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Home » Cronaca

Bologna, scioperano i lavoratori (esternalizzati) del sistema museale dell’Università: “Diritti non rispettati”

La Cgil Bologna torna a denunciare la gestione dei lavoratori della cooperativa Macchine Celibi, che ha in appalto i servizi di sorveglianza e custodia del sistema museale dell’Università di Bologna.

Secondo il sindacato, la cooperativa applica in modo improprio ben tre diversi contratti collettivi nazionali di lavoro, generando confusione, disorganizzazione e disuguaglianze tra i lavoratori.

Il nodo della protesta riguarda le condizioni contrattuali di questi lavoratori, perlopiù giovani sotto i 30 anni, spesso precari, con stipendi tra i 7 e gli 8 euro all’ora e assunti con contratti da fame, che non garantiscono stabilità né diritti adeguati.

La Cgil denuncia il trattamento differenziato riservato a questi dipendenti rispetto agli altri lavoratori dell’Università, un’istituzione che conta migliaia di impiegati ma che, in questo caso, sembrerebbe non garantire le dovute tutele.

Per questo motivo, il sindacato ha chiesto al rettore Giovanni Molari di vigilare con attenzione sulla disciplina degli appalti e sull’attuazione corretta dei contratti, affinché venga rispettata la normativa e garantite pari condizioni di lavoro.

“A seguito dell’ultima assemblea sindacale, chiediamo un intervento risolutivo e il rispetto dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori dei Musei Universitari. La dignità e il rispetto non sono elementi negoziabili. Non tollereremo oltre il perdurare di queste gravi problematiche”, afferma in una nota la Cgil.

I vertici dell’Università di Bologna hanno incontrato una delegazione dei lavoratori di Macchine Celibi, ai quali, spiegano dall’ateneo, “è stata assicurata la disponibilità necessaria al monitoraggio e all’adempimento degli obblighi contrattuali della cooperativa”.

La vicenda solleva interrogativi più ampi sulla gestione degli appalti pubblici e sul ruolo dell’ateneo nel garantire condizioni di lavoro eque per tutti i suoi dipendenti. Il sindacato avverte che, in assenza di risposte concrete, potrebbe valutare ulteriori azioni per tutelare i lavoratori.

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