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Specializzandi in psicoterapia a Ministro Manfredi: “Non possiamo terminare gli studi”

Tirocini obbligatori ma strutture chiuse. Le specializzazioni slittano di mesi

Di Vittoria Zaccari
Pubblicato il 16 Lug. 2020 alle 18:01 Aggiornato il 16 Lug. 2020 alle 18:11
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Lettera aperta al Ministro dell’Università e della Ricerca Gaetano Manfredi da parte degli allievi delle Scuole di Specializzazione in Psicoterapia in Italia.

Onorevole Ministro,
le conseguenze della pandemia e del lockdown hanno avuto un impatto anche sul percorso formativo degli psicologi iscritti alle scuole di specializzazione in psicoterapia riconosciute dal Ministero dell’Università e della Ricerca.

Anche per gli studenti con la più brillante carriera universitaria, infatti, non sarà possibile conseguire la specializzazione e intraprendere il percorso professionale nei tempi previsti dalle scuole, perché i tirocini obbligatori non sono di fatto disponibili: un intoppo che causerà un ritardo di almeno sei mesi negli studi sia degli specializzandi sia dei neolaureati che inizieranno i corsi nelle scuole di specializzazione a partire dal prossimo autunno.
 Tutti gli studenti delle scuole di psicoterapia, infatti, ogni anno sono tenuti a maturare, oltre alla formazione teorica obbligatoria, le ore di tirocinio formativo presso i servizi del sistema sanitario nazionale, come ad esempio le ASL.

A seguito dell’emergenza Covid19, la Commissione Tecnico Consultiva (CTC) per le Scuole di Specializzazione in Psicoterapia ha pubblicato un documento contenente le direttive sulle modalità di espletamento dei tirocini connesse alla pandemia per l’anno formativo in corso.

Ma nel documento ministeriale si fa riferimento a una serie di alternative per l’espletamento dei tirocini che non tengono per nulla conto della realtà che si trovano ad affrontare gli allievi in formazione.

Migliaia di specializzandi, più di 13000, con particolare riferimento a coloro che frequentano l’ultimo anno e che nell’anno accademico in corso dovevano conseguire il diploma di specializzazione, si trovano infatti di fronte a un grave e reale problema: l’impossibilità di proseguire i tirocini già attivati prima del lockdown, sia perché per cause emergenziali non vi è possibilità di entrare nella struttura, sia perché la formazione online proposta dalla CTC è attuabile solo in pochissimi casi (molti supervisori di struttura non hanno attivato la modalità telematica, impedendo continuità al progetto formativo).

La Commissione propone, inoltre, di intraprendere un recupero delle ore a partire da settembre 2020 per coloro che hanno dovuto sospendere il tirocinio durante la pandemia, ma le strutture dovranno rispettare le liste di attesa e tutto slitterà di mesi: in sintesi, chi doveva iniziare a marzo inizierà a settembre, chi doveva iniziare a settembre andrà a finire al 2021 e così via.

Le soluzioni proposte, dunque, mal si conciliano con la disponibilità delle strutture ospitanti e, ça va sans dire, con il diritto allo studio dei ragazzi.

Ci chiediamo: il ministero si è interrogato circa la fattibilità di sostituire le attività di tirocinio in presenza con equivalente attività online? È stato verificato che tutte le strutture abbiano garantito tale modalità? Lo stato dell’arte appare chiaro: le soluzioni proposte non sono applicabili per tutti.

Questo vuol dire che potranno specializzarsi solo coloro che, grazie a un “colpo di fortuna”, sono affidati a una struttura in grado di garantire le soluzioni alternative al tirocinio in presenza. Tutti gli altri che non hanno potuto ultimare il tirocinio, non per volontà e disponibilità ma per le restrizioni dovute all’emergenza, si troveranno invece a dover recuperare le ore nel 2021 e a conseguire la specializzazione con un ritardo di almeno sei mesi.
E se vi sarà un nuovo aumento di casi di Covid-19 cosa accadrà? Il tutto slitterà ancora?

L’istruzione è un bene comune. Non possono essere cause esterne a decretare danni alla formazione. Sarebbe come dire a un ragazzo: “Quest’anno non potrai terminare il liceo perché vi è stato il lockdown e non sei andato fisicamente a scuola”.

Onorevole ministro, poniamo alla Sua attenzione tali questioni perché vengano valutate, verificate e varate nuove soluzioni. Perché sia consentito, a noi allievi delle scuole di specializzazione in psicoterapia, di concludere gli studi secondo i termini previsti dal nostro percorso formativo e di non perdere le opportunità professionali che, più che mai in questo periodo storico, abbiamo necessità di cogliere, essendoci stato un aumento delle problematiche psicologiche (depressione, ansia, disturbo ossessivo compulsivo, solo per citarne alcuni). Ritardare o non permettere agli specializzandi di concludere il proprio percorso formativo significherebbe arrecare un danno consistente all’intera comunità.

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