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Sabino Cassese a TPI: “I magistrati chiedono il vaccino, ma gli autisti dei bus non mi pare abbiano mai pensato di sospendere il lavoro”

"La decisione di alcune regioni di andare per conto proprio sui vaccini anti-Covid è contraria alla legge e al buon senso", dice il giudice emerito della Corte costituzionale

Di Anna Ditta
Pubblicato il 29 Mar. 2021 alle 14:46 Aggiornato il 29 Mar. 2021 alle 14:48
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Immagine di copertina
Il giudice emerito della Corte Costituzionale, Sabino Cassese. Credit: ANSA/CLAUDIO PERI

L’Associazione nazionale magistrati (Anm) ha pubblicato ieri una nota in cui invita a rallentare o sospendere l’attività giudiziaria non urgente a causa della pandemia da Covid, dopo che il governo ha escluso i magistrati dai gruppi target di popolazione cui offrire il vaccino in via prioritaria. TPI ne ha parlato col professor Sabino Cassese, giudice emerito della Corte costituzionale.
Professore, cosa pensa della nota dell’Anm? Ritiene che sia legittima e opportuna?
Gli autisti degli autobus, i conduttori dei treni e tante altre categorie di dipendenti pubblici e privati che continuano a lavorare nonostante la pandemia non hanno neppure pensato di sospendere il loro lavoro.
Cosa pensa della richiesta dei magistrati di essere inseriti tra le categorie prioritarie per il vaccino anti-Covid?
Penso che dovrebbero leggere quello che è scritto nelle aule di giustizia, al di sopra della loro testa, “la legge è eguale per tutti”.
In passato lei ha descritto le Procure come “un quarto potere”. Pensa che le pressioni dei magistrati sul governo a proposito dei vaccini siano una forma di esercizio di questo potere?
A quanto mi risulta, l’improvvida richiesta proviene dall’Associazione nazionale magistrati, quindi dai rappresentanti di tutto il corpo della magistratura.

La scelta del governo di escludere i magistrati dalle categorie prioritarie vuol dire forse che giustizia viene vista come un servizio meno essenziale di altri, ad esempio l’istruzione?
Le categorie prioritarie, una volta vaccinati il personale sanitario, i più vulnerabili, i disabili e quello a più immediato contatto con il pubblico (scuola, forze armate, ordine pubblico e servizi penitenziari), sono indicate in relazione al livello di rischio e quindi in base all’età, secondo una successione decrescente.
Lei è stato vaccinato pochi giorni fa nel Lazio, cosa pensa del fatto che ogni Regione stia andando per conto proprio in questa campagna?
È, nello stesso tempo, contro la legge e contro il buon senso. Contro la legge perché la Costituzione attribuisce esclusivamente allo Stato il compito di curare la profilassi internazionale e la Corte costituzionale ha di recente ribadito una sua costante giurisprudenza secondo la quale l’attività in corso di svolgimento rientra nella profilassi internazionale. Quindi, spetta in via esclusiva allo Stato, il quale può avvalersi dei propri organi o di enti autonomi, come le regioni, che in questo caso operano come soggetti attuatori o esecutori di norme e direttive statali. La decisione di alcune regioni di andare per conto proprio è anche contraria al buon senso. In una situazione nella quale sarebbe necessaria la massima coesione e coerenza dell’azione non solo statale ma anche sovranazionale e globale, che cosa può fare una singola regione da sola?

Nel decreto in arrivo il governo potrebbe inserire l’obbligo di vaccinazione per medici e infermieri, pena una serie di sanzioni (dallo spostamento ad altro incarico all’interdizione dal lavoro con la sospensione dello stipendio). Pensa che, così formulata, la scelta sia legittima sotto il profilo costituzionale?
La Costituzione dispone chiaramente che “la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”. Quindi, la tutela della salute non serve soltanto all’ individuo, ma costituisce una protezione per la collettività. Lo stesso articolo 32 della Costituzione dispone che “nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge”. Quindi, un obbligo vaccinale generale può essere disposto solo con legge. Ritengo che nei presidi sanitari possa essere disposto anche senza ricorrere alla legge: pensa che il direttore di un presidio sanitario possa consentire ad un chirurgo di entrare in sala operatoria se ha 40 di febbre, la tosse e il raffreddore?

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