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La storia del maturando che fa l’esame con il Covid e si infuria con i giornalisti

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La storia del maturando positivo al Covid che si arrabbia con i giornalisti

“Chiedo solo correttezza e rispetto nei confronti di uno sciacallaggio mai così inutile, e sappiate che nonostante tutto io sono orgoglioso di aver contribuito a fermare il contagio, diffondendo e facendo diffondere la notizia, sacrificando la mia privacy in virtù del benessere comune”, sono le parole con cui Gabriel, maturando di un Liceo di Napoli risultato positivo al Covid, critica gli articoli che hanno raccontato la sua vicenda, e attacca i cronisti per aver diffuso informazioni poco accurate su quello che è successo dieci giorni fa. Quando ha incontrato alcuni amici per una “braciata”.

“Siamo dieci-dodici amici di classe, come previsto dalla legge vigente, pranziamo insieme all’aperto, neanche tutti allo stesso tavolo, ma divisi. I ragazzi in questione, oltre ad essere miei strettissimi amici, di cui ho piena fiducia, avevano rispettato la quarantena in modo ligio e visto che in quella data in Campania erano diversi giorni che il bollettino riportava 0 o 1 contagio, c’è sembrato ragionevole, lo prevedeva anche la legge in vigore, mangiare insieme un’ultima volta da liceali, facendo una spasmodica attenzione per bicchieri, piatti e forchette”, scrive Gabriel nel post condiviso su Facebook.

“Il sottoscritto in particolar modo è sempre stato attento alla salute altrui, prima ancora che a quella propria, proprio in queste ore ho ricevuto tanti messaggi di gente incredula per la mia positività, in quanto sapevano della mia instancabile attenzione all’applicazione dei protocolli sanitari. La braciata per le 17:30 è finita, non ci sono stati momenti di promiscuità in cui i nostri flussi d’aria si sono incrociati irrimediabilmente”. Gli articoli che hanno riportato la vicenda, hanno descritto l’incontro come una festa durata fino a oltre mezzanotte, in cui non erano state rispettate le norme di sicurezza e in cui i ragazzi con buona probabilità si erano scambiati abbracci o bicchieri. Ma, scrive Gabriel, nessuno si è preoccupato di contattare loro per sapere come fosse andato l’incontro e “ascoltare cosa avevano da dire“.

“Nulla di tutto ciò è stato fatto. Si è dato, invece, spazio a giudizi che hanno infiammato un clima già caldo, ad esempio quello di un nuovo focolaio o della difficoltà nel rispettare le regole ad una braciata”, scrive ancora il maturando. “Anche presso il mio liceo, è stato creato un inutile, inopportuno, irrazionale terrorismo psicologico”. Eppure, racconta, “è notizia di questi minuti che molti miei amici sono negativi e lo sono anche i miei genitori (con loro sono stato categorico appena ho avuto la febbre mercoledì, inutile dire che non sono più uscito di casa)”. Gabriel ha insistito che gli fosse fatto un tampone subito dopo aver avvertito un po’ di febbre. Scoprire l’esito positivo è stato “assurdo”. “Nessun medico, lungi da me volerli colpevolizzare, aveva ipotizzato avessi il Covid, solo la mia infinita scrupolosità supportata dalla correttezza per il prossimo mi ha portato a sottopormi volontariamente al tampone sabato pomeriggio”.

“Ricevuto lunedì mattina l’inspiegabile e assurdo responso ho insistito tantissimo affinché chi fosse in contatto con me adottasse precauzioni molto rigide e si sottoponesse al tampone”, spiega, sorpreso di essere stato colpito dal virus dopo mesi in cui aveva adottato un comportamento che, anche a detta dei suoi conoscenti, si era rivelato osservante delle regole, e deluso perché, pur essendosi preoccupato di avvertire tutti, sapendo di correre il rischio di passare per untore, si è sentito trattato da irresponsabile. E adesso, mentre molti dei suoi amici si recheranno a scuola almeno per affrontare la prova orale dell’esame di Stato, lui la maturità la sostiene online.

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