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Sparatoria a Trieste: “Il killer ha mirato a dieci agenti, poteva essere una strage”

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Sedici colpi dal killer dei due poliziotti. I pm gli contestano anche otto tentati omicidi. Il mistero dei cinque minuti in cui ha rubato le pistole: in quella zona non c’erano telecamere

Sparatoria a Trieste: “Il killer ha mirato a dieci agenti, poteva essere una strage”

La sparatoria di Trieste poteva trasformarsi in una vera e propria strage. Secondo gli inquirenti, “il killer avrebbe potuto uccidere dieci agenti”.

All’incensurato dominicano Alejandro Augusto Stephan Meran, 29 anni, regolarmente in Italia, sono bastati 5 minuti per fare della questura di Trieste il teatro di un far west.  Il gip ne ha convalidato il fermo, Alejandro Meran è accusato di duplice omicidio e di 8 tentati omicidi.

Intanto, i primi esami sulle vittime aggiungono particolari alla ricostruzione della tragedia. Sono state sequestrate le fondine dei due poliziotti e dalle prime analisi non risulterebbero danni da comprometterne la funzionalità.

La dinamica

Intorno alle 16.45 del 4 ottobre nell’atrio della questura, entrano i due fratelli, accompagnati dagli agenti Pierluigi Rotta e Matteo Demenego. I dominicani sono tranquilli, sono lì solo per un accertamento, non sono ammanettati. Salgono i quattro scalini per raggiungere il corridoio dell’ala sinistra. Demenego e Carlysle entrano nella stanza “Trattazione atti ordinari”, dove ci sono due scrivanie e i pc. “Posso andare in bagno?”, chiede Alejandro.

La toilette è due porte più avanti. “Ti accompagno”, si offre l’agente Rotta, che ha la pistola nella fondina agganciata alla cintura. E qui si entra nella nebbia, perché nel corridoio non ci sono telecamere né, in quel momento, testimoni.

L’unico sopravvissuto, Carlysle, dichiarerà di aver udito delle grida e poi due spari, ma di non aver visto. L’agente viene colpito a bruciapelo sul lato sinistro del petto e all’addome dai proiettili della sua pistola, che ora è nella mano di Alejandro.

I magistrati lo hanno dichiarato alle 23.00 in stato di fermo, fermo che è stato convalidato in serata dal gip davanti ai “gravi indizi” risultanti a carico dell’indagato e dal “concreto pericolo di fuga”.

Meran, ferito all’inguine nel conflitto a fuoco con gli agenti all’esterno della questura, resta piantonato all’ospedale di Cattinara.

Ieri la madre del giovane domenicano,  dopo aver chiesto “perdono alle famiglie” delle vittime, ha raccontato che la sera prima della sparatoria il figlio sentiva delle voci “che lo stavano perseguitando e lo volevano ammazzare”.

I funerali

Non è stato ancora deciso il luogo in cui si terranno i funerali dei due agenti. A quanto si apprende, le esequie potrebbero tenersi in forma solenne, martedì prossimo. Si attende in tal senso anche il parere delle famiglie che dovranno decidere il luogo e le modalità dei funerali.

> “Non si può morire a 30 anni”: il surreale silenzio di Trieste dopo la sparatoria
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