Me

L’incredibile storia del migrante 15enne sopravvissuto al Mediterraneo e affogato in un lago in Piemonte mentre festeggiava la licenza media

Di Giulio Cavalli
Pubblicato il 18 Giu. 2019 alle 17:52 Aggiornato il 11 Set. 2019 alle 02:35
Immagine di copertina
Abdo Ellatif Solayman

Migrante affogato in Piemonte | Aveva appena superato l’esame di terza media. Ed era felicissimo. Perché Abdo Ellatif Solayman non era un alunno normale, soprattutto di questi tempi: era arrivato dal Ghana ed era ospite di un centro di accoglienza in Val di Susa.

Forse avrà pensato, dopo avere attraversato il Mediterraneo con tutto quello che comporta, che quel diploma di terza media almeno lo mettesse un po’ in pace con il mondo. Con il suo mondo.

Ci sono soddisfazioni, per chi fugge per salvarsi la pelle, che forse noi non riusciamo nemmeno immaginare che forma abbiano, non riusciamo nemmeno a dargli una forma, a metterle per iscritto.

Domenica scorsa Abdo era andato al Lago Grande di Avigliana con alcuni suoi coetanei per festeggiare la promozione e aveva deciso di farsi un bagno. Poi si è sentito male in acqua. I suoi amici hanno allertato i soccorsi e gli infermieri si sono dati da fare in modo sfiancante per fargli ripartire il cuore sotto il sole.

Quando il cuore era ripartito qualcuno forse lì avrà pensato che non poteva salvarsi da quella traversata mortale del Mediterraneo per poi morire in un fazzoletto d’acqua. Qualcuno deve avere detto che non ci si salva da una guerra, dalla Libia e poi dal gommone per morire in un festeggiamento appena ritrovata la libertà. E invece niente.

Le sue condizioni di vita in serata sono peggiorate e i medici di Rivoli non hanno potuto fare niente per tenerlo vivo.

È una storia piccola, minima. Una di quelle che succede a molti italiani (tanto per frenare fin da subito i barbosi commenti), eppure, letta così, dimostra come siamo tutti terribilmente fragili e quanto il destino possa essere feroce, quando decide di mettersi di traverso.

Abdo che percorre chilometri di mare e muore su qualche metro di lago ci racconta quanto siamo piccoli e fragili e come in fondo siamo deboli di fronte al destino. Ed è una storia che in fondo tocca il cuore perché è una normalità faticosamente raggiunta che viene spezzata da un filo.

Sembra la drammaturgia di una tragedia greca, solo che la scena qui è la vita reale, quella vera e Abdo non c’è più. Sul corpo sarà fatta l’autopsia per stabilire le cause del decesso, dicono i comunicati stampa.

E chissà se nel cuore di Abdo si sente la paura che ha provato, le vessazioni, le onde del mare che lo hanno afflitto e la felicità di sentirsi finalmente vivo e con un futuro. Chissà se le autopsie riescono a tirare fuori anche questo.

Sea Watch, la testimonianza: “Tornare in Libia? Meglio morire”

“In Africa prigione o morte per chi è gay”, l’inferno dei migranti Lgbt

Chi controlla davvero i centri di detenzione in Libia, dove i migranti vengono torturati e stuprati