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“Se scoppia la Calabria è la fine. Qui il piano Covid mai attivato: realizzate solo 6 terapie intensive”

Un medico del 118 di Cosenza racconta a TPI l'agghiacciante situazione della sanità in Calabria, tra piano Covid mai realizzato e ospedali intasati per le richieste dei pazienti. Una bomba pronta a esplodere

Di Lara Tomasetta
Pubblicato il 11 Nov. 2020 alle 11:10 Aggiornato il 11 Nov. 2020 alle 11:15
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“La curva dei contagi è in progressivo aumento, si sono innescati dei meccanismi a catena dovuti a una mancanza di programmazione che andava invece implementata da maggio. Dovevano essere attivati quei servizi e quelle strutture per affrontare la seconda ondata della pandemia, data per certa dai virologi. In paragone con la primavera, col picco della pandemia in altre regioni, oggi registriamo un numero estremamente più importante relativo a positività. L’emergenza Covid in Calabria è adesso”. A parlare a TPI è un medico della centrale operativa del 118 di Cosenza che chiede di restare anonimo. La Calabria oggi è arrivata alla resa dei conti con il proprio passato e con un presente, pesantissimo, che impone scelte coraggiose e immediate.

In Calabria il generale-commissario ad acta alla Sanità, Saverio Cotticelli, inviato due anni fa in Calabria per sanare l’antico buco nel bilancio dall’allora ministra della Salute, la pentastellata Giulia Grillo, nel primo governo Conte (nomina confermata da Conte due il 19 luglio 2019), si è dovuto dimettere, mentre il premier ne annunciava l’esautoramento.

Per lui è stata fatale un’improvvida intervista a Rai 3. Imbarazzato e impacciato, durante la trasmissione Titolo V, Cotticelli prima ha affermato che il (mai attuato) piano anti-Covid regionale non gli competeva. Salvo ammettere pochi istanti dopo che in effetti era di sua responsabilità già dal giugno scorso. Senza peraltro fornire al cronista minime informazioni sui posti letto disponibili nei reparti di terapia intensiva della regione. Cotticelli ha detto di non riconoscersi in quell’intervista, lanciando sospetti su una possibile congiura nei suoi confronti, come confermato nell’intervista esclusiva al nostro giornale di Luca Telese.

Come ricorda Antonio Scali, sempre da queste colonne, con l’ultimo Dpcm la Calabria è stata inserita tra le Regioni in zona rossa, non per la quantità dei contagi, ma per la fragilità del suo sistema sanitario, con carenze di posti in terapia intensiva, tagli, debiti, sprechi e un commissariamento che va avanti da oltre 10 anni. In breve tempo l’esecutivo ha poi nominato un nuovo commissario per la sanità calabrese: Giuseppe Zuccatelli. Le cose non sono andate meglio. Immediatamente sui social è diventato virale un suo video nel quale affermava che le mascherine non servono a prevenire il Covid, perché per contagiarsi bisogna baciarsi per quindici minuti in bocca con la lingua. Zuccatelli ha poi provato a metterci una pezza, affermando che si trattava di frasi estrapolate dal contesto. Eppure sono in molti che già vorrebbero una sua sostituzione. E così spunta il nome nuovo di Gino Strada. Il senatore e presidente della commissione parlamentare antimafia Nicola Morra ha annunciato un dialogo in corso con il fondatore di Emergency “allo scopo di coinvolgerlo nella squadra della sanità calabrese in fase di rinnovamento dopo l’uscita del commissario Saverio Cotticelli e l’arrivo di Giuseppe Zuccatelli”. Fatto sta che ora la regione si trova in ginocchio di fronte a un virus che rischia realmente di condurre a un disastro sanitario senza precedenti.

“Il piano Covid non è stato attivato”, spiega il medico del 118 a TPI. “Da qui l’intasamento dell’ospedale principale della provincia di Cosenza, ossia l’ospedale dell’Annunziata. La struttura ha dovuto accogliere tutte quelle positività che arrivavano dall’intera provincia: parliamo di 750mila utenti. È una delle Asp (azienda pubblica di servizi alla persona ndr.) più grandi d’Italia. Tutto ovviamente è venuto a pesare sull’ospedale principale. Sono venuti a mancare tutti i filtri intermedi, come l’attivazione delle Usca (Unità Speciali di Continuità Assistenziale). Le Usca sarebbero potute essere quelle strutture territoriali in grado di seguire le persone positive con una sintomatologia tale da non essere ospedalizzate e questo avrebbe evitato la pressione sulla struttura principale. Va inoltre ricordato che con il commissariamento della Calabria, gli ospedali periferici sono stati tagliati o depotenziati. In questo frangente ci voleva la lungimiranza di individuare questi ospedali e magari attivarli facendoli diventare  Covid hospital”, prosegue il medico.

La situazione dell’ospedale Annunziata di Cosenza è leggermente migliorata dopo che hanno cominciato a circolare le foto di decine di ambulanze ferme per ore in attesa di essere accolte. “Il giorno dopo si è corso ai ripari”, spiega il medico. “É stato aperto un unico reparto Covid periferico, nell’ospedale di Rossano, con 12 posti. Questi posti sono stati in grado di alleggerire un po’ la pressione. E poi a Rogliano è stato aperto un reparto Covid. Ma già oggi questi numeri non bastano. Non c’è stata una strategia”.

L’altro tema che desta preoccupazione in Calabria è quello dei focolai e del monitoraggio attraverso i tamponi. Come spiega il nostro medico a TPI il problema principale riguarda i tempi con cui i tamponi vengono lavorati e il relativo percorso dei tracciamenti.

“Nell’ultimo periodo si è sviluppato un focolaio a Casale del Mango, nella zona della Presila, tale per cui la Regione l’ha dichiarata zona rossa. In tutta la provincia, a macchia di leopardo, ci sono stati casi analoghi, in alcuni casi anche nelle Rsa. È inoltre aumentato il contagio interfamiliare. Ma il problema riguarda la processazione dei tamponi molecolari: il ritardo è dovuto al fatto che l’unico laboratorio attrezzato alla processazione è sempre l’ospedale di Cosenza. Quindi tutti i tamponi arrivano lì. Anche qui nella programmazione doveva essere inserita la possibilità di aprire un altro laboratorio, altra cosa non fatta in questi mesi. Questo laboratorio non è stato attivato ma le risorse sono state elargite”, prosegue il medico del 118.

Ed entrando nel merito delle famose risorse elargite per l’emergenza Covid troppe domande restano senza risposta: cosa ne è stato degli 86 milioni di euro destinati alla Regione Calabria? Quando sono stati stanziati? Come e se sono stati spesi? Sui trasferimenti dei fondi governativi alla Regione, che a sua volta avrebbe dovuto trasferirli al commissario, ora tutti si chiedono: è stato fatto? Secondo quanto riferito da Antonio Belcastro, delegato per l’emergenza della regione Calabria, una tranche degli 86 milioni assegnatale sarebbe stata già versata alle aziende sanitarie provinciali, l’altra sarebbe questione di giorni. Ma è davvero impossibile tracciare il percorso di questi soldi.

A livello nazionale non stiamo messi meglio. Di fronte ai 9,5 miliardi stanziati finora dal governo (come riportato sul sito del ministero del Tesoro) “per rafforzare in modo strutturale la rete ospedaliera e garantire la dotazione di personale, strumenti e mezzi al sistema sanitario”, l’impatto reale appare di gran lunga inferiore. All’appello mancherebbe soprattutto il potenziamento dell’assistenza territoriale, affidato alle Regioni, per il quale erano stati stanziati 1,2 miliardi di euro: si puntava soprattutto sulle Usca, le Unità speciali di continuità assistenziale che avrebbero dovuto assistere i pazienti a casa (una ogni 50mila abitanti) ma al momento il loro numero sarebbe rimasto molto inferiore a quello previsto. Soldi non spesi, dunque, e medicina territoriale ancora in affanno, ma non solo per questo: anche i 2,5 miliardi destinati all’acquisto di guanti e camici per i medici di base o all’acquisto di vaccini antinfluenzali non risultano ancora utilizzati. Conti alla mano, sono proprio le Regioni a doversi difendere: avrebbero usato finora soltanto un terzo della prima tranche dei fondi-sanità del governo, pari a circa 3,4 miliardi di euro, due dei quali destinati, appunto, al potenziamento delle strutture.

Gli 86 milioni per la Calabria dovevano servire a incrementare le terapie intensive: “da 100 che dovevano essere attivate, ne sono state attivate solo 6”, spiega il medico a TPI. “Ci doveva essere un numero congruo di assunzioni, di personale medico e paramedico, ma anche di queste assunzioni non si è vista l’ombra. Erano soldi che avrebbero dovuto dare respiro a tutta l’emergenza Covid e che non si sa quali strade abbiano preso. In primavera siamo stati fortunati, ma se la situazione dovesse registrare un surplus di contagi, il sistema imploderebbe”, afferma il medico del 118.In primavera siamo stati fortunati, ricordiamocene”, conclude.

Nel frattempo, il presidente facente funzioni della Giunta regionale, Nino Spirlì, ha firmato ieri l’ordinanza n. 85 che prevede la conversione di posti letto di area medica in posti letto Covid-19. Il provvedimento prevede un incremento pari a 234 posti letto Covid più altri 10 di terapia intensiva. Nello specifico, il provvedimento dispone: che nell’area nord della regione, per le strutture di Rogliano, Rossano Corigliano-Rossano e Paola-Cetraro, sia realizzata una riconversione di 74 posti letto di degenza ordinaria e l’attivazione di 10 posti letto di terapia intensiva, Covid-19 dedicati; che nell’area sud, per la struttura di Gioia Tauro, sia realizzata la riconversione dei posti letto attraverso la previsione di 40 posti letto Covid-19; che nell’area centro, per la struttura di Soveria Mannelli, sia realizzata una riconversione di 20 posti letto Covid; la riqualificazione e adeguamento della struttura “Villa Bianca” – già sede del Policlinico universitario di Catanzaro – per la realizzazione di 100 posti letto Covid.

“La Calabria – spiega Spirlì – non poteva più aspettare: la lentezza e l’inadeguatezza dei commissari di Governo, e il mancato controllo da parte degli organi superiori, non potevano dettare i tempi e il passo al contrasto al Covid 19 in Calabria“.
“Ho preso questa decisione – dice ancora il presidente ff – perché la ritengo l’unica da assumere in momenti come questo. Non possiamo permetterci il tempo delle riunioni, dei confronti e delle proposte: la gente ha bisogno di certezze. Le preoccupazioni e le ansie aumentano quando i rappresentanti del popolo dimostrano incertezze e dubbi. Credo che 234 posti di degenza ordinaria e 10 posti in terapia intensiva, che si sommano a quelli che in questi giorni – grazie alla precedente ordinanza – le Asp e le Aziende ospedaliere hanno attivato, possano essere già un numero tranquillizzante. Questo è il primo passo di un nuovo sentiero. Noi non molliamo, saremo a fianco dei calabresi a prescindere dalle appartenenze politiche e partitiche e al di là degli attacchi mediatici”.

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