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“La nostra scuola imbrattata da scritte antisemite, ora tocca a noi studenti alzare la testa contro l’odio”: parla a TPI la rappresentante del liceo Pascal di Pomezia

La studentessa del Pascal commenta a TPI gli episodi di antisemitismo che hanno sconvolto la comunità dell'istituto di Pomezia, da sempre impegnato in iniziative per difendere la memoria della shoah

Di Marta Vigneri
Pubblicato il 13 Feb. 2020 alle 18:11 Aggiornato il 14 Feb. 2020 alle 09:28
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Immagine di copertina

Scritte antisemite al Pascal di Pomezia, la rappresentante degli studenti a TPI

Chiara Martinelli ha 18 anni ed è la rappresentante degli studenti dell’istituto Blaise Pascal di Pomezia, dove mercoledì 12 settembre è apparsa all’entrata la scritta “Calpesta l’ebreo”, ennesimo episodio di antisemitismo che si è verificato in Italia nelle ultime settimane, proprio quelle in cui ricorre il giorno della memoria per le vittime dell’olocausto.

“Siamo sconvolti”, afferma Chiara con la voce in affanno. Da ieri, da quando la frase è apparsa sull’asfalto della scuola alle prime luci dell’alba, è cambiato tutto. È partita subito la mobilitazione e adesso gli studenti sono alle prese con l’organizzazione, insieme all’Anpi e ad alcuni sindacati, del presidio antifascista che avrà luogo in piazza Indipendenza, a Pomezia, sabato pomeriggio: “Pomezia non odia”.

“Va bene così, vuol dire che stiamo reagendo”, dice a TPI.

La voglia di opporsi e di prendere le distanze dall’atto di vandalismo è emersa sin dalle prime ore in tutta la comunità, dalla preside agli studenti, già impegnati nell’allestimento di una conferenza che avrebbe ospitato Gabriele Sonnino, reduce della shoah, presso la scuola superiore Brotolino. Imbrattata da un’altra scritta.

“Ieri, dopo che la notizia della scritta antisemita si è diffusa, ho iniziato a ricevere chiamate da chiunque e tutti quanti volevano fare qualcosa, nessuno voleva lasciare che l’evento cadesse nel vuoto. E quindi abbiamo subito convocato il comitato studentesco per decidere cosa fare”, racconta.

“Ho seguito tutto con il cuore in gola. La preside è stata subito dalla nostra parte, ci ha aiutato, e abbiamo deciso insieme di fare una catena umana fuori dalla scuola. I ragazzi l’hanno formata per creare una protezione, un modo di affermare che i fascisti non possono entrare in una scuola che da sempre si è distinta per aver organizzato tantissime iniziative contro l’antisemitismo. Noi non c’entriamo nulla con quello che è successo”, continua Chiara.

“Due settimane fa abbiamo avuto la conferenza con il professore universitario Corrado Bologna, che ha parlato della shoah, due anni fa abbiamo ospitato Sami Modiano, un superstite dell’olocausto, che ha animato una giornata di cui portiamo ancora il ricordo, commovente per tutti. Le nostre sono scuole impegnate. Ieri al Brotolini c’era in corso un evento con un altro testimone della shoah”, sottolinea ancora Chiara, riferendosi all’altra scritta antisemita apparsa fuori dall’Istituto che si trova poco distante dal Pascal, dove all’ingresso campeggiava la scritta “Anna Frank Brucia”.

Per lei le scritte di mercoledì sono state la reazione a quanto avvenuto giorni fa alla stele del ricordo delle foibe di Pomezia.

“Dubitiamo che siano stati i nostri studenti a fare la scritta. Nessuno ha provato a difenderle o a minimizzare la cosa, quindi non crediamo che sia stato qualcuno interno alla scuola”, racconta.

“Io personalmente ho fatto subito il collegamento con quello che è avvenuto alla stele delle foibe di Pomezia, rovinata qualche giorno fa. Sulla stele c’era il simbolo di falce e martello, e per questo la scritta antisemita ci è sembrata una reazione a questo atto di vandalismo. Crediamo l’abbiano fatto contro le nostre scuole perché sono le più impegnate nella lotta all’antisemitismo”, spiega.

“La risposta di tutti è stata una grande dimostrazione di resistenza: ci siamo mobilitati subito, mostrando di essere lontani e contrari a quanto avvenuto. Chiunque l’abbia fatto, si è resto conto che Pomezia è antifascista, e vuole continuare a lottare contro questi rigurgiti”.

Pomezia è nata proprio durante gli anni del fascismo, e la sua edificazione coincide con la qualifica della palude pontina voluta da Mussolini alla fine degli anni 20 del ‘900. Per questo motivo, per Chiara, è normale che ci siano tali “rigurgiti”, che però, normalmente, sono appannaggio degli anziani, e non dei giovani come lei.

“Noi ragazzi siamo normali, diversi, siamo più aperti e non pensiamo più a queste cose, al fascismo, se non per opporlo”, afferma, richiamando la storia di uno studente rimasto particolarmente colpito dallo sfregio antisemita.

“Tra i nostri studenti c’è anche Mikael, di origini ebraiche. Il nonno non era ebreo, ma aveva conosciuto i campi di concentramento perché lo avevano internato da partigiano. È una vicenda che lo ha toccato personalmente. Quando lo ha scoperto per lui è stato uno shock, e da allora ha sempre avuto a cuore la tematica. Abbiamo visitato insieme un campo di concentramento con la scuola”.

“Quest’anno siamo andati a Berlino e alcune classi avevano visitato Auschwitz due anni fa durante uno scambio culturale in Polonia. Ieri Mikael è stato il primo ad esporsi e a parlare nella mobilitazione organizzata al Pascal”, spiega, e lancia un messaggio a chi ha commesso lo sfregio.

“Noi studenti del Pascal vogliamo alzare la testa contro le scritte che abbiamo trovato davanti scuola, che sono un oltraggio all’istituzione scolastica, a quello che rappresenta, perché è il luogo della nostra formazione, e a noi, che cerchiamo di combattere contro antisemitismo e poi ci troviamo queste scritte. Vogliamo alzare la testa e continuare a fare quello che abbiamo sempre fatto, combattere per la memoria”.

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