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“Lei è una terrorista”: pediatra insultata per aver prescritto tampone a bambina con febbre e raffreddore

Di Lara Tomasetta
Pubblicato il 17 Set. 2020 alle 15:57
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Immagine di copertina

Una pediatra di Teramo è stata pesantemente insultata al telefono da una coppia di genitori solo per aver suggerito che la figlia eseguisse un tampone per la ricerca del Covid-19. A raccontare l’accaduto è stesso la pediatra tramite un post su Facebook:

“Qualche genitore ci ritiene responsabili del protocollo che dobbiamo far rispettare quando un bambino malato anche per motivi non ritenuti gravi come un banale raffreddore. Parlo della richiesta di tampone attraverso organi istituiti da questo governo (Siesp). Il pediatra o il medico di medicina generale che non attua questo protocollo rischia la galera e l’espulsione dall’ordine dei medici come responsabili di eventuali epidemie. Genitori prima di aprire bocca azionate il cervello, noi siamo solo pedine di questa burocrazia”.

La donna ha poi spiegato al Messaggero cosa fosse successo nello specifico. “La madre di questa bimba le aveva telefonato dicendo che la figlia era tornata dall’asilo con un po’ di raffreddore, ma durante il fine settimana le sue condizioni di salute erano peggiorate e voleva che lei gli prescrivesse dei farmaci o un aerosol per farla guarire subito così da poter rientrare al nido”.

A scatenare l’ira dei genitori, che la pediatra descrive come contrari ai vaccini, è stato l’annuncio che la dottoressa avrebbe dovuto prescrivere, così come da protocollo ministeriale, un tampone per verificare la presenza o meno del Covid.

“La madre e il suo compagno mi hanno aggredito verbalmente dandomi dell’incompetente, terrorista ed altri epiteti irripetibili”, racconta la pediatra. Dopo aver cercato di far comprendere ai due che lei aveva solo seguito la prassi, i genitori hanno iniziato a non rispondere più al telefono, così la dottoressa ha allertato i dirigenti della Asl di Teramo per metterli al corrente dell’accaduto.

In realtà, come verificato dalla pediatra, il tema è più complesso del previsto, specie perché in questo caso c’è di mezzo un minore e la giurisprudenza in merito è lacunosa. Visto le problematiche che stanno emergendo e che sicuramente si moltiplicheranno via via che tutte le scuole inizieranno a riaprire, la pediatra ha anche chiesto lumi al sindacato.

“In caso mancato consenso di un genitore al test Covid-19 può invalidare il protocollo? Si viola la privacy attivandolo senza consenso? Se su una bimba di 18 mesi è possibile richiedere un test diagnostico (test rapidi che impiegano minuti a dare il risultato) del coronavirus? Non attivare il protocollo può essere motivo di procurata pandemia oltre che omissione di atti d’ufficio?”, chiede la dottoressa.

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