Un anno fa l’incidente della Torre dei Conti. Ma il lavoro continua a uccidere
«Non dobbiamo aspettare altri morti per cambiare le regole». Davanti alla Torre dei Conti, a pochi passi dal Colosseo, dove un anno fa il crollo di un cantiere travolse l’operaio Octav Stroici, le parole di Diego Piccoli, segretario generale della Fillea-Cgil Roma e Lazio, accompagnano una commemorazione che torna a essere denuncia. «Negli ultimi giorni nel Lazio tre lavoratori sono morti e un quarto è in condizioni critiche. Servono più controlli, personale, formazione vera, stop ai subappalti a cascata e prepensionamento per gli edili over 60».
Questa mattina Cgil e Fillea Roma e Lazio hanno deposto una corona vicino alla torre, insieme ai familiari di Stroici e a Gaetano La Manna, il collega sopravvissuto. Alla famiglia è stata consegnata la prima “pietra della memoria”, promossa con l’associazione Insieme per la Giustizia, in attesa dell’autorizzazione a collocarla sul posto.
Octav aveva 66 anni ed era ancora in cantiere. Il 3 novembre 2025 rimase intrappolato sotto le macerie per undici ore. L’Italia seguì i soccorsi in diretta televisiva, tra tentativi di salvataggio e speranze, fino all’estrazione e alla successiva morte in ospedale. Accadde nel centro di Roma, a pochi passi dai palazzi della politica.
Un anno dopo, la distanza tra quella tragedia pubblica e la possibilità di migliorare concretamente le condizioni di chi lavora appare ancora enorme. È su questa distanza che insiste il sindacato. Alle istituzioni chiede di coprire le carenze di organico degli Spresal, rafforzare la prevenzione e aumentare le ispezioni. Perché verificare la sicurezza significa entrare nei cantieri, controllare come vengono eseguite le lavorazioni e accertare che la formazione sia effettiva.
C’è poi la trasparenza degli appalti: sapere chi affida il lavoro, chi lo esegue, attraverso quanti passaggi e con quali responsabilità. La Fillea Cgil di Roma e Lazio denuncia una filiera nella quale la compressione dei costi e dei tempi può scaricarsi sull’ultimo anello, il lavoratore. Fermare i subappalti a cascata significa, nella richiesta sindacale, rendere più leggibili e controllabili queste responsabilità.
La mobilitazione proseguirà il 5 novembre sotto la Regione Lazio, con Cgil e Fiom, a sostegno degli emendamenti sul lavoro in quota. «Alla famiglia di Octav dobbiamo verità e giustizia, ai lavoratori il diritto di tornare a casa», ribadisce Piccoli. Davanti alla torre, oggi, la memoria ha il volto dei familiari e di un collega che si è salvato. Le risposte attese riguardano tutti quelli che domani torneranno su un ponteggio.