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Papa Francesco a Greccio: “Riscoprire il presepe. Farlo in case, lavoro, scuole, piazze”

Di Anton Filippo Ferrari
Pubblicato il 1 Dic. 2019 alle 20:19 Aggiornato il 1 Dic. 2019 alle 20:23
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Immagine di copertina

Papa Francesco nel primo pomeriggio di oggi, domenica 1 dicembre 2019, ha visitato il santuario di Greccio (Rieti) dove nel 1223 san Francesco di Assisi realizzò il primo presepe vivente della storia con l’aiuto di Giovanni Velita, castellano del paese.

Durante la visita il Pontefice ha detto di voler “sostenere la bella tradizione delle nostre famiglie, che nei giorni precedenti il Natale preparano il presepe”. E, insieme, anche “la consuetudine di allestirlo nei luoghi di lavoro, nelle scuole, negli ospedali, nelle carceri, nelle piazze…”.

Bergoglio ha poi consegnato la Lettera apostolica “Admirabile signum” con la quale, dopo mesi in Italia di retorica sovranista sul presepe e conseguenti accuse al Papa (mosse anche da fuori Italia) di non difendere la tradizione, si riappropria del vero significato del presepe, “mirabile segno” da portare in tutti i luoghi pubblici, “una genuina forma per riproporre la bellezza della nostra fede con semplicità”.

“Il presepe appartiene a tutti, non può essere strumentalizzato”, ha chiarito monsignor Rino Fisichella, presidente della Nuova Evangelizzazione, in una introduzione al testo della Lettera pubblicato dalla Libreria Editrice Vaticana, “perché quel bambino che tende le braccia si lascia abbracciare da chiunque si accosta a lui”.

“Non è importante – scrive il Papa – come si allestisce il presepe, può essere sempre uguale o modificarsi ogni anno; ciò che conta, è che esso parli alla nostra vita”.

In certa retorica sovranista il presepe, come altri segni religiosi, è simbolo per affermare un’identità pseudo cristiana che divide, alza mura, separa il mondo in buoni e cattivi. Non così per il Papa secondo cui il presepe richiama “la tenerezza di Dio. Lui, il Creatore dell’universo, si abbassa alla nostra piccolezza”. Fin dall’origine francescana “il presepe è un invito a ‘sentire’, a ‘toccare’ la povertà che il Figlio di Dio ha scelto per sé nella sua Incarnazione”. La via, dunque, che apre, non è via di conquista ma di “umiltà”, “povertà”, “spogliazione”. Si tratta quindi di “un appello a incontrarlo e servirlo con misericordia nei fratelli e nelle sorelle più bisognosi”.

Il presepe, ha detto Papa Francesco, è il luogo dove si è soliti “mettere tante statuine simboliche come quelle di mendicanti e di gente che non conosce altra abbondanza se non quella del cuore”. I poveri, ha aggiunto Papa Francesco, sono “i privilegiati di questo mistero e, spesso, coloro che maggiormente riescono a riconoscere la presenza di Dio in mezzo a noi”. Perché il presepe annuncia “la rivoluzione dell’amore, la rivoluzione della tenerezza”.

Dal presepe, “Gesù proclama, con mite potenza, l’appello alla condivisione con gli ultimi quale strada verso un mondo più umano e fraterno, dove nessuno sia escluso ed emarginato”. “Dovunque e in qualsiasi forma, il presepe racconta l’amore di Dio, il Dio che si è fatto bambino per dirci quanto è vicino ad ogni essere umano, in qualunque condizione si trovi”.

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