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L’infermiera che iniettò finti vaccini a centinaia di bambini condannata a risarcire oltre 550.000 euro

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Quando ancora non si litigava sui vaccini contro il Covid, la galassia dei no vax era già ben nutrita. Nel 2017 salì agli onori della cronaca il caso di Emanuela Petrillo, allora assistente sanitaria di Spresiano (Treviso), oggi 38enne, denunciata e licenziata con l’accusa di avere finto di iniettare la dose vaccinale a centinaia di bambini negli anni di servizio trascorsi tra il Friuli (al distretto di Codroipo, dal 2009 al 2015) e il Veneto (all’Ulss n.2).

La donna è stata condannata a risarcire 550mila euro di danni (più 33mila euro di spese legali) all’Azienda sanitaria universitaria Friuli centrale di Udine (Asufc) dalla Sezione del Friuli Venezia Giulia della Corte dei Conti mentre è ancora in corso il processo presso il Tribunale di Udine. Petrillo, trevigiana di Spresiano, avrebbe finto di vaccinare circa 8 mila pazienti, per lo più bambini, tra il 2009 e il 2016 quando lavorava per le Asl del capoluogo friulano, Codroipo e Treviso. A settembre 2019 è iniziato nel tribunale di Udine un processo a suo carico: è accusata di peculato, omissione d’atti d’ufficio e falsità in certificati.

Secondo la Procura, per effetto della condotta attribuita all’ex assistente sanitaria “la quale avrebbe solo apparentemente inoculato ai piccoli pazienti i vaccini agli stessi destinati, escludendo così di fatto e nell’inconsapevolezza generale, la risposta immunitaria attesa”, sulla sanità regionale sono gravati i costi di “una complessa attività rimediale, sostanzialmente finalizzata, all’esecuzione di nuove somministrazioni vaccinali nei confronti della popolazione infantile ritenuta interessata dal disservizio”. Un danno erariale stimato dalla Procura complessivamente per oltre 660 mila euro. Nella sentenza della Corte dei Conti si legge che la donna “ben sapeva quel che faceva” e “ha agito con dolo”.

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