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Manda alla moglie del collega di lavoro video del marito che fa sesso con altre donne: voleva 20mila euro

Di Giovanni Macchi
Pubblicato il 22 Giu. 2019 alle 11:30 Aggiornato il 22 Giu. 2019 alle 12:48
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Immagine di copertina

Un uomo di 29 anni residente a Roseto, in provincia di Teramo, è finito a processo per aver inviato foto hot sul profilo Facebook della moglie di un imprenditore con il quale collaborava.

L’obiettivo, secondo l’accusa, era quello di ottenere 20mila euro. Un tentativo di estorsione in piena regola.

Non è chiaro come il 29enne sia venuto in possesso di questi scatti. Le foto mostravano scene erotiche, in cui l’imprenditore consumava rapporti sessuali con altre donne.

Queste ultime nella maggior parte dei casi non risultavano identificabili, ma non in tutti. Pare infatti che siano emersi degli scatti in cui, durante l’atto erotico, si vedono dei tatuaggi che renderebbero riconoscibili le persone coinvolte.

In ogni caso, l’invio sul profilo Facebook della moglie dell’imprenditore a scopo di estorsione ha fatto scattare la denuncia. Il 29enne deve ora affrontare il processo davanti al giudice monocratico Lorenzo Prudenzano.

Dalle indagini è emerso come l’uomo fosse stato protagonista di altri episodi potenzialmente criminosi in passato. Nei suoi confronti è scattata infatti anche un’altra denuncia.

Un dipendente di un’azienda agricola ha raccontato di essere stato aggredito dal 29enne.

“Era ubriaco e mi venne a cercare nell’azienda, dove io dormo perché do da mangiare agli animali – ha spiegato la presunta vittima, di origini indiane – Con lui c’erano altre persone. Mi bloccarono le mani e lui con una pietra mi spaccò la testa. Poi risalì in auto e tentò di investirmi, ma io iniziai a correre e scappai via. Non so perché lo abbia fatto. All’inizio non volevo andare dai carabinieri. Ma poi mi sono deciso a denunciare”.

A causa di questa denuncia, il 29enne dovrà quindi rispondere non solo di tentata estorsione ai danni dell’imprenditore, ma anche del reato di danneggiamento e lesioni personali in concorso con un’altra persona, non ancora identificata dagli inquirenti.

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