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Pd, una musica leggerissima senza voglia di niente. Letta torni allo spirito di Piazza Grande

Di Massimiliano Smeriglio
Pubblicato il 22 Mar. 2021 alle 11:57 Aggiornato il 22 Mar. 2021 alle 20:45
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Immagine di copertina
Massimiliano Smeriglio. Credits: Facebook e Ansa

Massimiliano Smeriglio, eurodeputato del Partito Democratico, risponde all’appello sul futuro della sinistra “La forza della Ragione e il coraggio della politica” [Leggi qui], lanciato da Nadia Urbinati, Stefano Bonaga e Pietro Ignazi. Per lasciare la tua firma, aderire all’iniziativa e condividere il tuo pensiero scrivi a discutiamo@tpi.it

Pd, una musica leggerissima senza voglia di niente. Letta torni allo spirito di Piazza Grande

La sera della vittoria delle primarie di Zingaretti, eravamo in un locale al Circo Massimo. Piazza Grande, il movimento interno esterno al PD che ho coordinato, aveva determinato una importante eccedenza: nei numeri, oltre un milione di voti per Zingaretti, ma anche nelle interlocuzioni con mondi civici, ecologisti, della sinistra sociale, sindacale. Soprattutto la riapertura di una linea di dialogo con la intellettualità diffusa.

Quella sera la sensazione di ritrovarmi in Vicolo Stretto e non in Piazza Grande è stata fortissima. Non ci fu il trionfo degli attivisti che aveva determinato quel successo, bensì l’arrivo degli “adulti”, funzionari, auto blu, insomma il ritorno dei padroni del PD. Forse la storia di una sconfitta sta tutta in quella immagine. Sono stati due anni di grandissima sofferenza, di una possibilità di rinnovamento rimasta nel guado, di aspettative tradite, di una retorica del “cambiamo tutto” che non ha coinciso in alcun modo con la dinamica quotidiana del partito, ferocemente sequestrato da correnti nazionali e potentati locali.

Una musica leggerissima senza voglia di niente. La verità è che non ce l’abbiamo fatta a rivoltare come un calzino il PD. Non ce l’ha fatta Zingaretti, e non ce l’abbiamo fatta noi con lui. Quelli portati nell’orbita del partito proprio dalla spinta sincera di Piazza Grande. Ora tocca a Letta. Gli va fatto un grande in bocca al lupo perché fare il Segretario del PD significa predisporsi a fare la fine dei figli di Kronos, divorati dal padre. Tutti i figli, tutti i Segretari. Il PD negli ultimi dieci anni si è trasformato nel partito della responsabilità nazionale. In nome di questa missione, salvare l’Italia, ha governato con tutti, da Monti ad Alfano, da Grillo a Salvini.

La costituzione materiale, la condanna a governare sempre, comunque e con chiunque ne ha trasformato mentalità, linguaggi, modi di concepire la politica. Così è cresciuta la classe dirigente democratica. Una classe dirigente capace, competente, esperta delle cose di Palazzo, eccellente nella manovra. Ora però la palla della responsabilità nazionale passa nelle mani dei nuovi adulti, quelli del governo Draghi.

Un governo che ha determinato uno smottamento importante nel sistema politico italiano. Scissione nei Pentastellati, cambio al vertice nel PD, Lega non più sovranista (?), scissione in Leu, ritorno al maggioritario quando il PD aveva spiegato che il governo transitorio sarebbe servito per una nuova fase costituente proporzionale come riequilibrio al taglio dei parlamentari. E siamo solo all’inizio.

Dunque il PD si trova nudo di fronte all’ennesimo ricominciamento. In questo senso servirebbe la Épinay della sinistra italiana, per rifondarla del tutto. I democratici devono decidere se attardarsi nell’unica cosa che sanno fare, la stampella dello Stato, o provare a riguadagnare autonomia politica, di cultura politica, di analisi, di relazioni con la parte più sofferente della società italiana.

Ripensare se stessi perché il problema non è il Segretario ma la meccanica, il funzionamento di una organizzazione sostanzialmente proprietaria, senza più una base larga libera di esprimersi come meglio crede. E rifondare le ragioni della presenza nella società italiana, disintossicandosi dall’eccessivo rapporto con il potere.

Spero Letta riparta da dove non è riuscita Piazza Grande: democrazia integrale, rigenerazione dei Circoli, linea e leadership contendibili, trasparenza, democrazia di genere, attivismo volontario, ecologismo, immissione nei ruoli che contano di una nuova generazione, lotta al conformismo e all’opportunismo di un corpaccione che sta con chiunque comandi.

Spero Letta scelga la politica, come funzione fondamentale per trasformare l’esistente, e di investire su una idea di società forte e appassionata, che decide da che parte stare e da quel luogo fa il punto di vista generale. Un’idea di società che sa posizionarsi su valori netti non negoziabili. Nella frantumazione della società italiana urge organizzare la parte più debole e meno visibile. Questo il compito della sinistra.

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