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“La Toscana è una Regione per donne libere”

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Cristina Manetti, assessora regionale della Toscana alla Cultura e alle Pari opportunità

“Supporto alle vittime di abusi, corsi di formazione per insegnanti, spettacoli teatrali, codici etici. E una nuova legge quadro per la parità e il contrasto alle violenze. Da noi le discriminazioni di genere non devono trovare spazio”. Colloquio con Cristina Manetti, assessora regionale a Cultura e Pari opportunità

Educare, conoscere, formare. La Regione Toscana è da sempre tra le più sensibili nella lotta alla violenza di genere e alle disparità tra uomini e donne. Una battaglia in primo luogo culturale, che passa attraverso l’educazione dei più giovani. Ne abbiamo parlato con l’assessora regionale alla Cultura e alle Pari opportunità Cristina Manetti. 

Assessora, la Toscana ha rafforzato il proprio impegno contro la violenza di genere attraverso l’accordo con la Fondazione Giulia Cecchettin. Da dove nasce questa collaborazione e quali sono i principali obiettivi?
«La Regione Toscana su questi temi è da anni molto attiva, con progetti come “La Toscana delle Donne”, perché siamo convinti che il cambiamento culturale sia la base da cui partire. In tal senso è fondamentale il ruolo dell’educazione e della scuola, come dimostra la firma di questo protocollo con la Fondazione Giulia Cecchettin e l’Università di Firenze. Al centro di questo progetto c’è un percorso di formazione per gli insegnanti, per combattere gli stereotipi di genere che spesso fanno ancora parte della nostra cultura. Non è retorica. Bisogna intervenire sulle radici culturali della violenza, formando al meglio i docenti e aiutando così i bambini a costruire relazioni fondate sul rispetto». 

Di fronte a casi come quello di Lorena Isceri, che riportano drammaticamente l’attenzione sul fenomeno dei femminicidi, è dunque necessario intervenire sul piano culturale ed educativo. Quali strumenti sta mettendo in campo la Regione Toscana?
«È fondamentale puntare sulla prevenzione della violenza di genere. Con il progetto “La Toscana delle Donne” andiamo a intervenire su due livelli: da una parte il contrasto alle forme di violenza, e dall’altro l’affermazione dei diritti femminili. Una donna più libera e indipendente, infatti, ha maggiori strumenti per difendersi. Per questo motivo realizziamo numerose iniziative in vari ambiti. La Regione Toscana, ad esempio, è stata la prima in Italia a dotarsi di una Carta etica dello sport al femminile. C’è ancora tanta strada da fare per arrivare a una reale parità, e lo sport, come la scuola, è un ambito essenziale per promuovere tra i ragazzi l’educazione e la cultura del rispetto». 

Non mancano le iniziative anche in altri importanti ambiti.
«Esattamente. Tanto è stato fatto, per esempio, nella sanità. Nei giorni scorsi il presidente della Repubblica Sergio Mattarella è venuto a Grosseto, dove è nato il Codice Rosa. Si tratta di un’esperienza partita parecchi anni fa e che ha fatto scuola a livello nazionale, ispirando la legge sul Codice Rosso. Con il Codice Rosa vengono accolte le vittime di violenza che giungono in pronto soccorso, inserendole poi in un percorso di sostegno a 360 gradi. Negli ultimi anni, inoltre, abbiamo organizzato numerosi spettacoli gratuiti, grazie al coinvolgimento di grandi attori e attrici che hanno sposato le nostre battaglie per l’affermazione dei diritti delle donne e il contrasto alla violenza di genere, tra cui Stefania Sandrelli, Monica Guerritore, Chiara Francini, Edoardo Leo, Alessio Boni e molti altri». 

Il suo assessorato sta lavorando a una legge quadro per rafforzare la parità di genere e riunire in una cornice organica le politiche della Regione Toscana su questi temi. Quali sono gli obiettivi?
«La legge quadro “Toscana delle donne” a cui stiamo lavorando servirà a superare due importanti leggi regionali, una sulla cittadinanza di genere e una sul contrasto alla violenza. Oltre a riunire queste norme, servirà a mettere a sistema le numerose azioni portate avanti dalla nostra Regione a sostegno delle donne, della parità e dei loro diritti in tutti i settori. Una legge così strutturata rappresenta un caso unico in Italia». 

In questi giorni ricorre il ventennale della scomparsa di Oriana Fallaci, giornalista e scrittrice molto legata alla Toscana. A quali iniziative avete pensato per ricordarla?
«Sono state realizzate numerose iniziative. Come assessorato alla Cultura le renderemo omaggio il 26 settembre con un reading di Valeria Solarino da “Il sesso inutile”. Ci sarà anche un interessante convegno al quale prenderanno parte persone che l’hanno conosciuta da vicino, come il direttore Ferruccio De Bortoli e Monsignor Rino Fisichella. Inoltre sarà possibile visitare parte del suo archivio, che è stato donato dal nipote al Consiglio regionale della Toscana».

La figura della Fallaci è senz’altro complessa e in parte ancora molto discussa. Qual è l’eredità che reputa importante preservare?
«Siamo di fronte a una grande intellettuale. Dobbiamo recuperare il suo spirito critico e la sua straordinaria capacità di analisi, superando l’etichetta di figura divisiva. Per molte donne e tanti giovani è vista ancora come una fonte di ispirazione e i suoi libri sono tradotti in tutto il mondo. Ha affrontato molti temi, spesso prima di tutti. Pensiamo per esempio all’aborto o alla condizione femminile in varie parti del pianeta». 

Lei è anche una giornalista. Pensa ci sia ancora molto da fare riguardo al modo e al linguaggio usato dai media nel raccontare temi come la violenza di genere o i femminicidi?
«Abbiamo fatto un lavoro articolato, insieme all’Ordine dei Giornalisti della Toscana, organizzando diversi corsi di formazione. Come stiamo facendo per gli insegnanti nelle scuole, infatti, è altrettanto importante sensibilizzare gli operatori della comunicazione circa il modo di raccontare questi episodi, evitando stereotipi». 

La Toscana possiede un patrimonio artistico e culturale unico. Cosa state facendo per avvicinare sempre più i giovani alla cultura?
«La Toscana ha un sistema culturale molto diffuso. Non solo le grandi città d’arte, ma un patrimonio esteso in modo capillare, composto da musei, siti archeologici e luoghi di cultura. La nostra Regione negli ultimi anni ha investito molto, tra le altre cose, sulle tante biblioteche presenti sul territorio, che possono rappresentare un luogo di incontro, socializzazione e formazione per i ragazzi. Grazie al Fondo Sociale Europeo, inoltre, abbiamo messo in campo diverse politiche per la creazione di Residenze artistiche. Si tratta di un’ottima opportunità per giovani under 35 che vogliono fare dell’arte il proprio mestiere, dando loro competenze ed esperienze utili per il loro futuro percorso professionale. Le opere che realizzeranno confluiranno poi nella prima collezione d’arte contemporanea della Regione Toscana». 

Qual è dal suo punto di vista la principale sfida culturale per la Toscana dei prossimi anni?
«Vogliamo continuare a far vivere la cultura in maniera diffusa e capillare. Non solo le grandi città come Firenze e Siena, che hanno già una forte presenza turistica: l’obiettivo è quello di portare questi flussi su tutto il territorio, valorizzando anche le aree interne e quelle costiere. Puntiamo ad aumentare il turismo culturale, offrendo delle alternative capaci di rivitalizzare i piccoli borghi che caratterizzano la Toscana. La cultura diventa così un mezzo per portare nuovi servizi e opportunità in realtà che altrimenti rischierebbero di scomparire».

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