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Home » Cronaca

Pandemia Xylella: la strage degli ulivi

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Credit: Manuel Romano - AFP

La rabbia iniziale degli agricoltori davanti alla devastazione del batterio ha lasciato il posto al silenzio: oggi è rimasta la rassegnazione. Sul nuovo numero di TPI, in edicola da venerdì 19 novembre, il reportage dalla Puglia

«Moi, cu chiangi ete», dal dialetto salentino: «Ora c’è da piangere». Rosario, 81 anni, una vita passata in campagna cresciuto con agli alberi di ulivo, abbassa lo sguardo quando gli chiedo com’è la situazione Xylella. E in effetti viene un nodo in gola a guardare i filari di scheletri a ridosso delle strade provinciali per Lecce. All’inizio del fenomeno Xylella, 10 anni fa, non sembrava possibile che un’intera pianura potesse rischiare la desertificazione a causa di una “malatia”, sembrava un pericolo evitabile. All’inizio c’era rabbia e autodifesa. Oggi non c’è più nulla: a distanza di anni muore tutto e quello che predomina è la rassegnazione del Sud. Il pensiero va a Rocco Scotellaro, sindaco contadino e poeta del sud. Chissà come avrebbe commentato la morte non solo dei contadini, ma delle loro stesse terre. «Ho perduto la schiavitù contadina, non mi farò più un bicchiere contento, ho perduto la mia libertà».
La Xylella ha lasciato stecchiti milioni di alberi, in un attimo durato un decennio. Anche Rosario pensa che dietro questa brutta storia ci sia l’economia malata. Lui è un vecchio comunista che ha lottato per la spartizione delle terre e si sente abbandonato. Le domande, rimaste senza risposta, trovano solo parole di impotenza sussurrate nei paesi: «È colpa delle multinazionali del cibo, vogliono impiantare colture intensive di ulivi nani per avere il controllo della produzione».
La procura di Lecce nel 2015 avviò un’indagine durata 4 anni contro una decina di imputati tra funzionari regionali, ricercatori e il Commissario alla Xylella Siletti. L’accusa era di diffusione colposa di malattia delle piante, inquinamento ambientale, distruzione e deturpamento di bellezze naturali. Per molti un atto di scellerata ingerenza della magistratura verso la gestione della cosa pubblica, che dopo 4 anni di indagine è stato archiviato. Quattro anni dove tutto si è bloccato, tutto, fuorché il virus che ha desertificato il Salento…
Continua a leggere l’articolo sul settimanale The Post Internazionale-TPI: clicca qui
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