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Meningite in provincia di Bergamo, cinque casi in un mese: cosa sta succedendo

Di Anna Ditta
Pubblicato il 5 Gen. 2020 alle 15:04 Aggiornato il 5 Gen. 2020 alle 15:55
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Immagine di copertina

Meningite in provincia di Bergamo, cinque casi in un mese: cosa sta succedendo

In provincia di Bergamo nell’ultimo mese si sono verificati cinque casi di meningite – due dei quali mortali – che hanno portato i cittadini della zona a formare lunghe code per le vaccinazioni, con notevoli disagi. Le autorità si stanno occupando del caso e oggi pomeriggio in Prefettura è stato convocato un vertice con tutti i sindaci locali.

La zona in cui si sono registrati i casi è quella del Basso Sebino bergamasco. Delle cinque persone colpite, due sono decedute a causa della malattia e Ats e Regione hanno attivato già da giorni una vaccinazione a tappeto. Ma cosa sta succedendo nel basso bergamasco?

Cos’è la meningite

Il meningococco è un batterio che, quando raggiunge il cervello, può dare origine alla meningite. Con “meningite” si indica l’infiammazione delle membrane che ricoprono l’encefalo e il midollo spinale, chiamate appunto meningi. La meningite di tipo batterico e virale è una malattia contagiosa, e si diffonde soprattutto attraverso le vie respiratorie.

Esistono in tutto 13 sierotipi di meningococco, ma quelli più frequenti, per i quali è disponibile un vaccino, sono A, B, C, Y e W135. I casi riscontrati in provincia di Bergamo sono causati da una sepsi di meningococco di tipo C.

Quando viene diagnosticata per tempo, la meningite può essere curata in tempi limitati senza problemi. Ma uno dei principali ostacoli è proprio la difficoltà nel riconoscere i sintomi della meningite da parte di chi ne è affetto, che soprattutto nelle prime ore o addirittura nei primi giorni può scambiarla per una semplice influenza. Una meningite non trattata può presentare infatti un rischio di morte molto elevato.

I casi di meningite a Bergamo

Il primo caso in provincia di Bergamo è stato quello di Veronica Cadei, 19enne di Villongo, morta il 3 dicembre a Brescia dopo un malore accusato sui banchi dell’università Cattolica, proprio a causa di una sepsi da meningococco di tipo C.

Altre due persone colpite – una studentessa di 16 anni e un uomo di 36, tutti e due di Villongo – erano finiti in ospedale per lo stesso motivo, ma ora sono fuori pericolo.

A perdere la vita è stata invece Marzia Colosio, 48enne di Predore che lavorava a Castelli Calepio. La donna è morta il 3 gennaio agli Spedali Civili di Brescia, poco tempo dopo essere stata ricoverata.

Oggi, domenica 5 gennaio, è arrivata la notizia di un nuovo probabile caso che riguarda un 16enne di Castelli Calepio, ricoverato all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo in gravi condizioni, con febbre alta e problemi respiratori. Le condizioni del ragazzo, inizialmente ricoverato in terapia intensiva, sono migliorate. Resta ricoverato in prognosi riservata, ma la sua situazione clinica è ora stabile: respira da solo e la prognosi si presenta in miglioramento.

In questo caso, tuttavia, ancora non è stato comunicato l’esito dell’analisi di tipizzazione, che dovrà confermare se si tratta anche in questo caso del tipo C di meningococco, lo stesso che è comparso negli altri quattro casi precedenti.

“Non c’è motivo di panico o allarme generalizzato, ma è giusto mantenere alta l’attenzione: se si interviene come si sta facendo, mettendo in atto una vaccinazione di massa, il focolaio si può infatti circoscrivere”. Lo spiega il direttore del Dipartimento Malattie infettive dell’Istituto superiore di sanità (Iss), Gianni Rezza, sottolineando che “il rischio di un’epidemia su larga scala è molto basso, perché si sta intervenendo in modo rapido e massivo”. Anche se “non si può escludere – avverte – il verificarsi di altri casi finché le vaccinazioni in atto non daranno i loro effetti, il che richiede circa due settimane di tempo”.

Nessuna caccia al “portatore sano”

Mentre si diffonde l’allarme per la meningite a Bergamo, l’assessore al Welfare della Regione Lombardia Giulio Gallera è intervenuto per smentire la notizia di una caccia al “portatore sano”.

“Smentisco categoricamente che siano stati effettuati test con tamponi salivari negli ambulatori di Villongo e Sarnico”, ha spiegato. “La Regione Lombardia non ha avviato ricerche di portatori sani di meningococco nel territorio interessato dai casi. Tale indagine non ha efficacia per contenere l’infezione; unico intervento utile per prevenire i casi è la vaccinazione di cui è in corso la campagna straordinaria”.

I cittadini continuano a presentarsi negli ambulatori per richiedere il vaccino, con lunghe code già nel cuore della notte. Ieri il vaccino era stato somministrato a 350 persone, residenti in tutto l’ambito del Sebino bergamasco (Comuni di Adrara San Martino, Adrara San Rocco, Credaro, Foresto Sparso, Gandosso, Parzanica, Predore, Sarnico, Tavernola, Viadanica, Vigolo e Villongo).

Oggi pomeriggio, intanto, è stato convocato in Prefettura a Bergamo un vertice con tutti i sindaci della zona del Sebino e l’assessore lombardo al welfare Giulio Gallera. I primi cittadini faranno il punto della situazione e metteranno in campo le strategie di intervento.

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