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E poi all’improvviso Conte, Toninelli e Trenta riaprono i porti: si riscoprono umanisti sui migranti

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Il premier Giuseppe Conte e i ministri Danilo Toninelli ed Elisabetta Trenta

Per 14 mesi hanno avallato ogni atto voluto da Salvini, salvato anche dal processo Diciotti, e ora quasi sembra che nulla sia successo: cambio di rotta repentino sulla gestione flussi migratori

Migranti M5S | Complice la crisi di governo, all’improvviso i ministri Elisabetta Trenta e Danilo Toninelli, nonché il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, hanno riscoperto l’importanza dell’umanità e si sono opposti all’ennesimo divieto di sbarco per la Open Arms richiesto da Matteo Salvini. Dopo oltre 13 giorni passati in acque internazionali, un intervento del Tar del Lazio ha permesso alla nave della Ong di entrare in acque territoriali riconoscendo l’illegittimità del primo divieto di sbarco richiesto da Salvini e co-firmato dai ministri dei Trasporti e della Difesa.

Senza colpo ferire, il capo del Viminale ha attaccato la magistratura e annunciato che avrebbe firmato un nuovo divieto per impedire alla Open Arms di attraccare a Lampedusa e sbarcare gli oltre 100 migranti rimasti per giorni alla deriva in attesa di una soluzione. Questa volta, però, i ministri Trenta e Toninelli hanno detto no all’ormai ex alleato di governo e si sono rifiutati di co-firmare l’ennesimo divieto di sbarco, rendendo di fatto nullo l’atto di Salvini.

“Ho preso questa decisione motivata da solide ragioni legali ascoltando la mia coscienza. Non dobbiamo mai dimenticare che dietro le polemiche di questi giorni ci sono bambini e ragazzi che hanno sofferto violenze e abusi di ogni tipo. La politica non può mai perdere l’umanità”, ha dichiarato il ministro della Difesa Trenta motivando il rifiuto. “Emettere un nuovo decreto identico per farselo bocciare di nuovo dal Tar dopo 5 minuti esporrebbe la parte seria del governo, che non è quella che ha tradito il contratto, al ridicolo. Questo non significa che dobbiamo accogliere tutti i migranti di Open Arms. La nostra linea non cambia: mettiamo in sicurezza la nave come ci chiedono i giudici, poi l’Europa e in primis la Spagna inizino ad assumersi le proprie responsabilità facendosi carico di accogleere 116 migranti. Noi come Italia interveniamo per tutelare la salute dei 31 minori a bordo”, ha invece spiegato il ministro dei Trasporti Toninelli.

Dello stesso avviso anche il presidente del Consiglio Conte, che in una lettera aperta pubblicata su Facebook ha attaccato Salvini e sottolineato: “La tua foga politica e l’ansia di comunicare, tuttavia, ti hanno indotto spesso a operare slabbrature istituzionali, che a tratti sono diventati veri e propri strappi istituzionali. Il consenso politico a cui ogni leader politico aspira si nutre della fiducia degli elettori. Ma se non alimentiamo la fiducia dei cittadini nelle istituzioni pubbliche si crea un cortocircuito e alla fine prevalgono rabbia e disaffezione”.

Insomma, a distanza di quattordici mesi, i pentastellati esponenti di governo per la prima volta si sono opposti alla deriva di Salvini e hanno rispedito al mittente l’assurdo ordine del vicepremier leghista. Un’ottima azione e un’ottima risposta, non fosse per un dettaglio: proprio gli stessi ministri Trenta e Toninelli, nonché lo stesso presidente del Consiglio Conte, per oltre 14 mesi hanno di fatto avallato ogni pretesa di Salvini, co-firmando divieti di sbarco identici a quello ora rifiutato e dando man forte alla narrazione salviniana sull’immigrazione.

Il Movimento 5 Stelle, che solo ora, dopo quattordici mesi, reagisce ai soprusi dell’ex alleato di governo, ha di fatto contribuito, per mero attaccamento alla poltrona, a rafforzare sia la narrazione salviniana che il consenso del Carroccio difendendo Salvini anche dall’indifendibile, salvandolo dal processo Diciotti richiesto dal tribunale dei Ministri di Catania, votando senza colpo ferire i due decreti sicurezza che ora i magistrati stanno smontando pezzo per pezzo e zittendo i dissidenti che avevano provato ad alzare la voce contro la deriva di un Movimento 5 Stelle completamente plagiato dall’alleato.

Che Trenta, Conte e Toninelli siano improvvisamente rimasti folgorati sulla via di Damasco e abbiano finalmente deciso di contrapporsi all’ex alleato che per oltre un anno li ha di fatto usati e trattati come zerbini non può che essere una buona notizia, quel che però manca a questa conversione per essere davvero credibile è un minimo di autocritica.

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