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La Sea Watch è attraccata a Lampedusa. La capitana è stata arrestata dalla Guardia di Finanza

I migranti a bordo della ong sono stati sbarcati all'alba

Di Clarissa Valia
Pubblicato il 29 Giu. 2019 alle 07:45 Aggiornato il 11 Set. 2019 alle 02:32

La nave Sea Watch 3, con a bordo 40 migranti soccorsi al largo delle coste libiche, è attraccata al porto di Lampedusa intorno all’01.50 di sabato 29 giugno. La capitana della nave, la tedesca Carola Rackete, è stata arrestata dalla Guardia di Finanza con l’accusa di “resistenza o violenza contro nave da guerra” [il riassunto della vicenda Sea Watch].

Dopo aver violato l’alt imposto dalle autorità italiane, la capitana ha deciso di entrare nel porto siciliano senza autorizzazione preventiva, invocando lo stato di necessità. I 40 migranti che si trovavano a bordo sono stati sbarcati e portati nel Centro di contrada Imbriacola. Stando a quanto emerso, dovrebbero essere successivamente ricollocati in cinque Paesi europei che si sono detti pronti ad accoglierli: Germania, Francia, Lussemburgo, Portogallo e Finlandia.

La nave, entrando in porto, è stata ostacolata dalla motovedetta della Guardia di Finanza. Nella manovra di accostamento alla banchina del porto, l’imbarcazione ha speronato l’imbarcazione dei finanzieri.

“Comportamento criminale della comandante della Sea Watch, che ha messo a rischio la vita degli agenti della Guardia di Finanza. Ha fatto tutto questo con dei parlamentari a bordo tra cui l’ex ministro dei trasporti: incredibile”, commenta il ministro dell’Interno, Matteo Salvini.

“Comandante fuorilegge arrestata. Nave pirata sequestrata. Maxi multa alla Ong straniera. Immigrati tutti distribuiti in altri Paesi europei. Missione compiuta”, scrive su Facebook Salvini. “P.s. Vergogna per il silenzio del governo olandese. Tristezza per i parlamentari italiani a bordo di una nave che non ha rispettato le leggi italiane, attaccando addirittura una motovedetta delle nostre Forze dell’Ordine. Giustizia è fatta”.

Salvini ha poi fatto sapere che il Governo italiano ha “avuto ampie rassicurazioni che tutti gli immigrati che erano a bordo della Sea Watch siano distribuiti in cinque Paesi”.

Il capitano e la capitana: chi ha perso e chi ha vinto nella farsa del caso Sea Watch (di Luca Telese)

“Da giurista, conoscendo i provvedimenti adottati, si prefiguravano responsabilità penali. Non voglio sostituirmi alla magistratura, a cui spetta applicare le leggi”. Ma “le leggi ci sono, che piaccia o non piaccia”, ha commentato il premier Giuseppe Conte in conferenza stampa al G20 di Osaka.

Subito dopo l’attracco, i finanzieri sono saliti a bordo della nave e hanno arrestato la capitana Rackete. Oltre al reato di “resistenza o violenza contro nave da guerra” (per cui rischia una pena da 3 a 10 anni di reclusione), le viene contestato il tentato naufragio a proposito della manovra di attracco [cosa rischia Carola Rackete].

La Sea Watch 3, nave battente bandiera olandese che fa capo alla Ong tedesca Sea Watch, è attraccata 17 giorni dopo aver recuperato 53 migranti che si trovavano su un gommone al largo di Zawiya, in Libia [il riassunto della vicenda].

“La comandante Carola non aveva altra scelta”, ha dichiarato Giorgia Linardi, portavoce di Sea Watch Italia. “Da 36 ore aveva dichiarato lo stato di necessità che le autorità italiane avevano ignorato”. “È stata una decisione disperata per una situazione che era diventata disperata”, spiegano i legali della Ong tedesca, Leonardo Marino e Alessandro Gamberini.

Rackete sarà messa ora agli arresti domiciliari. La capitana ha indicato un’abitazione a Lampedusa come domicilio in cui scontare gli arresti. A differenza di quanto emerso inizialmente, la donna non sarà processata per direttissima: il procedimento giudiziario seguirà le vie ordinarie. Il reato più grave che le viene contestato è la violazione dell’articolo 1100 del codice della navigazione: resistenza o violenza contro nave da guerra, che prevede una pena dai tre a 10 anni di reclusione [perché la capitana della Sea Watch 3 è stata arrestata].

“Le ragioni umanitarie non possono giustificare atti di inammissibile violenza nei confronti di chi in divisa lavora in mare per la sicurezza di tutti”, ha commentato il procuratore di Agrigento, Luigi Patronaggio.

Dopo l’arresto, la capitana ha chiesto scusa agli uomini della Guardia di Finanza per la sua manovra che ha portato la Sea Watch a speronare la motovedetta delle Fiamme Gialle.

La Procura nelle prossime ore valuterà anche se ci sono profili di reato nella condotta dell’equipaggio della nave. Nessuna responsabilità è invece configurabile per i parlamentari che sono a bordo della Sea Watch.

Sulla vicenda è intervenuto anche Dimitris Avramopoulos, commissario europeo ai Migranti, intervistato dal quotidiano Repubblica: i migranti della Sea Watch, dice il commissario Ue, “dovranno essere registrati dalle autorità italiane”. “Ma intanto sono grato ai cinque paesi che hanno espresso la volontà di aiutare e di prendersi carico di alcuni migranti, il che significa che tutti quanti saranno redistribuiti dopo lo sbarco. Voglio ringraziare Germania, Francia, Lussemburgo, Portogallo e Finlandia per avere mostrato solidarietà”.

“È che non possiamo andare avanti in questo modo, la sfida delle migrazioni non può essere lasciata alla sola responsabilità di Italia, Grecia e Malta”, ha aggiunto Avramopoulos.

La gestione della vicenda Sea Watch da parte del Governo italiano è stata duramente criticata da Germania, Francia e Lussemburgo, che sottolineano come “salvare vite umane non possa essere un reato”.

Se l’Europa apre gli occhi sui migranti grazie a Salvini (di G. Gambino)