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Covid, Ricciardi non ha dubbi: “No alla riapertura delle scuole e Italia zona rossa fino a metà gennaio”

Di Niccolò Di Francesco
Pubblicato il 31 Dic. 2020 alle 13:17 Aggiornato il 31 Dic. 2020 alle 19:45
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Covid, Ricciardi: “Non riaprire le scuole, zona rossa fino a metà gennaio”

“Zona rossa fino a metà gennaio e niente riapertura delle scuole”: secondo Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute per l’emergenza Coronavirus, questo è l’unico modo per contrastare l’epidemia di Covid fino a quando non vi sarà un numero elevato di vaccinati.

“Non abbiamo alternative: finché non siamo tutti o quasi vaccinati, l’unico modo per proteggerci è mantenere le stesse regole. E questo resterà valido anche per chi sarà immunizzato, come vale ora per chi è stato malato di Covid ed è guarito” ha affermato Ricciardi in un’intervista a La Stampa.

“Lo abbiamo già visto, l’unica strada è quella di lockdown lunghi e nazionali. Anche la zona rossa ora in vigore andrebbe prolungata, almeno fino a metà gennaio, se vogliamo vedere effetti positivi”.

“Se dal 7 gennaio, di colpo, facciamo riprendere tutte le attività, assisteremo certamente a un rialzo della curva epidemica” dichiara ancora Ricciardi, bocciando, di fatto, la decisione del governo di riaprire le scuole dal 7 gennaio, almeno al 50% in presenza così come dichiarato da Conte nel corso della conferenza stampa di fine anno.

“So che è impopolare dirlo, ma non è il caso. Si possono riportare i ragazzi in classe solo con una circolazione bassa del virus, non con quella attuale. Le scuole sono ambienti sicuri, ma è la situazione esterna a sconsigliarne la riapertura. Altrimenti rischiamo di richiuderle nel giro di poche settimane”.

Sull’obbligatorietà del vaccino anti-Covid, invece, Ricciardi sembra avere le idee chiare, optando per la libertà di scelta. “Sappiamo che il 70% dei cittadini non è contrario ai vaccini, un altro 25% è dubbioso, ma va informato con chiarezza: alla fine potremo arrivare al 95% di copertura. I cosiddetti No-vax sono una minoranza assoluta”.

Diverso il discorso per medici e infermieri: “Per loro è un imperativo morale e deontologico. Credo che per la grande maggioranza sia sufficiente la raccomandazione, ma se non dovesse bastare si prenderanno misure più energiche”.

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