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Il padre di Gaia, la 16enne morta a Corso Francia: “Sotto la pioggia ho accarezzato le sue dita per l’ultima volta”

Di Marco Nepi
Pubblicato il 18 Gen. 2021 alle 19:28 Aggiornato il 18 Gen. 2021 alle 19:28
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Immagine di copertina
Edward von Freymann insieme alla figlia Gaia

Roma, parla il padre di Gaia, la 16enne morta a Corso Francia

Edward von Freymann, il padre di Gaia, che insieme alla sua amica Camilla è morta travolta nell’incidente avvenuto in Corso Francia a Roma nei giorni di fine dicembre 2019, ripercorre quel drammatico giorno in una intervista con Walter Veltroni sul Corriere della Sera. L’uomo vive su una sedia a rotelle dal 2011, quando fu coinvolto in un grave incidente in moto nel quartiere Eur: “Lei dopo il mio incidente in moto ha sempre avuto paura della strada”, spiega Edward von Freymann.

“Quella sera ero andato a cena da amici, dalle parti di San Giovanni. Le avevo detto che poteva stare con i suoi amici, il giorno dopo sarei andato a prenderla per andare dalla nonna. Le piaceva stare da mia madre. Aveva imparato a cucinare. Mi mandava la foto dei piatti che faceva, come la carbonara o l’amatriciana. Alle 21,48 le ho scritto: “Ci eravamo messi d’accordo che ci comunicavi i tuoi spostamenti”. Non l’avevo sentita dalle 17,36. E lei mi ha risposto così: ‘Mi sono appena mossa dal ristorante. Ora andiamo a Ponte'”, racconta il padre di Gaia.

“Poi le ho scritto alle 22,30 per dirle ‘avvisami se ti sposti da Ponte’. Lei ha risposto ‘sì’. Ma lei era precisa. A mezzanotte meno un quarto non mi aveva né scritto né telefonato e ho iniziato a preoccuparmi. Ho provato a chiamarla ma non rispondeva. Allora, non so neanche io perché, ho deciso di andare sotto casa, alla collina Fleming. Sono passato da Corso Francia, ho visto due sagome a terra e ho detto a Bea, la mia compagna, che doveva essere successo qualcosa di grave. Non ci ho proprio pensato. Non potevo pensarci. Arrivato a casa ho citofonato. La madre era anche lei fuori, è arrivata a casa in quel momento, preoccupata anche lei. In quel momento ho capito, ho collegato. Ci siamo precipitati a Corso Francia. Pioveva, non facevano passare nessuno. Gaia non aveva documenti addosso, non sono mai stati trovati poi né il cellulare né le chiavi di casa. Io guardavo da lontano ma non capivo o forse non volevo capire. Poi ho chiesto al comandante dei vigili urbani, qualificandomi per quello che sono stato, un ufficiale dei carabinieri, di farmi passare. Mi ha detto che me lo consentiva perché io, nel caso peggiore, ‘ero preparato’. Mi hanno accompagnato e l’ho vista. – continua Edward von Freymann sul Corriere – Quello da cui non riesco a liberarmi sono i suoi occhi sgranati, Gaia deve aver capito quello che stava accadendo. È stato terribile. Io ho assistito al parto di Gaia e la prima cosa che ho notato, quando è venuta al mondo, era che aveva delle dita lunghe, affusolate. Quelle dita che, sotto la pioggia, ho toccato per l’ultima volta. Gaia non ha mai preso il motorino, non ha mai voluto salire su una moto. Aveva paura di morire sulla strada. “Io non voglio fare la fine di mio padre””.

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