodotte 135mila vetture.

Otto anni fa i dipendenti erano oltre 4.300, oggi sono meno della metà: circa 2mila addetti, di cui 600 con contratto di solidarietà. L’attività produttiva è ridotta a circa 5-6 giorni lavorativi al mese: dall’inizio dell’anno lo stabilimento ha lavorato per appena 16 giorni.

Questo crollo ha travolto l’intero indotto: in diverse aziende della zona – come Logitec, Teknoservice e Transnova – sono già stati avviati licenziamenti collettivi, mentre nella componentistica centinaia di lavoratori sono da tempo in cassa integrazione

“La situazione di Cassino è emblematica di ciò che rischia di accadere all’intero settore automotive in Italia e in Europa se non si attiverà una mobilitazione forte delle coscienze e del mondo del lavoro”, osserva Ferdinando Uliano, segretario generale della Fim: “Questa è una battaglia simbolica per la difesa dell’industria: l’economia del nostro Paese e dell’Europa non può reggersi solo sul comparto della difesa”.

Ora lo sguardo è rivolto al prossimo 21 maggio, quando l’amministratore delegato di Stellantis  Antonio Filosa, in carica dalla scorsa estate, presenterà il nuovo Piano industriale del Gruppo: “È indispensabile che Stellantis fornisca risposte chiare e verificabili”, sottolinea Uliano. Ovvero: “Tempi certi per il lancio dei nuovi modelli, investimenti concreti e l’attivazione immediata di tutte le leve possibili per anticipare le produzioni, senza ulteriori rinvii”. “Se Stellantis considera Cassino un sito strategico, come dichiarato nei tavoli istituzionali, allora deve assegnargli la massima priorità nel Piano Filosa”, aggiunge il leader della Fim. “Servono garanzie immediate sui nuovi modelli, sulle assegnazioni produttive e sui tempi di realizzazione. Parallelamente, è necessario gestire l’emergenza attuale con interventi concreti nel breve periodo, capaci di sostenere i volumi produttivi e l’occupazione”.

Per Rocco Palombella, segretario della Uilm, quella di oggi a Cassino non è stata “una semplice manifestazione, ma la risposta di una comunità che si ribella al rischio concreto di desertificazione industriale”. “Il problema – per Palombella – non sono i lavoratori, che in questi anni hanno accettato cambiamenti, sacrifici e una trasformazione produttiva verso l’alta gamma. Il problema sono le scelte industriali sbagliate”.

Tuttavia il pensiero di Michele De Palma, segretario della Fiom, non è rivolto tanto agli annunci attesi per il 21 maggio, quanto alla necessità di “condizionare le scelte del nuovo piano industriale attraverso l’apertura di un confronto”. In questa fase di crisi ormai strutturale, il sindacalista si rivolge al Quirinale: “Caro Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, se questa è una Repubblica fondata sul lavoro, lo Stato oggi ha il dovere di dimostrarlo a partire dalla difesa del lavoro industriale”.
LEGGI ANCHE: L’auto elettrica non c’entra, il maxi-rosso di Stellantis viene dal Nord America

Ti potrebbe interessare
Economia / Guerra all’Iran, il direttore della IATA Walsh: “Inevitabile” un aumento dei prezzi dei biglietti aerei
Economia / La terza guerra del Golfo è anche un conflitto per il controllo del petrolio
Economia / Dal caro bollette alla fame mondiale: chi paga il conto della guerra di Usa e Israele all’Iran?
Ti potrebbe interessare
Economia / Guerra all’Iran, il direttore della IATA Walsh: “Inevitabile” un aumento dei prezzi dei biglietti aerei
Economia / La terza guerra del Golfo è anche un conflitto per il controllo del petrolio
Economia / Dal caro bollette alla fame mondiale: chi paga il conto della guerra di Usa e Israele all’Iran?
Economia / Targhe alterne, lavoro da casa ed evitate l’aereo: il vademecum dell’Agenzia Internazionale per l’Energia per ridurre i consumi di petrolio
Economia / Quanto costeranno all'Italia gli attacchi dell'Iran al Qatar?
Economia / Jeff Bezos vuole creare un fondo per comprare aziende manifatturiere e farci lavorare i robot
Economia / Come stanno i nostri ragazzi
Economia / La spina dorsale della competitività italiana
Ambiente / È uscito il nuovo numero di The Post Internazionale. Da oggi potete acquistare la copia digitale
Economia / FS Logistix – Nurminen Logistics: nuovo collegamento di 2500 chilometri tra Italia e Svezia