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Ex deputato picchiato a calci e pugni. Il racconto a TPI: “Ho solo denunciato l’assenteismo di un dipendente comunale”

Il sindaco di Camposano è stato aggredito da un Lsu con la qualifica di spazzino

Di Cristiana Mastronicola
Pubblicato il 9 Apr. 2019 alle 17:40 Aggiornato il 12 Set. 2019 alle 03:00
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Immagine di copertina
Francesco Barbato. Credit: Facebook

In una stazione dei Carabinieri, l’ex deputato Francesco Barbato depone la sua denuncia: nella mattina del 9 aprile, un uomo ha fatto irruzione nel suo ufficio, l’ha insultato, minacciato e poi l’ha aggredito.

È successo a Camposano, piccolo comune in provincia di Napoli, dove Barbato è sindaco – per la terza volta – da due anni e mezzo. L’aggressore è un dipendente comunale, un Lsu (Lavori socialmente utili) con la qualifica di spazzino. Un assenteista, come denuncia il sindaco, che a Camposano sta portando avanti una battaglia contro i “parassiti”.

Raggiunto da TPI, Barbato – che tra un mandato e l’altro da sindaco della sua cittadina è stato anche deputato dell’Italia dei Valori – ha raccontato quanto accaduto tra i corridoi del municipio di Camposano.

“Ho ricevuto calci e pugni da un dipendente comunale, che, come ogni mattina negli ultimi tempi, timbra il cartellino e non va sulle strade che gli sono state assegnate come spazzino, ma se ne va davanti al bar piuttosto che andare a lavorare”. Per questa ragione, come spiega il sindaco, stamattina il primo cittadino ha deciso di rivolgersi al responsabile del servizio Lsu: “Con aria di sfida si mette davanti al bar e non lavora, ho chiamato gli agenti di polizia municipale per una verifica”.

Come racconta il sindaco, erano particolarmente impegnati per l’arrivo in città nei prossimi giorni dell’attrice Katherine Kelly Lang (meglio nota come Brooke Logan di Beautiful): “Volevo che anche lui facesse il suo dovere, visto che viene pagato. I vigili sono andati da lui, che ha risposto loro in dialetto: ‘Ma chi cazzo sei? Fatti i cazzi tuoi, a me non mi dovete rompere il cazzo'”.

L’uomo, avendo capito che a mandare i vigili era stato proprio il sindaco, ha deciso a quel punto di andare direttamente dal primo cittadino: “Ha capito che li avevo mandati io – perché da quando faccio il sindaco sto sbattendo fuori tutti i fannulloni, i parassiti e il marcio che c’è – è salito al secondo piano, è entrato nella mia stanza e ha esordito: ‘Lo sai che non mi devi rompere il cazzo! Devi farti i cazzi tuoi!'”.

A quel punto il sindaco ha chiesto all’uomo di uscire dalla stanza. Una volta arrivati i vigili, “lui mi ha dato un calcio sulla mano, facendomi volare il cellulare con cui volevo riprendere la scena, poi mi ha sferrato un pugno facendomi volare il cappello con il simbolo del comune. In quel momento ho invitato gli agenti ad arrestarlo, mentre lui si rivolgeva a loro dicendo di non toccarlo”. Poi il sindaco ha chiamato i carabinieri e per l’uomo sono scattate le manette.

Ma non è la prima volta che il dipendente comunale reagisce così. “Già il mese scorso ha minacciato il segretario comunale, pretende di prendere circa mille euro al mese senza lavorare. Questa è la sua teoria”.

Si sente di dover “mettere ordine” a Camposano, Barbato: “Pretendo che un dipendente pubblico debba fare il suo dovere, altrimenti li sbatto fuori senza batter ciglio. Alle sette di mattina sono già in giro a controllare il territorio”, spiega ancora il sindaco.

Il cambio di rotta imposto dal sindaco non è piaciuto proprio a tutti. “Oggi il mio comune lo paragonano alla Svizzera. Sto cercando di cambiare una tendenza che è tipica del sud, del Napoletanto, dove ognuno pensa di poter fare i fatti suoi. Io ho cambiato questa rotta, ma anche dopo l’episodio di stamattina sono sempre più convinto di andare fino in fondo, ma la rivoluzione la porto avanti”.

“Per evitare di fare la fine del sindaco di Acciaroli, per portare avanti la legalità, ho chiesto il porto d’armi per avere una pistola”, spiega ancora Barbato. E la legalità è sempre stato il faro guida per il sindaco di Camposano che, nel 1992, finì per girare con la scorta, dopo aver intrapreso una dura battaglia contro la camorra.

“Da deputato, ho cercato di far cambiare aria anche a livello nazionale per cercare di cambiare questo paese”, continua Barbato, che a Montecitorio è stato dal 2008 al 2015. Di minacce ne ha ricevute a iosa, il sindaco di Camposano, che spiega che ormai non ha più paura, “c’ho fatto le ossa”.

Alle spalle ha una macchina saltata in aria, nel 1993, e una serie di minacce, con la camorra di Alfieri in casa, ma non si arrende. “Nel 2019 Camposano deve essere una eccellenza del sud, che deve essere portata a modello europeo. Il paese sta cambiando. Il paragone lo faccio con la Svezia e la Danimarca per qualità della vita. Non mollo”, continua il sindaco.

“Vai controcorrente se fai in questo modo”. Un modo di fare, quello di Barbato, che affonda le radici negli anni Novanta, quando il suo territorio era la sede della camorra di Carmine Alfieri. Lui, una volta diventato sindaco, ha scelto di spendersi per quel territorio, per la legalità, per la giustizia. Contro quella forza che continuava a guadagnarsi potere mangiandosi lo Stato.

Tutto intorno il sistema si assestava, ma lui decideva di iniziare la sua battaglia: “Io ho la responsabilità sul mio territorio, nel mio comune. È qui che posso cambiare ed è qui che cambio. Non mi interessa quello che fanno a Nola, a Napoli, a Ottaviano. Io ho la mia stella cometa che è la legalità”, spiega ancora il sindaco.

Le minacce continuano, senza sosta. La settimana scorsa qualcuno si è introdotto, di notte, in casa del sindaco. Non ha toccato nulla: l’argenteria era tutta al suo posto, come pure i quadri e gli altri oggetti di valore. Mancava solo una cosa in casa: “Su un mobile della camera da letto ho una serie di gemelli. Ne mancava solo un paio, quelli della Camera dei Deputati. Questi gemelli sono il simbolo delle istituzioni”.

Si rende conto che dà fastidio, Barbato: “Ho rotto degli equilibri. Nel momento in cui porti la legalità in un mondo di disordine vai incontro anche a questo”, spiega. “Riportare la legalità costa caro”.

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