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Zone gialle: nel nuovo decreto Covid nessun automatismo per le riaperture

Sarà possibile una valutazione dei dati dopo metà aprile, con la possibilità di allentamenti per le Regioni arancioni che abbiano il numero dei contagi al di sotto di una certa soglia

Di Anna Ditta
Pubblicato il 31 Mar. 2021 alle 08:08 Aggiornato il 31 Mar. 2021 alle 08:15
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Immagine di copertina
Credit: ANSA / PAOLO SALMOIRAGO

Nel nuovo decreto Covid che il governo si appresta a varare nel Consiglio dei ministri di oggi, convocato a Palazzo Chigi per le 17.30, non ci sarà nessun meccanismo automatico per il rientro delle Regioni nelle zone gialle. Ma il provvedimento, che disporrà le nuove restrizioni valide dal 7 al 30 aprile, conterrà una previsione che, nella seconda metà di aprile, consentirà alcuni allentamenti solo alle Regioni arancioni che abbiano il numero dei contagi al di sotto di una certa soglia.

È questo, secondo quanto riportano la Repubblica e il Corriere, il compromesso raggiunto dal governo tra la linea rigorista (rappresentata da Speranza, Franceschini, Patuanelli) e le reiterate richieste avanzate dalla Lega di Matteo Salvini. La soglia per questo passaggio è ancora da definire e sarà fissata dagli scienziati. Per limare i dettagli il presidente Mario Draghi ha avocato a sé il dossier, e ci lavorerà nelle ultime ore che precedono il Cdm.

Da quanto trapelato sul nuovo decreto Covid, i contagi dovrebbero essere di certo sotto i cento ogni 100 mila abitanti: un margine molto stringente, dato che attualmente solo due regioni possono contare su questi numeri. Se qualche Regione dovesse raggiungere questo obiettivo, d’intesa con i governatori, si potrebbe valutare la possibilità di zone gialle, con l’apertura di ristoranti e bar a pranzo e forse anche quella di cinema e teatri.

Questa dunque l’unica concessione del governo alla richiesta di Salvini di riaprire, che dovrebbe essere possibile dal 15 o dal 20 di aprile. Per il resto, l’Italia resterà in rosso o arancione fino alla fine del mese, quando è prevista la scadenza dello stato d’emergenza. Ma molto di ciò che accadrà in seguito dipenderà dall’andamento della campagna di vaccinazione anti-Covid.

Lo scopo delle nuove restrizioni è bloccare l’avanzata della variante inglese che, secondo i dati di ieri, ha conquistato ormai l’87 per cento dei positivi in Italia, e che corre tra il 30 e il 40 per cento più velocemente rispetto agli altri ceppi del virus. “Abbiamo bisogno di qualche settimana per vaccinare una quantità di italiani che bilanci questa maggiore contagiosità”, ha spiegato ieri Speranza ai colleghi leghisti.

Un’altra novità del decreto ha come obbiettivo quello di centralizzare maggiormente i poteri sulle scuole: una norma vieterà infatti ai governatori regionali di chiudere le scuole fino alla prima media, a prescindere dalla fascia di rischio della Regione. Come già ufficializzato, infatti, il nuovo decreto anti-Covid  prevede il rientro in classe degli alunni fino alla prima media nelle zone rosse. In fascia arancione, torneranno in classe gli alunni fino alla terza media, con il 50 per cento in presenza alle superiori.

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