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Terze dosi operatori sanitari, Italia a macchia di leopardo: “Assoluta diseguaglianza tra le Regioni”

Immagine di copertina
Credit: ansa foto

Entra nel vivo la fase terza dose della campagna vaccinale anti Covid-19. Dopo gli ultra fragili e gli over 80 anche per gli operatori sanitari inizia questa nuova fase.

Ma, nonostante l’esperienza, sembra che anche in questo caso si proceda a macchia di leopardo, con aree del Paese dove le somministrazioni sono già partite e altre dove non c’è ancora nessuna indicazione. Lo denunciano i ‘Medici ed odontoiatri liberi professionisti per vaccinazione Covid 19’, gruppo Facebook che conta quasi 4mila iscritti, e che sul tema ha già scritto nelle scorse settimane al presidente del Consiglio Mario Draghi, al ministro della Salute Roberto Speranza e al commissario Francesco Paolo Figliuolo.

“Sta purtroppo avvenendo ciò che speravamo non accadesse più: assoluta diseguaglianza tra le varie Regioni per la somministrazione della dose booster ai sanitari. Ci auguriamo di non dover ricominciare il pellegrinaggio verso i vari centri vaccinali e speriamo, invece, di avere risposte alle nostre legittime domande”, dice all’Adnkronos Salute il medico romano Paolo Mezzana, tra gli amministratori della pagina Fb.

“In Campania, Toscana e Sicilia le vaccinazioni sono già iniziate per tutti i sanitari da giorni – prosegue Mezzana – La Liguria ha annunciato che vaccinerà tutti senza distinzioni, il Piemonte ha iniziato con alcuni ospedalieri giovedì scorso, ma senza poi dare altre indicazioni. La Lombardia è in attesa forse per il 22 ottobre”.

“Questa organizzazione così frastagliata – osserva Mezzana – ci riporta allo scorso inverno, quando interi comparti della sanità erano stati esclusi. Chiediamo quindi più chiarezza, trasparenza e soprattutto uguaglianza in tutte le regioni. Il rischio di esposizione di un sanitario non può variare a seconda del luogo di residenza”.

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