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Cittadini, il futuro non è un destino ineluttabile. Ribelliamoci e scriviamolo con la nostra potenza

Di Stefano Bonaga
Pubblicato il 2 Apr. 2021 alle 14:56
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Immagine di copertina
Illustrazione di Emanuele Fucecchi

Nell’ambito dello spazio di dibattito virtuale aperto su TPI per accogliere le risposte all’appello “La forza della Ragione e il coraggio della politica” [Leggi qui], lanciato da Nadia Urbinati, Stefano Bonaga e Piero Ignazi, pubblichiamo un nuovo contributo del professor BonagaPer lasciare la tua firma, aderire all’iniziativa e condividere il tuo pensiero scrivi a discutiamo@tpi.it Discutiamo: il futuro della sinistra | Leggi tutti gli interventi

Cittadini, il futuro non è un destino ineluttabile. Ribelliamoci e scriviamolo con la nostra potenza

La nozione di società complessa è meno familiare nel discorso pubblico del suo uso puramente nominale. Dal punto di vista sociale la complessità è la sovrabbondanza delle possibilità di un ambiente in rapporto alla capacità di selezione di esse da parte di un sistema chiuso. In termini politici si può immaginare il problema della complessità come l’impotenza di un sistema politico semplicemente delegato a ridurre operativamente la quantità enorme di bisogni, diritti, aspettative, domande (culturali ad esempio) e perfino pretese dell’ambiente rappresentato dalla cittadinanza.

Esiste da tempo, dal punto di vista analitico, un teorema che sostiene che per ridurre
la complessità dell’ambiente occorre aumentare la complessità del sistema. Applicato al terreno politico significa che le capacità di risposta di un sistema chiuso non riusciranno mai a soddisfare le domande, e che quindi solo introducendo intelligenza selettiva nel sistema politico dato se ne possono migliorare le prestazioni.

A intelligenza selettiva dobbiamo far corrispondere l’insieme delle discussioni, iniziative, progetti, forme di autonomia etc. Insomma la grande complessità della potenza sociale deve divenire risorsa per un sistema politico inclusivo di essa. A questo proposito aiuta anche la nozione di entropia, e dunque di progressivo indebolimento di un sistema chiuso. Prendo l’occasione per segnalare anche la vera e propria ideologia pseudo-analitica, para-sociologica legata all’espressione: “Si va verso…” etc.

Dove al Si si è sostituito implicitamente una specie di metafisico Weltgeist, uno Spirito del mondo o al meglio uno Spirito della specie, come se fossimo asserviti al Destino. Se è così sembra necessario che finisca così. A seguire, fra i tanti esempi possibili: la società liquida destinata a liquefarsi ancor di più, la politica dei leader, la dittatura dei media, la robotica che risucchierà il lavoro umano fino a un post-umano inevitabile, di specie e di ambiente etc.

Questa inaccettabile visione aristotelica della potenza che conterrebbe già la forma che necessariamente la attualizzerà va contestata. Occorre ribaltare il modello: noi cittadini e l’umanità in generale non possiamo conoscere la nostra propria potenza se non esercitandola al suo limite. Questo è per me un impegno metafisico, morale, politico.

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