Riccardo, padre di due figli: “Vivo in macchina da 15 giorni: il Coronavirus mi ha tolto il lavoro e la dignità”

Di Clarissa Valia
Pubblicato il 3 Giu. 2020 alle 12:57
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Immagine di copertina
Le immagini del servizio di Costanza Tosi per Il Giornale.

Firenze, perde il lavoro per colpa del Coronavirus: la storia di Riccardo

Il Coronavirus in Italia ha provocato non “soltanto” la morte di oltre 33mila persone ma anche una crisi economica senza precedenti. L’impatto socioeconomico che la pandemia ha avuto sulle famiglie italiane è uno dei più grandi drammi del Covid-19 e il rischio più alto è quello di un aumento delle diseguaglianze. La storia di Riccardo, 61enne fiorentino, padre di 2 figli, costretto a vivere nella sua auto dopo avere perso il lavoro è un esempio di questa tragedia.

“Vivo in macchina da 15 giorni: così il virus mi ha tolto la dignità”, racconta disperato con le lacrime agli occhi al Giornale. Riccardo è separato dalla moglie ormai da qualche anno e i figli vivono con la madre in un comune alle porte di Firenze. Vorrebbe rivedere i suoi ragazzi ma loro non sanno che da più di due settimane il loro papà vive in una macchina. Riccardo si vergogna della sua situazione. “Se non fosse per i miei figli forse l’avrei già fatta finita”, aggiunge.

“Ho lavorato fino a gennaio poi con la pandemia è iniziato il dramma”, dice alla giornalista Costanza Tosi. “Quando si è iniziato a parlare del virus l’azienda non mi ha più chiamato. Ora ho perso il lavoro, la casa, la dignità”, continua nel suo racconto Riccardo seduto sul sedile della sua auto piena di coperte, cuscini, sacchetti della spesa e una cassa di bottiglie d’acqua. Sabato Riccardo ha organizzato una giornata con il figlio più grande di 14 anni: “Abbiamo fissato di vederci, sto cercando qualcuno che mi tenga le cose che ho in macchina. Devo svuotarla. Mi vergogno a farmi vedere in queste condizioni”, si confida. Riccardo racconta che vorrebbe soltanto una stanza, con un letto e un bagno, per poter dire al figlio “vieni a casa mia stiamo un po’ insieme”.

Fino a una quindicina di anni fa Riccardo faceva il muratore poi ha avuto un incidente: è caduto dalle scale della casa in cui viveva con la moglie e i figli e si è rotto il bacino. “Quell’incidente mi ha causato dei danni permanenti, cammino solo con la stampella e mi stanco molto velocemente”, spiega. Così è stato costretto a  lasciare il lavoro di muratore e gli è stata riconosciuta una disabilità al 70 per cento. 700 euro al mese che non riuscivano a coprire le spese dell’affitto di casa e il mantenimento di due figli. “Non sono più riuscito a trovare nessuno che mi assumesse con un contratto regolare e ho iniziato a fare qualche lavoretto a nero”, spiega Riccardo. Ma con l’avvento del Coronavirus anche quei lavoretti in nero che lo aiutavano ad andare avanti sono svaniti.

Oggi Riccardo vive in auto nel piccolo parcheggio dell’Asl del rione Isolotto di Firenze. La macchina la sposta soltanto “a seconda di come gira il sole”. Parcheggia all’ombra, si compra qualche cosa da mangiare e piange con la paura di non farcela.

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