Pasqua 2020, cosa ha detto Papa Francesco nella benedizione Urbi et Orbi: “Che il vero contagio sia quello della speranza”

Di Marta Vigneri
Pubblicato il 12 Apr. 2020 alle 13:09 Aggiornato il 13 Apr. 2020 alle 08:36
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Pasqua 2020, il discorso integrale di Papa Francesco

Prima di dare la sua benedizione Urbi et Orbi in occasione della Messa di Pasqua celebrata a San Pietro, Papa Francesco ha pronunciato parole toccanti per commentare la resurrezione di Cristo e spiegare il senso che la Pasqua assume in un periodo difficile come quello che il mondo sta vivendo a causa della pandemia di Coronavirus. Un discorso denso di appelli alla comunità internazionale per aiutare i popoli in difficoltà a ritrovare pace e ricevere il sostegno adeguato per affrontare la crisi.

“Oggi echeggia in tutto il mondo l’annuncio della Chiesta: Gesù Cristo è risorto. E’ veramente risorto, con una fiamma nuova questa notizia si è accesa nella notte. Nella notte di un mondo alle prese con sfide epocali che mettono alla prova la nostra famiglia umana. Ma la resurrezione è un altro contagio che si trasmette da cuore a cuore, è il contagio della speranza. Cristo è risorto. E’ la vittoria dell’amore sulla radice del male, che non scavalca la sofferenza e la morte, ma le attraversa, trasformando i mali in bene. A Gesù volgiamo il nostro sguardo perché sani le ferite dell’umanità afflitta. Il mio pensiero va a quanti sono stati colpiti direttamente dal Coronavirus, ai malati, a quelli che sono morti e a chi piange per la scomparsa dei loro cari, a cui non sono riusciti a dare neanche l’estremo saluto”, ha detto Bergoglio.

“Questa è una Pasqua di solitudine, vissuta trai lutti e i tanti disagi che l’epidemia sta provocando. Questo morbo non ci ha privato solo degli affetti, ma anche della possibilità di attingere alla consolazione che sgorga dai sacramenti. Ma il signore non ci ha lasciati soli, rimanendo uniti nella preghiera siamo certi che egli ha posto su di noi la sua mano, ripetendoci con forza: non temere, sono risorto e sono sempre con te. Gesù nostra Pasqua sia forza e speranza. Ai medici e agli infermieri che ovunque offrono cura fino all’estremo delle loro forze sacrificando anche la propria salute. A loro, alle forze dell’ordine, che in molti paesi hanno contribuito ad alleviare le sofferenze della popolazione va il nostro pensiero affettuoso con la forza della gratitudine. In queste settimane la vita di molte persone è cambiata all’improvviso, per molti è stata un’occasione per riflettere e godere della compagnia dei propri cari. Per tanti però è anche un tempo di preoccupazione per l’avvenire incerto, il lavoro che si rischia di perdere e le sofferenze che la crisi porta con sé. Incoraggio chi ha responsabilità politiche ad adoperarsi per il bene dei cittadini, fornendo i mezzi per consentire a tutti di condurre una vita dignitosa e favorire la ripresa. Non è questo il tempo dell’indifferenza, perché tutto il mondo sta soffrendo e deve ritrovarsi unito ad affrontare la pandemia”.

“Gesù doni speranza ai profughi e ai senza tetto: non siano lasciati soli i fratelli e le sorelle più deboli che popolano le città e periferie di ogni parte del mondo. Non facciamo mancare loro i beni di prima necessità. Si allentino pure le sanzioni internazionali che inibiscono le possibilità dei Paesi che ne sono destinatari di fornire sostengo ai cittadini e si mettano in condizione gli stati, riducendo se non condonando il debito che grava sui bilanci di quelli più poveri. Non è il tempo degli egoismi, perché la sfida che stiamo affrontando ci colpisce tutti. L’Europa è potuta risorgere grazie a concreto spirito di solidarietà che ha consentito di superare la rivalità del passato: è quantomai urgente soprattutto in circostanze odierne che non riprendano vigore ma che tutti si riconoscano parte di un’unica famiglia e si sostengano a vicenda. L’Unione Europea ha di fronte a sé sfide da cui dipenderà il futuro del mondo intero. Non si perda occasione di dare prova di solidarietà anche ricorrendo a soluzioni innovative. Non si ceda alla tentazione di un ritorno al passato”, ha osservato il Papa.

Non è questo il tempo delle divisioni, Cristo nostra Pace illumini quanti hanno responsabilità nei conflitti perché rispondano all’appello di cessare il fuoco in tutti gli angoli del mondo. Non è questo il tempo in cui continuare a trafficare armi, sprecando risorse che devono essere utilizzati per salvare vite. È invece il tempo di porre fine al conflitto in Siria, in Iraq e in Siria. Sia il tempo in cui israeliani e palestinesi riprendano il dialogo per trovare soluzione stabile e duratura che permetta di vivere in pace. Si ponga fine agli attacchi terroristici contro tante persone innocenti in diverse zone dell’Africa. Non è questo il tempo della dimenticanza. Gesù doni protezione ai tanti migranti e rifugiati, tra cui tanti bambini, specialmente in Libia e al confine tra Grecia e Turchia. Non voglio dimenticare l’isola di Lesbo. Permetta in Venezuela di giungere a soluzioni concrete e immediate”.

“Cari fratelli e sorelle, indifferenza, egoismo, divisioni non sono le parole che vogliamo sentire in questo tempo, vogliamo bandirle da ogni tempo, sembrano prevalere quando in noi vincono la paura e la morte, cioè quando non lasciamo vincere il Signore Gesù nel nostro cuore e nella nostra vita. Disperda le tenebre della nostra umanità e ci introduca nel suo giorno glorioso che non conosce tramonto. Buona Pasqua“.

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