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Dall’arrivo su un barcone al sogno di fare il pompiere. Ora, per i decreti sicurezza, A. rischia di perdere tutto

Donatella Parisi, responsabile per la comunicazione del centro Astalli, racconta a TPI la storia di un migrante 25enne che nonostante i sacrifici per integrarsi, rischia di vedere vanificati i suoi sforzi

Di Lara Tomasetta
Pubblicato il 31 Gen. 2020 alle 19:57 Aggiornato il 1 Feb. 2020 alle 12:04
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Immagine di copertina

Sogna di fare il pompiere, per i decreti sicurezza rischia di perdere tutto

A. ha 25 anni è nato in Guinea Bissau, ex colonia portoghese, uno dei paesi più poveri del mondo.

A. è arrivato a Lampedusa nel 2016 su una piccola barca insieme ad altre 90 persone scappate dalla Libia. Oggi sogna solo di diventare un vigile del Fuoco, vuole restare in Italia e ha un permesso umanitario, ma con i decreti sicurezza potrebbe diventare un irregolare sul nostro territorio.

La sua storia la racconta a TPI Donatella Parisi responsabile per la comunicazione del centro Astalli.

“A. è scappato dal suo paese per cercare di arrivare in Italia, affrontando quel viaggio che fanno molti migranti, a piedi, nel deserto e poi in Libia, dove è restato il tempo necessario per trovare i soldi per organizzare il viaggio in mare, pagandolo e affidandosi ai trafficanti. Non aveva il visto né il documenti dato che era scappato dal suo Paese. Ha fatto il viaggio su una barca molto piccola con 90 persone. Fortunatamente, la guardia costiera italiana li intercettò portandoli a Lampedusa”.

Da Lampedusa è stato trasferito prima in un centro in Sicilia poi è arrivato a Roma dove ha fatto richiesta di asilo.

Accolto in un centro d’accoglienza ha cominciato il suo percorso di integrazione in Italia. Ha iniziato a imparare l’italiano. Ha cercato di capire come doveva fare per essere autonomo.

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“Come moltissimi migranti”, spiega Donatella, “ha avviato il suo percorso di ricerca lavoro, di scuola, di relazioni, di studio. Tramite una volontaria ha fatto domanda per il servizio civile perché i bandi sono aperti anche a persone di origini straniere con permesso di soggiorno e quindi anche la protezione umanitaria è requisito valido”.

“A. viene preso a fare servizio civile con i vigili del fuoco in una caserma di Roma. A quel punto entra in contatto con noi del centro Astalli perché viene a conoscenza del progetto delle comunità di ospitalità in cui viene inserito: il progetto prevede un periodo di accoglienza gratuita dei rifugiati in alcune case religiose maschili o o femminili che mettono a disposizione del centro Astalli dei posti letto”.

Come spiega Donatella, il progetto nasce dopo la visita di Papa Francesco nel 2013, da lì c’è stata la disponibilità di più di 30 istituti religiosi: “il progetto è rivolto a persone che hanno fatto i primi passi per integrarsi e che devono lasciare il centro di accoglienza ma non sono completamente autonomi”.

“A. è stato inserito in una casa con altri due ragazzi, lui la ricorda come un’esperienza molto bella. Contemporaneamente fa questa esperienza del servizio civile che lo colpisce tantissimo. La caserma diventa per lui una famiglia, lo accolgono come un figlio, gli insegnano il mestiere di cui lui va molto fiero”, prosegue la responsabile.

“Diventare pompiere per lui è un sogno, ma un sogno molto lungo” ci spiega Donatella.

“A. vuole fare il pompiere, per fare il concorso pubblico ci vuole la cittadinanza italiana, e ora sta studiando per prendere la terza media. Tutta la caserma lo sta aiutando a studiare, anche perché con il diploma si aprono possibilità lavorative”.

La protezione umanitaria di A. scade ad Agosto, con i nuovi decreti sicurezza dovrà convertirlo in permesso per motivi di lavoro. Il servizio civile finisce a marzo, non ha più neanche quella occupazione. Speriamo possa trovarlo.

Una convertito quel permesso, dovranno passare circa 10 anni per chiedere la cittadinanza.

“C’è la possibilità che non trovi un lavoro e resti senza permesso”, ci spiega Donatella.

Gli è stato spiegato che il rischio più serio è quello di rimanere senza permesso di soggiorno. È assurdo dover dire a un ragazzo, che con impegno e serietà ha fatto molti passi nel suo percorso di integrazione, che tutto potrebbe essere vanificato.

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