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Prato, insegnante di sostegno denuncia: “Licenziato perché disabile”

Marco Di Domenico ha una miopatia muscolare. Secondo la scuola questo lo rende "inidoneo all'attività di sostegno nella scuola"

Di Anna Ditta
Pubblicato il 21 Gen. 2020 alle 10:14
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Immagine di copertina

Prato, insegnante di sostegno denuncia: “Licenziato perché disabile”

Marco Di Domenico, insegnante di 33 anni, ha denunciato di essere stato licenziato perché disabile. Di Domenico, che ha una miopatia muscolare, è stato allontanato dalla scuola media di Prato in cui prestava servizio con una supplenza annuale come insegnante di sostegno.

È stato lo stesso Di Domenico a raccontare la vicenda in un post su Facebook. Secondo la scuola, la sua disabilità – che gli impedisce di sollevare pesi e salire le scale – renderebbe insicuro il suo stesso lavoro.

A stabilirlo è stata una commissione medica a cui lui stesso si è sottoposto, senza tuttavia immaginare che l’esito della visita lo dichiarasse “perennemente inidoneo all’attività di sostegno nella scuola”.

“A settembre avevo iniziato la mia prima supplenza e avrei dovuto lavorare fino al 30 giugno, ma la settimana scorsa mi hanno licenziato in tronco”, scrive Di Domenico. “Tutto è iniziato quando la preside della scuola mi ha chiesto di sottopormi all’esame della Commissione medica di verifica che avrebbe dovuto valutare la mia idoneità all’impiego. Dopo la visita sono stato dichiarato permanentemente inidoneo al sostegno per motivi di sicurezza, anche se non all’insegnamento. La risposta della scuola è stata consegnarmi la lettera di rimozione dall’incarico”.

L’insegnante ha deciso di presentare ricorso: “Nel lavorare sul sostegno ho cominciato a capire più a fondo il valore sociale dell’inclusione”, sostiene. “L’inclusione è la riorganizzazione di un sistema, la sua ricombinazione per fare posto a tutti. E niente, il sistema non ce l’ha fatta: sono stato espulso da un posto che serve all’inclusione. Discriminato di fatto”.

La preside della scuola media coinvolta fa sapere che “non si poteva fare altrimenti”. “Si tratta di una questione di sicurezza, sia per gli alunni che per l’insegnante stesso”, sostiene la dirigente Francesca Zannoni. “Se uno studente per caso lo spingesse e lui dovesse cadere, potrebbe farsi male. Mi è pianto il cuore quando ho firmato la rimozione dall’incarico perché ci trovavamo molto bene con lui, ma non avevamo alternativa. Purtroppo, non essendo un docente di ruolo, la normativa ci impone di agire così e non era possibile affidargli un’altra mansione”.

Insomma, la ragione del licenziamento non sarebbe solo la disabilità, ma anche la precarietà.

Su questo punto Di Domenico chiarisce: “Siccome sono precario non ho diritto ad essere assegnato ad un altro compito, né ad avere il punteggio della supplenza per salire in graduatoria. Potrei insegnare la mia materia, che è arte, se non fosse che venendomi tolta la possibilità di fare punteggio con il sostegno mi trovo ad avere uno svantaggio oggettivo rispetto ai colleghi normodotati, che nella mia stessa condizione lavorativa continuano a prendere quei santi 1.600 euro al mese e continuano a salire in graduatoria”.

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