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Dentro Bilderberg. Ecco di cosa si è discusso all’incontro segreto in Svizzera

Di Cristiana Mastronicola
Pubblicato il 4 Giu. 2019 alle 18:24 Aggiornato il 4 Giu. 2019 alle 18:25
Immagine di copertina
Credit: Wikipedia

Bilderberg 2019 come è andata

L’incontro annuale di Bilderberg è sempre stato avvolto da un’aura di mistero. È per questo che complottisti e cospirazionisti attribuiscono all’esclusivissimo Club la capacità di decidere le sorti del mondo.

“Di complotti, io non ne ho visti”, dice uno che al famoso incontro c’è stato. Si tratta del giornalista de Il Fatto Quotidiano Stefano Feltri. Lui era uno dei tre italiani (sui 128 partecipanti) ad aver ricevuto l’invito per sedere al tavolo dei big del mondo.

Che cos’è Bildeberg, l’incontro annuale dei big della finanza bersagliato dai complottisti

Feltri con un articolo uscito sul giornale per cui lavora aveva anticipato che avrebbe preso parte al celeberrimo incontro previsto per il primo weekend di giugno a Montreaux, in Svizzera. Il 4 giugno, a mente fredda, Feltri racconta la sua avventura.

Bilderberg 2019 come è andata | Chi c’era

“Il Bilderberg resiste e fa discutere. Perché nessuno capisce bene cosa sia: non è un think tank, non produce documenti, non è neppure un’o r g a n i zzazione (c’è solo una struttura amministrativa e un comitato per gli inviti), non si diventa “membri” come invece accade per l’Aspen Institute o il Rotary. È un evento che nasce e muore in un weekend”, scrive Feltri.

Vengono selezionate dalle 130 alle 150 persone. Non ci sono partecipanti fissi. Certo, come spiega Feltri alcuni “saggi” sono sempre presenti: dall’ex segretario di Stato Kissinger all’attivista per i diritti civili degli afroamericani Vernon Jordan. Ma ci sono anche gli esperti dei temi in agenda e i leader emergenti, oltre a quelli ben consolidati nei settori chiave dei paesi di qua e di là dell’Oceano Atlantico.

Qui, come spiega il giornalista, si costruiscono rapporti “come ponte tra culture, professioni e idee diverse. Tutto è pensato per questo. Fin dalla prima cena con free sitting. I posti a tavola non sono assegnati, puoi trovarti accanto a Kissinger come a Patrice Caine, ad della Finmeccanica francese Thales o a Robert Rubin, ex segretario al Tesoro Usa. Il clima è informale, tutti parlano con
tutti, anche con il re dell’Olanda Willem-Alexander”.

Al via la 67esima riunione del gruppo Bilderberg: per l’Italia Renzi, Gruber e Feltri

“I posti sono in ordine alfabetico: il mio vicino di banco è lo storico di Harvard, Niall Ferguson. Ci deve essere una gerarchia segreta e implicita per le domande, lui riesce sempre a farsi dare la parola, io no”, continua il vicedirettore del Fatto, che procede nel suo pezzo a dare un resoconto minuzioso di quanto accaduto alla tre giorni svizzera.

Bilderberg 2019 come è andata | Niente Italia

“Dieci ore di dibattito al giorno, senza posizioni ufficiali o sintesi finali”. Tanti i temi affrontati dagli ospiti, ma l’Italia e l’Unione europea non sembrano avere un grande ruolo: “Brexit, intelligenza artificiale, minacce cyber, intelligenza artificiale e poi Cina, tanta Cina”.  “L’Europa è ai margini dei pensieri degli Stati Uniti, concentrati sulla Cina: gli americani hanno confidato per qualche anno che insieme al benessere a Pechino arrivassero riforme, democrazia e mercato. Ora hanno capito che non succederà e reagiscono di conseguenza. L’Ue tentenna”

“E l’Italia? È nell’agenda di alcuni partecipanti, ma solo per le vacanze in Toscana”, spiega bene Feltri. “A cena qualcuno chiede ‘che farà adesso Salvini?’. Altri se Matteo Renzi, qui ancora popolare, ‘avrà un futuro in politica’. Renzi, che ha imparato l’inglese e continua a essere percepito come il giovane riformatore ma sconfitto, era al suo primo Bilderberg”, continua il vicedirettore.

“La riservatezza limita l’ostentazione, ma il Bilderberg è eccome un appuntamento di élite. Anzi, è il laboratorio di una nuova élite transatlantica oggi non più prodotta spontaneamente dalla globalizzazione. Tra Brexit, Trump e caos nell’Ue, le due sponde dell’Atlantico sono più lontane ora che al tempo del primo meeting nel 1954”, chiude il giornalista.