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Puglia, molti genitori degli studenti “fuggiti” dal Nord sono positivi al Coronavirus: il 15% ha viaggiato con la febbre

È quanto emerge dai dati della temperatura corporea rilevati nelle stazioni dei treni in Puglia: 23mila fuorisede rientravano da Lombardia e Veneto con sintomi. I figli hanno infettato i genitori

Di Clarissa Valia
Pubblicato il 20 Mar. 2020 alle 11:08 Aggiornato il 20 Mar. 2020 alle 11:18
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Credit: ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Coronavirus, Puglia studenti dal Nord hanno contagiato i genitori

Dopo il grande esodo di studenti e lavoratori fuorisede dalle zone rosse del Nord Italia, il Sud rischia il picco di contagi da Coronavirus. E il conseguente collasso degli ospedali. Il governatore Michele Emiliano aveva denunciato il boom di contagi in Puglia dopo l’ondata di rientri da Lombardia e Veneto. Le sue parole ora trovano riscontro nei dati diffusi dalla Protezione Civile. “Soltanto nell’ultimo fine settimana, circa il 15 per cento delle persone controllate nelle principali stazioni pugliesi avevano febbre o comunque sintomi influenzali. E molti dei genitori dei ragazzi rientrati dopo la chiusura delle università tre settimane fa, sono positivi al Coronavirus”, scrive Repubblica.

Le persone rientrate dal Nord in Puglia che si sono autodenunciate sono 23.676, di cui 16.859 dall’8 marzo. Questa “fuga incosciente” dei fuorisede rischia di mettere in ginocchio il sistema sanitario del Sud che non ha sufficienti posti letto in Terapia Intensiva per far fronte all’emergenza Coronavirus. I giovani che sono rientrati frettolosamente dalla Lombardia e dal Veneto possono essere infetti ma asintomatici, ma in grado di contagiare più facilmente le persone più adulte, come i loro genitori.

“Stiamo curando molti genitori dei figli tornati dal Nord”, ha dichiarato il primario del reparto di malattie infettive del Policlinico, Gioacchino Angarano. Le ricerche effettuate dai Dipartimenti di prevenzione delle Asl hanno dimostrato inoltre che i 466 pugliesi oggi positivi hanno avuto contatti diretti o indiretti con persone che hanno transitato dalla ex zona rossa lombarda o veneta. ” Non c’è – dicono le Asl – nemmeno un caso fuori catena”.

Il bollettino dei contagi e dei decessi in Puglia 

La rilevazione dei dati in Puglia da ieri, 19 marzo, è stata allineata a quella della Protezione civile. Secondo gli ultimi tamponi effettuati alle 15 del 19 marzo i positivi sono 40 più del 18 marzo. Con una percentuale di positività, molto bassa, del 6,8 per cento rispetto ai 613 tamponi effettuati. In totale in Puglia si registrano 478 positivi con dieci pazienti che si trovano al momento fuori regione e 2 che invece aspettano comunque una seconda analisi. La provincia più colpita è quella di Bari con 137 positivi, al seconda è Foggia. I morti da Coronavirus in Puglia sono 26.

La denuncia del governatore Emiliano

“Se in Puglia ci saranno le percentuali lombarde con 2500 contagi nelle terapie intensive, noi saremo fuori. Non riusciremo più a reggere”, aveva denunciato il governatore Emiliano su Radio24 qualche giorno dopo il grande esodo dell’8 marzo. “Abbiamo a disposizione per il coronavirus attualmente 208 posti in terapia intensiva – spiega il presidente della Regione Puglia – Ciò significa che su 2mila contagi, almeno 1000 avranno bisogno di una ospedalizzazione. Di questo migliaio, secondo anche l’esperienza lombarda, il 15 per cento potrebbero aver bisogno di attività rianimatorie. Stiamo facendo rapidamente un piano, coinvolgendo anche la sanità privata che si è messa a disposizione”.

Tamponi a tappeto

Il governatore Emiliano e l’epidemiologo professor Luigi Lopalco, coordinatore della task force, hanno sposato la linea dura dei tamponi a tappeto. ” Verranno fatti a tutti i sintomatici” hanno spiegato, ” Non ha senso fare screening di massa ma stiamo cercando di aumentare il più possibile i test su tutti i casi sospetti e i loro contatti per garantire che vengano messi in quarantena”. Dai territori, però, arrivano le polemiche: i laboratori a regime dovevano essere sei, ma a Brindisi e Taranto non sono ancora attivi. I macchinari ci sono ma mancano i reagenti e il kit per le analisi. Al momento, fa sapere Repubblica, è stato trasferito tutto all’istituto Zooprofilattico di Foggia.

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