Modena, prostituta ungherese strangolata e uccisa è da 18 mesi in obitorio. La famiglia: “Non abbiamo i soldi per riportarla a casa”

Di Giovanni Macchi
Pubblicato il 25 Giu. 2019 alle 14:57 Aggiornato il 25 Giu. 2019 alle 17:22
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Credit: Ansa

Prostituta uccisa Modena obitorio | Arietta Mata aveva 24 anni quando è stata uccisa, 18 mesi fa, nel modenese. Da allora il suo corpo sta all’obitorio, in attesa di una sepoltura. L’omicidio è avvenuto a Gaggio di Castelfranco, in Emilia Romagna. La famiglia della ragazza, che vive in un villaggio rurale dell’Ungheria non ha i soldi per fare rientrare la salma in patria, come spiega il consolato, che li ha contattati.

La notizia è stata riportata dal Resto del Carlino di Modena.

Il presidio di Libera e l’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII hanno lanciato una colletta per raccogliere il denaro necessario al funerale. Il Comune di Castelfranco, grazie al denaro raccolto, provvederà alla funzione.

Per l’omicidio di Arietta Mata è stato arrestato un uomo di 50 anni, Pasquale Concas, già condannato per l’omicidio di un’altra donna, e indagato per la morte di un’avvocatessa. Aveva scontato una pena di 23 anni di carcere per l’omicidio di una donna a Olbia.

La ragazza era stata uccisa il 21 gennaio 2018. Il suo corpo era stato trovato sotto un treno a Gaggio, tra Modena e Castelfranco Emilia. Qualche giorno dopo era stato fermato Concas, che dopo essersi appartato con la donna l’aveva derubata dei soldi e di un cellulare.

Secondo l’autopsia, la donna era già morta quando è stata investita dal treno. Arietta Mata è stata strangolata e poi il suo corpo è stato gettato sui binari dall’uomo, forse per simulare un suicidio o un incidente ferroviario.

“Arietta era arrivata da alcuni anni in Italia come tante altre ragazze dell’est con l’illusione di potersi costruire una vita migliore. A Modena si è trovata prostituta in strada, sulla via Emilia nella periferia di Castelfranco, attraversata ogni notte da centinaia di persone, tra cui uomini che considerano le donne che vedono sul ciglio della strada corpi da comprare, o da derubare”, ha raccontato Irene Ciambezi, della Comunità Papa Giovanni XXIII.

“Un forte ringraziamento alle istituzioni per non aver dimenticato Arietta e perché non restasse, come tante altre donne uccise negli anni nel contesto prostitutivo, tra le fila degli invisibili delle nostre città”, continua la comunità.

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