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Scuola, “La priorità siamo noi”: studenti, lavoratori e sindacati manifestano in piazza a Roma

Di Lara Tomasetta
Pubblicato il 26 Set. 2020 alle 18:13 Aggiornato il 26 Set. 2020 alle 18:29
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Credit: Ansa foto

Sotto una pioggia battente è iniziata la manifestazione “Priorità alla Scuola”. Bandiere colorate dei diversi sindacati di categoria colorano piazza del Popolo a Roma, dove Cisl, Cgil, Cobas, Uil, Snals e Gilda e altre sigle protestano per chiedere maggiore attenzione e risorse per affrontare un anno scolastico condizionato dalla pandemia. Sono a piazza del Popolo a Roma anche gli studenti che hanno manifestato già ieri davanti Montecitorio e lavoratori scolastici. In tutto oltre 80 le organizzazioni che hanno aderito.

“La Scuola è una priorità per il Paese: è urgente destinare investimenti economici del Recovery Fund al mondo scolastico per garantire su tutto il territorio nazionale la presenza di docenti ed educatori preparati, in edifici scolastici sicuri e adeguati a una didattica innovativa, rimuovendo il divario digitale tra le diverse regioni, garantendo presidi igienico-sanitari per evitare il rischio di nuove chiusure. Per chiedere una scuola che garantisca sicurezza, presenza e continuità, nella quale la Didattica a Distanza sia esclusivamente uno strumento emergenziale”. Così in un comunicato diffuso dai promotori le ragioni principali della manifestazione.

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“L’anno comincia con 200mila supplenti. Una scuola sana non può esistere con 25-30 studenti e un ruotare continuo di docenti. La formazione non si compra ma si acquisisce; il precario non può continuare a vivere nei tribunali per esercitare il proprio lavoro. Lasciare un precario a vita è un modo vigliacco per agire. L’anno scolastico inizia con 200mila precari, quindi 200mila famiglie precarie. La scuola è iniziata senza docenti a causa del ministero che ha messo in piedi graduatorie zeppe di errori. Il ministero non ha voluto ascoltare né cambiare rotta”. Lo ha detto Anita Pelagi, del coordinamento nazionale precari della scuola a Piazza del Popolo.

“Dovevamo essere assunti dal 1° di settembre e invece no: chi ne paga le conseguenze sono i docenti, il personale, i dirigenti. Vergogna: il ministro vuole fare i concorsi in piena emergenza sanitaria senza rispettare i docenti fragili e coloro che potrebbero essere in quarantena. Sono anni che dimostriamo il merito nelle classi, sono concorsi falliti, nozionistici, che non considerano l’empatia, di cosa stiamo parlando?  Il miglior modo per valutare un insegnante è sul campo. E poi c’è lo scandalo dei docenti di sostegno esclusi da ogni processo di stabilizzazione. È incostituzionale, una offesa”, ha concluso la coordinatrice.

Da Agrigento in Sicilia ha parlato la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina, intervenendo al congresso nazionale della Fidapa. La ministra si è soffermata sulle difficoltà che la pandemia provoca nello svolgimento delle attività didattiche e ha lanciato un appello. “A scuola, in questo momento, abbiamo delle regole molto rigide che tendono a far sì che il diritto all’istruzione e alla salute vadano di pari passo. Poche regole, ma ci sono. Fuori dalla scuola è necessario che le stesse regole vadano rispettate, solo così potremo garantire un anno scolastico che vada avanti”. Azzolina ha aggiunto: “La Sicilia ha una percentuale bulgara di richieste di banchi perché in passato mai nessuno ha investito, quindi noi in due mesi stiamo recuperando un ritardo di 20 anni. I banchi arriveranno, il commissario Arcuri ha fatto una programmazione perché da qui a fine ottobre, i banchi ci saranno in Sicilia come nel resto del Paese”.

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