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Vaccino, la protesta degli specializzandi del Lazio: “Noi lasciati ultimi, ennesima discriminazione”

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“Siamo trattati alla stregua di tirocinanti quando tutti i giorni lavoriamo in prima linea nell’emergenza Covid-19”. I medici specializzandi del Lazio hanno preso posizione contro la decisione della Regione di garantire loro la vaccinazione anti-Covid solo dopo il personale sanitario e sociosanitario dipendente e quello non dipendente.

“In tutta Italia è partita la campagna vaccinale per gli operatori sanitari ma nei policlinici universitari del Lazio gli specializzandi devono aspettare, il loro turno sarà dopo i dipendenti”, denunciano gli specializzandi. Per questa ragione, gli specializzandi e le specializzande della “rete Covid-19 della regione Lazio” hanno scritto una lettera indirizzata al presidente della Regione Nicola Zingaretti e all’assessore D’Amato per esigere chiarimenti e spiegazioni a quella che definiscono una “ennesima discriminazione”. Di seguito la lettera degli specializzandi del Lazio:

All’attenzione di Nicola Zingaretti, Presidente della Regione Lazio,

Alessio D’Amato, Assessore Sanità e Integrazione Socio-Sanitaria della Regione Lazio,

CI RISIAMO!

Siamo gli specializzandi e le specializzande che lavorano nella rete dell’emergenza COVID19 nella regione Lazio, ma crediamo fortemente di riportare un malcontento comune a tutta la nostra categoria che lavora e studia nella Regione.

Come tutto il personale sanitario italiano abbiamo accolto con piacevole emozione l’arrivo dei vaccini e l’inizio della campagna vaccinale nel nostro paese. Appena possibile, abbiamo prenotato il nostro turno per il vaccino attenendoci alle indicazioni ricevute. Dopo neanche due giorni, le nostre direzioni sanitarie hanno recepito le indicazioni regionali e hanno cancellato le nostre prenotazioni precludendoci la possibilità di ricevere il vaccino in tempo rapidi e posticipato la data in una seconda fase senza fornire necessarie spiegazioni. CI RISIAMO!

Il piano vaccini della Regione Lazio prevede infatti che al primo posto venga vaccinato il “personale sanitario e sociosanitario dipendente”, al secondo posto il “personale sanitario e sociosanitario non dipendente” e infine al terzo il “personale sanitario e sociosanitario in formazione (specializzandi, tirocinanti, studenti)”. A regolare la pianificazione vaccinale, non è stato tenuto in considerazione alcun criterio anagrafico o di rischio associato al livello di esposizione al virus: non è l’attività che svolgiamo, bensì il contratto in cui siamo incasellati che detta legge. (per diritto di cronaca dobbiamo sottolineare una disparità di comportamento tra i diversi policlinici universitari: al “Gemelli” hanno già iniziato le vaccinazioni agli specializzandi, al “Sant’Andrea” inizieranno giovedì 07/01 mentre a “Tor Vergata” e “Umberto I” ancora non è noto).

Veniamo discriminati ora, come lo siamo stati nella prima ondata. È passato quasi un anno, ma continuiamo ad essere valutati in base al nostro tipo di rapporto contrattuale: una borsa di studio che nasconde la realtà di giovani medici che quotidianamente prestano servizio negli ospedali universitari.

Durante la prima ondata il bonus per i lavoratori nei reparti COVID non era previsto per i medici in formazione specialistica (non contrattualizzati). Dopo un lungo periodo di rivendicazioni e sensibilizzazione dell’opinione pubblica, siamo riusciti ad ottenere il riconoscimento del lavoro svolto, equiparando la nostra figura a quella del medico strutturato (e contrattualizzato). Durante la seconda ondata, quando c’è stato bisogno di reclutare il personale per la somministrazione del vaccino, hanno subito pensato a noi, senza prevedere una retribuzione economica, ma inserendolo come momento “formativo” all’interno del nostro percorso professionale. Invece appena è iniziata la campagna vaccinale, siamo subito stati retrocessi all’ultimo posto. Come è possibile? Ci annoverate tra gli operatori sanitari per il piano vaccinale, mentre saremo tra gli ultimi ad avere il diritto a riceverlo?

Ci risiamo, ancora una volta, dopo aver lavorato durante tutta la seconda ondata in prima linea nei reparti COVID ed aver sopperito alle carenze strutturali del servizio sanitario regionale, coprendo turni molto più lunghi di quelli previsti dalla “borsa”, veniamo discriminati. Continua ad essere sfruttata l’ambiguità che ci contraddistingue (metà medici-metà studenti) per usarci quando serve forza lavoro a basso costo, senza provvedere alla nostra formazione.  Infine vaccinare gli specializzandi oggi, non vuol dire solo riconoscere il nostro lavoro fondamentale all’interno del Servizio Sanitario Nazionale ma anche e soprattutto garantire una maggiore protezione al personale più esposto, ridurre la possibilità di contagi nosocomiali e di contagi che dagli ospedali tornino nei territori.

Vogliamo delle spiegazioni!
Vogliamo dei chiarimenti!
Vogliamo rispetto e riconoscimento per il nostro lavoro!
Gli specializzandi e le specializzande non sono medici di serie B!

Gli specializzandi e le specializzande della rete COVID19 della regione Lazio

Leggi anche: 1. Ci avete chiesto sacrifici per 1 anno: ora vaccinate, lavorando giorno e notte. Non ci sono scuse/ 2. Vaccini Lombardia, la Lega prende le distanze dalle dichiarazioni di Gallera: “Non rappresentano il pensiero del governo della Regione”/ 3. Israele corre veloce: già vaccinato il 12% della popolazione

4.  Vaccino, l’elenco completo dei centri di somministrazione in Italia “è ancora in divenire”. Il documento di Arcuri /5. La variante inglese è più diffusa tra i bambini: riaprire le scuole significherebbe favorire il virus (di Selvaggia Lucarelli)

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