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Il sindaco di Salò a TPI: “Ecco perché non revochiamo la cittadinanza onoraria a Mussolini”

Giampiero Cipani, sindaco di Salò spiega a TPI le motivazioni che hanno portato il consiglio comunale del piccolo comune sulle rive del Garda a non revocare la cittadinanza onoraria a Benito Mussolini

Di Lara Tomasetta
Pubblicato il 14 Feb. 2020 alle 15:35 Aggiornato il 14 Feb. 2020 alle 16:08
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Immagine di copertina

Mussolini cittadino onorario di Salò, sindaco: “Ecco perché non la revoco”

Benito Mussolini rimane cittadino onorario di Salò, il piccolo comune sulle rive del Garda. L’onorificenza attribuita nel 1924 resta in vigore, come è stato negli ultimi 96 anni. Così ha deciso, a maggioranza, il Consiglio comunale riunitosi ieri sera in un municipio blindato dalle forze dell’ordine. TPI ne ha parlato con il sindaco di Salò, Giampiero Cipani.

“Esistono diverse motivazioni per cui abbiamo deciso di non revocare la cittadinanza onoraria a Benito Mussolini, tenendo presente anche i precedenti, come quello di Ravenna (2014), città decorata con medaglia d’oro antifascista, in quel caso il sindaco dichiarò che cancellare quell’errore storico non sarebbe stato giusto. Era un’occasione di riflessione perché il fascismo torni mai”.

Altri esempi?

Altro comune che ha deciso di non revocare la cittadinanza onoraria è il comune di Varese (2013), l’allora sindaco Attilio Fontana disse: “si tratta di una strumentalizzazione che non ha motivo di esistere. Si è voluti andare a disseppellire un evento passato per una squallida strumentalizzazione”.

Questo provvedimento di revoca ha carattere strumentale, anacronistico e inutile.

Non è anacronistico anche mantenere una cittadinanza onoraria per Mussolini?

Il diritto romano prevedeva la damnatio memoriae. Si cancellava la memoria di un amministratore che aveva amministrato male la res pubblica. Con Mussolini verrebbe la tentazione di applicare questa condanna. Istituto che non c’è nel nostro diritto.

Con la a damnatio memoriae veniva distrutto tutto ciò che faceva capo a questi condannati. Di molti di questi condannati non è rimasta nessuna memoria. C’è il rischio di far dimenticare gli errori che commisero queste persone. Nel caso di Mussolini, il rischio riguarda i gravi errori che furono fatti durante il ventennio fascista. La storia è memoria che non può essere cancellata, nel bene o nel male. Non è con un atto come questo che si cancella.

Cos’altro vi ha spinto a non revocarla?

Anche la domanda, semplice e non banale: come si fa a togliere la cittadinanza onoraria a un morto che non ha possibilità di instaurare un contraddittorio? Essendo deceduta la persona oggetto del conferimento non è stato possibile instaurare un contraddittorio. Principio che va applicato anche a Benito Mussolini.

Lascia perplesso anche il fatto che le precedenti amministrazioni di sinistra non hanno pensato a questa revoca negli anni passati, questo per l’appunto è il carattere strumentale. La nostra amministrazione, essendo di centro-destra, deve essere certamente fascista, secondo alcuni.

Lei come si dichiara?

Io sono certamente antifascista, vengo dalla storia del partito repubblicano e prima di entrare in Forza Italia ero iscritto a questo partito. Sono sicuramente un laico di centro-sinistra. La decisione è stata presa non soltanto dalla mia maggioranza, ma anche dall’altro gruppo della minoranza. Noi crediamo di aver fatto un’operazione corretta.

A noi, di Benito Mussolini – utilizzando un termine un po’ fascista – non ce ne frega nulla. Anzi, io sono sicuramente, un antifascista.

Lo dimostra la mia storia politica.

Perché non istituire una giornata della memoria in sostituzione dell’onorificenza della cittadinanza allora?

Noi ogni giorno portiamo nelle scuole ex deportati, lo facciamo non solo per la Shoah ma anche per i martiri delle Foibe. Abbiamo già tutta una serie di iniziative che condannano le leggi razziali. Abbiamo più volte pubblicamente dichiarato che non è stata certamente un’esperienza positiva quella della Repubblica sociale italiana.

Noi non vogliamo che qualcuno pensi che desideriamo affrancarci in qualche modo, perché non ne abbiamo bisogno. La repubblica sociale italiana non ha nulla a che fare con Salò, lo può confermare qualunque studioso. Salò è una città assolutamente antifascista, bellissima, offre servizi di tutti i tipi. Ha un bellissimo museo e una bellissima biblioteca con studenti che non vengono indottrinati da principi di carattere fascista. Ci ispiriamo a principi liberali e democratici.

Pensa a una cittadinanza onoraria per Liliana Segre?

Alla Segre sono vicino emotivamente, credo la Shoah sia una delle cose più terribili capitate nella storia dell’umanità. Ma se la devo dare alla signora Segre, la devo dare anche ad altri cittadini di Salò che sono stati deportati. La cittadinanza onoraria la do a quei cittadini che per Salò hanno fatto qualcosa di valore. Io ne ho data una soltanto.

C’è però un valore simbolico importante.

Non credo che si debba dare per dimostrare che la città di Salò non è fascista. Non serve dare la cittadinanza onoraria alla signora Segre per la quale ho il massimo rispetto e anzi invito a Salò, magari l’anno prossimo se se la sente, a parlare nelle scuole.

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