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A due anni dalla devastazione di Vaia la foresta rinasce anche grazie a una startup

Di Redazione TPI
Pubblicato il 19 Ott. 2020 alle 18:06 Aggiornato il 19 Ott. 2020 alle 18:08
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Immagine di copertina

Nel 2018 la tempesta Vaia si è abbattuta con raffiche a 190 chilometri orari su 494 comuni di Lombardia, Veneto, Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia distruggendo oltre 42mila ettari di foreste. Un evento climatico devastante che ha stravolto paesaggi noti in tutto il mondo per la loro bellezza e messo in ginocchio le comunità colpite. Per dare una mano, tre giovanissimi imprenditori, poi inseriti da Forbes Italia nella classifica “100 Number One – L’Italia dei giovani leader del futuro”, hanno deciso di creare la startup VAIA progettando un amplificatore naturale di design per smartphone, il VAIA cube, realizzato con il legno degli alberi abbattuti dalla tempesta, così da contribuire alla ripartenza delle comunità colpite e alla rinascita della foresta. Per ogni VAIA Cube venduto, infatti, un nuovo albero viene ri-piantumato nelle aree colpite.

A un anno dalla fondazione della startup i risultati ci sono. Il VAIA Cube si vende in tutto il mondo (12.000 sono i pezzi venduti ad oggi) e la startup ha ricevuto significativa attenzione dalle istituzioni, nazionali e internazionali. Per Federico Stefani, CEO e co-fondatore della startup, “la tempesta Vaia è stato uno shock durissimo, una profonda ferita inflitta ai territori colpiti, e un “assaggio” di ciò che sarà il cambiamento climatico. Con i nostri amplificatori vogliamo aiutare le comunità delle aree colpite a rialzarsi tramite un’iniziativa concreta, in nome della resilienza e del futuro, valorizzando il design, il saper fare e le tradizioni artigiane locali”.

Economia circolare e sostenibilità sono i concetti alla base dell’idea che ha portato i tre ragazzi under 30, un veneto, un siciliano e un trentino, a fondare la startup. Il legno impiegato per costruire i VAIA Cube, infatti, è ricavato dagli alberi sradicati dalla tempesta: abeti rossi, da sempre utilizzato dai liutai per creare gli strumenti a corda. L’oggetto progettato dalla startup è allo stesso tempo un amplificatore (non solo di musica e suoni, ma di memoria) e una testimonianza di come anche da una catastrofe naturale possa nascere qualcosa di nuovo, bello e funzionale grazie al recupero delle materie prime.

“Con il VAIA Cube vogliamo risvegliare la coscienza collettiva e amplificare, appunto, l’attenzione sul problema ambientale – spiega Giuseppe Addamo, co-fondatore della startup –. E con il progetto della nostra startup abbiamo deciso di incanalare la discussione verso una dimensione locale e tangibile, privilegiando il rapporto diretto con le comunità colpite”.

Ripristino dell’ecosistema e cura dell’ambiente, entrambi cruciali per un futuro più sostenibile, sono valori altresì fondamentali per VAIA srl. che ha preso l’impegno di ri-piantumare un albero per ogni VAIA Cube venduto, in modo da rigenerare le foreste. Un’attività certificata, gestita in collaborazione con Etifor, spin-off dell’Università di Padova. E che nel processo, dalla pulizia del bosco fino alla conservazione della sua biodiversità, coinvolge le realtà locali, così da fare sistema e contribuire alla ripartenza di falegnamerie e artigiani locali, anch’essi penalizzati dalla tempesta.

Come afferma il co-fondatore Paolo Milan, “il nostro obiettivo è riconnettere esseri umani e ambiente. Perché ascoltando con attenzione i segnali della natura possiamo renderci conto di quanto ci sia da fare, non solo per noi stessi ma anche per le generazioni future”.

Nel frattempo, per commemorare i due anni dal passaggio della tempesta, e in concomitanza con il primo anno dalla nascita della startup, il team di VAIA ha organizzato un ritrovo per il 25 ottobre in Val di Fassa, durante il quale verrà ri-piantumata una parte degli alberi sradicati dal vento. Oltre ai fondatori e a tutta la squadra della startup, parteciperà all’evento un nutrito gruppo di Vaiers, come amano chiamarsi sui social i suoi sostenitori.

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