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Roma, nuovo sgombero all’ex fabbrica di penicillina di via Tiburtina

Immagine di copertina
Credit: anna ditta

Trenta le persone identificate. L'edificio era stato sgomberato nel 2018 ma era tornato a popolarsi di persone senza fissa dimora

Nella mattina di oggi, venerdì 6 maggio, intorno alle 8, le forze dell’ordine hanno dato il via a una nuova operazione all’ex fabbrica di penicillina in via Tiburtina, a Roma. Trenta persone sono state identificate, tra loro anche alcune donne e una persona anziana. Quattordici le persone che sono state portate in Questura.

La fabbrica, sgomberata il 10 dicembre 2018 in una massiccia operazione, durante la quale si era recato sul posto l’allora ministro dell’interno Matteo Salvini, era tornata a essere abitata da senza fissa dimora.

Un funzionario del locale commissariato di Polizia presente sul posto fa sapere a TPI che l’operazione è volta allo sgombero e alla messa in sicurezza dell’area, che si trova in condizioni fatiscenti, e che l’operazione si concluderà in giornata e che seguirà una bonifica da parte della proprietà. La società titolare dell’edificio risulta fallita già dal 2018 e la fabbrica è in vendita all’asta fallimentare.

 

Sul posto sono presenti 3 furgoncini della polizia e decine di agenti, molti dei quali sonno entrati nell’edificio. Presente anche personale anche personale della Sala Operativa Sociale, che era stata presente nei giorni scorsi e che ha assicurato che ci sarà una presa in carico degli abitanti, la polizia municipale, e l’unità cinofila. Il traffico sulla Tiburtina non è stato chiuso e la circolazione è regolare.

Inaugurata alla presenza del premio Nobel Alexander Fleming nel 1950, la fabbrica LEO ha dato per decenni lavoro a centinaia di lavoratori, prima di essere abbandonata alla fine degli anni Duemila. Da allora è diventata un insediamento informale, popolato da persone italiane e straniere. Gli abitanti del quartiere hanno dato vita a un comitato per chiedere l’evacuazione e la bonifica, considerati i rischi ambientali e la presenza di materiale potenzialmente pericoloso all’interno della fabbrica. Negli scorsi mesi si erano verificati alcuni incendi all’interno.

La denuncia delle associazioni

“La soluzione non può essere ogni volta quella di sgomberare, in un meccanismo che si ripete ciclicamente”, si legge sulla pagina Facebook dell’associazione A Buon Diritto, che nel 2017 per diversi mesi ha fornito assistenza legale a chi viveva nell’ex fabbrica. “Da anni denunciamo le condizioni di questo posto, ma la situazione non è cambiata di molto: continua a mancare un’idea strutturata di cosa fare con questo luogo e di quali soluzioni offrire a chi, non avendo altro posto dove andare, si trova costretto a viverci. È necessaria una presa in carico delle persone che si trovano all’interno e la chiusura e la repentina bonifica della struttura, che a causa dei rifiuti tossici presenti all’interno è dannosa e pericolosa per coloro che stanno all’interno e per gli abitanti che vi abitano intorno”.

“Da alcune settimane, come Nonna Roma, avevamo iniziato una collaborazione con alcune associazioni e con la Sala Operativa Sociale in supporto delle persone presenti nella Penicillina, puntando alla presa in carico di tutti gli occupanti”, si legge sulla pagina Facebook dell’associazione Nonna Roma. “Lo sgombero di oggi blocca questo importante lavoro, avendo come unica conseguenza quella di acuire la condizione di disagio sociale di queste persone. Per questo riteniamo necessario che la Giunta Capitolina ponga fine all’incontrollato potere prefettizio in materia di sgomberi. Le questioni sociali in questa città, in primis l’annoso problema degli accampamenti informali, non posso essere trattate come mere problematiche di ordine pubblico ma richiedono -al contrario- politiche sociali strutturate ed adeguate”.

Il commento di Francesco Portoghese, associazione A Buon Diritto:

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